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23 Gennaio 2026 - 19:28
In foto Giorgio Zigiotto
A Settimo Torinese la TARI è una certezza. Arriva. Sempre. Prima o poi. Il problema, semmai, è quando e soprattutto come. Perché mentre il Comune pretende puntualità svizzera dai cittadini, la macchina che dovrebbe garantire l’informazione di base – quella banalissima busta nella cassetta della posta – sembra funzionare con la precisione di un orologio rotto. Due volte al giorno segna l’ora giusta, per il resto è buio totale.
È da questa evidenza, ormai quotidiana, che nasce l’interpellanza presentata dal gruppo consiliare di Fratelli d’Italia, con Giorgio Zigiotto primo firmatario, insieme a Vincenzo Maiolino e Francesco D’Ambrosio. Un atto che non racconta una singola disavventura, ma una somma di segnalazioni, proteste e incazzature dei cittadini che, guarda caso, hanno tutti la stessa colpa: aprire la cassetta della posta e trovarla vuota.
Negli ultimi mesi, scrivono i consiglieri, sono numerosi i settimesi che segnalano ritardi nel recapito della corrispondenza. Non pubblicità, non volantini, ma comunicazioni ufficiali. Tra queste, gli avvisi di pagamento della TARI con scadenza fissata al 4 dicembre 2025. Avvisi che per alcuni arrivano tardi, per altri non arrivano proprio. Spariti. Volatilizzati. Come se la tassa fosse un segreto da custodire, più che un tributo da pagare.

C’è poi la versione “moderna” del disservizio: cittadini che non ricevono nulla per posta, ma scoprono l’esistenza del pagamento solo via mail. Ottimo, per carità. Peccato che non tutti vivano incollati allo smartphone o abbiano la dimestichezza digitale che l’amministrazione sembra dare per scontata. Il risultato è sempre lo stesso: scadenze che passano e contribuenti che scoprono di essere in ritardo senza aver mai avuto la possibilità di essere puntuali.
E qui il nodo diventa serio. Perché, come evidenzia l’interpellanza, queste anomalie non dipendono dagli utenti, ma li espongono comunque al rischio di pagamenti tardivi, sanzioni e addebiti per morosità. Un capolavoro di burocrazia: il servizio non funziona, ma la colpa – alla fine – potrebbe ricadere su chi subisce il ritardo.
Non basta. Perché a Settimo Torinese esiste anche un altro sport molto praticato: quello della raccomandata non consegnata. Il cittadino è in casa, magari aspetta proprio quel documento, ma nella cassetta trova l’immancabile avviso di mancato recapito. Nessun campanello suonato, nessuna chiamata, solo il bigliettino che invita a fare la fila allo sportello. Un’abitudine che, come scrivono i consiglieri, suscita più di un sospetto: non sarà che qualcuno trova più rapido compilare l’avviso piuttosto che fare il proprio lavoro?
Domanda legittima. Così come è legittimo chiedersi perché un servizio postale, definito giustamente “fondamentale” nell’interpellanza, sembri funzionare a intermittenza proprio quando serve di più. Perché da quelle buste non arrivano solo bollette, ma notifiche, tributi, comunicazioni ufficiali che incidono direttamente sulla vita quotidiana delle famiglie.
Fratelli d'Italia chiederanno all’amministrazione di uscire dalla comfort zone dei comunicati rassicuranti e di rispondere su punti molto concreti.
Prima domanda: "In che data, nel caso specifico della TARI, gli uffici comunali hanno ultimato la redazione e la consegna degli avvisi a Poste Italiane?".
Se il Comune ha consegnato tutto per tempo, qualcuno lungo la filiera dovrà spiegare dove si è inceppato il meccanismo. E se invece i ritardi partono dagli uffici, allora il problema è il Palazzo.
Seconda domanda, altrettanto scomoda: "in quali tempi e in quale misura un pagamento tardivo espone il cittadino a sanzioni per morosità?"
"E qui non si parla di furbizia o evasione, ma di cittadini che rischiano di pagare di più per colpe non loro. E sarebbe curioso scoprire se su questo tema l’amministrazione abbia la stessa inflessibilità che mostra quando si tratta di incassare....".
Infine, la richiesta forse più semplice e insieme più clamorosa.
"Perché non convocare Poste Italiane? Perché non chiedere un incontro con i dirigenti locali per pretendere una corretta erogazione del servizio? Possibile che di fronte a “continue lamentele”, l’unica risposta sia il silenzio istituzionale e l’invito implicito ad arrangiarsi?"
Una volta il postino suonava sempre due volte. Era persino diventato un titolo di un film, una certezza narrativa, una metafora dell’attesa, dell’inevitabile, del destino che bussa. Oggi no. Oggi il postino non suona mai. E infatti non è più una metafora: è un disservizio.
A Settimo Torinese il postino ha fatto un’evoluzione interessante. Da messaggero insistente a figura mitologica. C’è chi giura di averlo visto, chi dice che passa quando non sei in casa, chi sospetta che non passi affatto. Di certo, quando serve davvero – per esempio per consegnare un avviso di pagamento della TARI – il postino si dissolve. Rimane la scadenza, quello sì. Puntuale. Inflessibile. Quasi vendicativa.
Il paradosso è tutto qui: la tassa arriva sempre, l’avviso no. È una nuova forma di modernità amministrativa. Paghi, poi eventualmente scopri perché. Un’esperienza immersiva, un percorso a sorpresa. Come certi giochi televisivi: apri la cassetta delle lettere e trovi il nulla. Apri il conto corrente e trovi l’addebito.
Il postino che non suona mai, a Settimo Torinese, è diventato una certezza, come i topi che ballano nelle isole ecologiche, come l'erba alta dei parchi d'estate, come i marciapiedi scassati, come le strade colabrodo, come i pochi visitatori al Museo della Chimica, come i quasi 3 milioni di euro investiti in cultura per volere della sindaca Elena Piastra, come il parcheggio che si paga sempre, come ... .
Lascia l’avviso di mancata consegna mentre tu sei in casa. Ti invita ad andare allo sportello, a perdere tempo, a dimostrare che esisti. È un rapporto educativo: ti insegna che non conta esserci, conta risultare assente.
E mentre il postino smette di suonare, l’amministrazione continua a suonare la sua musica preferita: quella della puntualità pretesa. Devi pagare entro una data precisa. Se non lo fai, scattano le sanzioni. Poco importa se l’avviso non è arrivato. Poco importa se il sistema non ha funzionato. La responsabilità è individuale, il disservizio è collettivo. E come tutte le cose collettive, non è mai colpa di nessuno.
Una volta il postino che suonava due volte portava notizie importanti. Oggi il postino che non suona mai porta problemi. E li porta con discrezione, senza disturbare. Così discrezione che spesso non arriva nemmeno lui, ma solo le conseguenze.
In fondo è una grande allegoria del nostro tempo. I servizi non funzionano, ma le regole sì. Le inefficienze sono flessibili, le scadenze no. Le spiegazioni si perdono, gli interessi maturano. E il cittadino, come sempre, deve arrangiarsi: controllare la mail, il portale, l’area riservata, il calendario, la luna. Purché non pretenda che qualcuno suoni il campanello.
Il postino non suona mai. Ma il Comune, quello sì, bussa sempre. Alla cassa.
Insomma. Una volta il postino suonava due volte. Oggi non suona mai. Eppure il conto arriva lo stesso.
Che è poi la vera modernità: pagare senza essere avvisati e ringraziare per il servizio.
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