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Calcio Italia
31 Gennaio 2026 - 17:18
Luciano Spalletti (Instagram)
La Juventus riparte da Parma con una parola d’ordine chiara, scandita senza giri di parole da Luciano Spalletti: reazione. Lo 0-0 di Montecarlo contro il Monaco, con zero tiri in porta e una prestazione giudicata troppo piatta, è una ferita ancora aperta. E il tecnico bianconero non fa nulla per nasconderlo.
«Abbiamo fatto una gara normale, troppo normale», taglia corto Spalletti alla vigilia della trasferta emiliana. Una normalità che non gli piace, perché per lui la “zona comfort” è vietata per definizione. «Io vorrei che la mia squadra non fosse mai tranquilla», insiste, chiedendo ai suoi una risposta immediata già dalla prossima partita.
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E non c’è tempo per voltarsi indietro. Febbraio si annuncia come un vero tour de force: almeno sette partite in 28 giorni tra campionato, Coppa Italia e Champions League, con la sfida alla Roma ancora da calendarizzare. Un periodo che, paradossalmente, esalta l’allenatore. «Entriamo nel mio mondo», dice con un mezzo sorriso. «Mi piace questo periodo perché ci sono tante gare e tante situazioni da sviluppare. È vero, sono un po’ ossessionato, ma non stanco. Mi innervosisco solo quando vedo la squadra appiattirsi o smettere di voler imparare».
La gestione delle energie diventa allora fondamentale. Spalletti spiega la sua “ricetta” per affrontare partite a raffica: «Si gioca, poi il giorno dopo si recupera. Chi non ha giocato simula una gara. Poi c’è l’allenamento invisibile: riposare, ma con la mente sempre sveglia. E si riparte». Un ciclo continuo, senza pause mentali, per restare competitivi su tutti i fronti.
In campionato la Juventus si gioca un posto tra le prime quattro, obiettivo minimo ma tutt’altro che scontato. In Champions, invece, la strada passa dagli spareggi contro il Galatasaray, con doppio appuntamento il 17 e il 25 febbraio. «È un avversario difficilissimo», ammette Spalletti, «ma ce la giocheremo alla pari. A Istanbul sarà complicato: sono innamorati del calcio, lì tutto viene amplificato. Dovremo essere bravi ad attraversare quel vortice».
Poi l’attenzione si sposta sugli attaccanti avversari. «Osimhen e Icardi hanno il numero 9 come gruppo sanguigno», dice con una delle sue immagini più riuscite. «Con loro hai tutte le soluzioni possibili. E Icardi è stato tra i più forti che abbia mai allenato per capacità di finalizzare».
Capitolo mercato: Spalletti non si sbilancia, ma lascia intendere di aspettarsi qualcosa. «La società sta lavorando senza sosta. Vedremo se arriverà qualcuno, ma nulla cambierà l’intensità che metteremo nel nostro lavoro quotidiano». Il gong finale del calciomercato è fissato per lunedì alle 20.
Intanto, però, conta solo il campo. Parma è il primo banco di prova di una Juventus chiamata a dimostrare di aver capito il messaggio del suo allenatore: meno normalità, più fame. Perché per Luciano Spalletti una squadra “comoda” è una squadra che ha già iniziato a perdere.
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