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30 Gennaio 2026 - 17:04
Disagi sulla linea ferroviaria Chivasso-Pinerolo: la Regione Piemonte chiede scusa
Gabusi chiede scusa. E quando un assessore ai Trasporti arriva a dirlo apertamente, significa che la misura è colma. La linea Pinerolo–Torino–Chivasso è diventata il simbolo di un pendolarismo che non si regge più su orari e certezze, ma su speranze, imprevisti e annunci all’ultimo minuto. E stavolta la Regione non ha potuto far finta di niente: riunione urgente al Grattacielo Piemonte, faccia a faccia con Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana, per mettere sul tavolo ritardi, guasti e soprattutto quel dettaglio che fa più male di tutto: le soppressioni.
Il quadro, dicono da Torino, è “a due velocità”. Da una parte linee che migliorano, come la Torino–Milano, dove l’arrivo dei nuovi treni Rock ha aiutato a recuperare puntualità. Dall’altra una tratta che invece continua a scivolare, giorno dopo giorno, nel caos. E qui non si parla di una “giornata storta”. Qui si parla di un servizio che, per chi lo usa, ha smesso di essere affidabile.
Il problema, secondo la Regione, sta negli impianti tecnologici: nelle ultime settimane avrebbero avuto un calo di prestazioni, con effetti a catena su tutta la linea. È la spiegazione tecnica, quella che arriva sempre quando si prova a mettere ordine nel disordine. Ma chi prende il treno ogni mattina non vive di diagnosi: vive di minuti persi, coincidenze saltate, ore rubate a lavoro e scuola. E soprattutto vive di una sensazione corrosiva: quella di non poter programmare nulla.
Per questo Gabusi ha chiesto una cosa semplice, almeno a parole: evitare in ogni modo le soppressioni, soprattutto nelle ore di punta. Perché il punto non è “viaggiare comodi”. Il punto è arrivare. Arrivare davvero. Arrivare senza che il tabellone cambi idea dopo dieci minuti e senza che la normalità venga spacciata per un favore.

Marco Gabusi
Da Trenitalia e RFI, intanto, è arrivata la promessa di un monitoraggio quotidiano e di presidi rafforzati sul territorio: manutentori, capitreno e tecnici insieme, per intervenire più rapidamente e recuperare i ritardi. È la gestione dell’emergenza, quella che arriva quando la macchina è già in affanno e bisogna evitare che si spenga del tutto. Ma l’emergenza, su questa linea, è diventata routine. Ed è questo il cortocircuito che fa perdere credibilità a ogni dichiarazione.
La Regione annuncia anche interventi anticipati, come se finalmente qualcuno avesse capito che il tempo non è un dettaglio: è il cuore del problema. Airasca vedrà la sostituzione degli apparati tecnologici a maggio 2026, anticipando una previsione che era fissata al 2027. E il sottopasso di Candiolo, che permetterà l’incrocio in stazione e promette di recuperare quattro minuti di puntualità, verrà realizzato nel 2027, due anni prima rispetto al 2029.
Bene. Ma la domanda che resta appesa è sempre la stessa: perché serve arrivare al punto di rottura per accelerare ciò che era già previsto? Perché bisogna passare settimane di disservizi, proteste e rabbia quotidiana prima che qualcuno scopra l’urgenza?
Intanto la politica si è spaccata, come spesso accade quando la realtà diventa troppo evidente per essere coperta con le parole. Il Movimento 5 Stelle, con Alberto Unia e Sarah Disabato, ha contestato “risposte carenti” e soprattutto l’assenza di una cosa che i pendolari chiedono da mesi: tempistiche verificabili. Non un generico “stiamo lavorando”, ma un calendario, un impegno misurabile, un traguardo chiaro.
E mentre a Torino si aprono tavoli e si contano gli interventi, sul territorio la protesta ha preso forma. A Pinerolo è comparsa la “Panchina dell’attesa”, allestita dall’assessora comunale Giulia Proietti: panchina nera, valigia, cartello, uno scheletro seduto. Una scena volutamente brutale, perché brutale è l’idea di aspettare ogni mattina un treno che potrebbe non arrivare. Il messaggio è secco: qui si aspetta ciò che dovrebbe essere garantito. Non un privilegio. Un diritto.
E allora le scuse di Gabusi, per quanto doverose, non possono bastare. “Sappiamo di dover chiedere scusa agli utenti e ai pendolari per i disagi di queste settimane”, ha detto. Ma le scuse sono un punto di partenza, non un traguardo. Perché il danno vero non è solo la puntualità: è la fiducia. Quando una linea diventa un territorio di cancellazioni improvvise, guasti continui, informazioni incerte e alternative inesistenti, il servizio pubblico smette di essere servizio. Diventa una scommessa quotidiana. E chi paga abbonamenti e perde ore non chiede comprensione: chiede rispetto.
Ora la Regione promette “massimo sforzo”, anche ricordando gli investimenti per 71 treni nuovi. Bene anche questo. Ma la politica verrà giudicata su una cosa sola: i risultati. Perché di riunioni urgenti se ne convocano tante. E spesso finiscono con lo stesso copione: problemi tecnici, lavori in corso, disagi temporanei, pazienza richiesta ai cittadini.
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