Cerca

Attualità

Vizzari monitora, Poste spariscono: la TARI viaggia nel triangolo delle Bermuda

Dalla scadenza del 4 dicembre ai rimpalli tra Comune, Integra e Poste Italiane. In aula l’interpellanza presentata da Enzo Maiolino al posto di Giorgio Zigiotto e una risposta dell’assessora Carmen Vizzari giudicata approssimativa

Vizzari monitora, Poste spariscono: la TARI viaggia nel triangolo delle Bermuda

Carmen Vizzari

A Settimo Torinese le Poste non funzionano. O meglio: funzionano a tratti, a singhiozzo, con una puntualità tutta loro che non ha nulla a che vedere con quella pretesa dal Comune quando si tratta di incassare. Il tema è approdato – finalmente – anche nell’aula del Consiglio comunale, riunitosi il 29 gennaio. Si è discusso dei ritardi e delle mancate consegne degli avvisi TARI. Una discussione attesa, annunciata, ma che ha lasciato sul tavolo più dubbi che certezze.

L’interpellanza, presentata in aula dal consigliere comunale Enzo Maiolino dei Fratelli d'Italia in assenza del primo firmatario Giorgio Zigiotto, nasce dalle segnalazioni dei cittadini che continuano a raccontare la stessa storia: bollette che arrivano tardi, bollette che non arrivano affatto, avvisi scoperti per caso, magari quando la scadenza è già passata. Un problema tutt’altro che marginale, visto che parliamo di tributi e di possibili sanzioni.

A rispondere è stata l’assessora Carmen Vizzari. Ha provato a ricostruire l’iter della TARI con una sequenza di date, numeri e passaggi tecnici che, però, non hanno chiarito il punto centrale: dove si è inceppato il meccanismo. Anzi, hanno finito per certificare che, a distanza di settimane, l’amministrazione naviga a vista, senza considerare il "triangolo" delle Bermude.

Secondo quanto riferito dall’assessora, il saldo TARI aveva scadenza fissata al 4 dicembre 2025. Il Comune – ha spiegato – non spedisce direttamente gli avvisi, ma affida stampa e invii a Integra Holding, che a sua volta si appoggia a Poste Italiane. In totale, 18.583 avvisi sarebbero stati trasmessi dal Comune a Integra il 22 ottobre, per poi essere inoltrati a Poste Italiane il 4 novembre. Dal portale, ha assicurato Vizzari, tutti gli avvisi risultano consegnati a Poste.

Ed è qui che iniziano le nebbie. Perché se tutto risulta consegnato, ma gli avvisi non arrivano ai cittadini, allora il problema è evidente. Peccato che, come ammesso dalla stessa assessora, “dobbiamo verificare l’iter da Integra a Poste”. Tradotto: il Comune non sa esattamente cosa sia successo dopo il passaggio di mano.

Nonostante i ripetuti richiami ad un’amministrazione che “monitora costantemente” e che “è normale che ci siano disservizi”, resta una sensazione piuttosto chiara: il monitoraggio non ha impedito il problema e non lo ha ancora spiegato.

Vizzari ha ricordato che già a dicembre, per altre comunicazioni, era stato chiesto un resoconto a Poste Italiane e che, dopo l’interpellanza, sono partiti ulteriori solleciti. Ma anche qui, nessuna risposta concreta, nessun dato sull’effettivo recapito, nessuna assunzione di responsabilità.

enzo Maiolino

Enzo Maiolino

A sottolineare le falle del racconto ci ha pensato Enzo Maiolino. Ha messo l’accento su un dettaglio tutt’altro che secondario: dodici giorni lavorativi tra il 22 ottobre e il 4 novembre per il passaggio degli avvisi da Integra a Poste.

“Dodici giorni di lavoro mi sembrano molti, nell’epoca moderna”, ha osservato il consigliere, facendo notare che “manca ancora un tassello fondamentale” per capire dove e perché la catena si sia spezzata.

Ed è proprio questo il punto. Il Consiglio comunale ha discusso, le date sono state elencate, i numeri snocciolati. Ma alla fine della seduta resta una certezza sola: nessuno sa con precisione cosa sia successo agli avvisi TARI una volta entrati nel circuito postale. E nel frattempo i cittadini continuano a scoprire per caso di dover pagare, rischiando sanzioni per colpe non loro.

Ma sarebbe un errore fermarsi alla TARI. Perché il problema delle Poste a Settimo Torinese non riguarda solo una tassa o una scadenza. Riguarda tutta la posta. Raccomandate, comunicazioni ufficiali, avvisi, lettere che dovrebbero arrivare e che invece si perdono per strada, o si materializzano quando ormai non servono più. Un disservizio che i cittadini segnalano da tempo e che va ben oltre il singolo tributo.

La TARI, semmai, è solo la punta dell’iceberg. Il caso più evidente perché tocca direttamente il portafoglio. Ma sotto c’è un problema strutturale, quotidiano, che continua a restare senza una risposta chiara e senza un responsabile identificato. Insomma, per dirla senza troppi giri di parole: Houston, abbiamo un problema.

Il Comune promette confronti, verifiche, monitoraggi. Poste Italiane resta sullo sfondo. E così, mentre la macchina amministrativa si rimbalza responsabilità lungo la filiera, a pagare – ancora una volta – sono i settimesi. Puntuali quando devono versare, molto meno quando devono essere informati. Insomma.

La risposta che non risponde

C’è un’arte molto praticata nella pubblica amministrazione italiana, e non è quella di risolvere i problemi. È l’arte di rispondere senza rispondere. Un’arte raffinata, fatta di date, numeri, verbi impersonali e monitoraggi costanti, che dà l’impressione di grande operosità e produce, come unico risultato concreto, l’assoluta mancanza di una spiegazione.

La risposta dell’assessora Carmen Vizzari sul caso delle Poste a Settimo Torinese è un piccolo manuale del genere. Un esercizio di stile burocratico in cui tutto è stato detto, tranne l’unica cosa che interessava sapere: che fine abbia fatto la posta.

Ci è stato spiegato che il Comune affida la stampa a una società, che la società si affida a Poste Italiane, che gli avvisi risultano consegnati a Poste, che il Comune monitora costantemente, che i disservizi sono normali, che le verifiche sono in corso, che i solleciti sono partiti. Una catena logica apparentemente perfetta, se non fosse che alla fine della catena manca l’unico anello che conta: la busta nella cassetta del cittadino.

Il cittadino, però, in questa ricostruzione resta una figura teorica. Un soggetto astratto che dovrebbe sentirsi rassicurato dal fatto che “dal portale risulta tutto regolare”. Poco importa se la lettera non è arrivata, se la scadenza è passata, se la sanzione incombe. Dal punto di vista amministrativo, il problema non esiste.

C’è poi il grande classico: il monitoraggio. Parola comoda, che non impegna mai nessuno e non risolve mai nulla. Si monitora quando il danno è fatto, si monitora mentre il disservizio continua, si monitora anche quando non si sa bene che cosa si stia monitorando. Una forma di osservazione passiva del problema, elevata a metodo.

La cosa più interessante, in tutta la vicenda, è che nessuno sembra sapere davvero cosa sia successo. E nessuno sembra particolarmente turbato da questa ignoranza. Si ammette serenamente che “manca un tassello”, che “bisogna verificare l’iter”, che “serve un confronto con Poste”. Tradotto: non lo sappiamo.

Non lo sappiamo dopo settimane. Non lo sappiamo dopo le segnalazioni dei cittadini. Non lo sappiamo nemmeno dopo un’interpellanza in Consiglio comunale. E questo non è un dettaglio, ma il cuore della questione.

Perché oggi è la TARI, domani potrebbe essere qualunque altra comunicazione. E il principio resta lo stesso: se qualcosa non arriva, il sistema ha comunque funzionato. Se il cittadino non è stato informato, è un effetto collaterale.

In Italia la responsabilità è spesso così: distribuita lungo la filiera fino a dissolversi. Tutti fanno la loro parte, nessuno risponde del risultato. Il Comune ha fatto il suo, la società ha fatto il suo, Poste – forse – ha fatto il suo. L’unico che resta scoperto è chi dovrebbe ricevere il servizio.

Alla fine resta una risposta che non risponde, un problema che resta tale e una certezza molto semplice: quando si tratta di incassare, l’amministrazione è impeccabile. Quando si tratta di spiegare cosa non ha funzionato, molto meno.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori