Cerca

Attualità

Treni nel caos sulla Pinerolo–Chivasso: la Regione smentisce se stessa e convoca Trenitalia e RFI

Dai “problemi di assestamento” degli impianti dopo i lavori estivi, ammessi da Vignale solo qualche giorno fa, a Gabusi che ammette che la situazione è diventata insostenibile...

L'assessore Gabusi e, sullo sfondo, la stazione ferroviaria di Chivasso

L'assessore Gabusi e, sullo sfondo, la stazione ferroviaria di Chivasso

La Regione Piemonte convoca una riunione “urgente” sulla ferrovia Pinerolo–Torino–Chivasso. Venerdì mattina, nel Grattacielo della Regione, l’assessore ai Trasporti Marco Gabusi incontrerà i vertici di Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana per chiedere spiegazioni su ritardi, soppressioni e caos quotidiano che da mesi stanno trasformando una linea pendolare in una scommessa.

La parola scelta dall’assessore è pesante: “situazione insostenibile”. E lo è davvero, perché qui non si parla di qualche giornata storta, ma di un servizio che — per chi lo usa — ha smesso di essere affidabile. Pendolari, studenti, lavoratori: gente che non chiede miracoli, ma di poter arrivare a scuola o al lavoro senza vivere nell’incertezza. Gabusi dice di volere “risposte immediate”, un “quadro chiaro delle criticità” e soprattutto “azioni urgenti” per tornare a un servizio “affidabile e dignitoso”. Parole corrette. Il problema è che sono parole che il territorio sente ripetere da troppo tempo.

Nel frattempo, la Regione ammette i disservizi ma continua a non mettere sul tavolo una cosa semplice: una data, un orizzonte, un impegno verificabile. In Consiglio regionale, la spiegazione arrivata nelle scorse settimane — tramite l’assessore Vignale, che ha risposto per conto di Gabusi — è stata tecnica e vaga: “problemi di assestamento” degli impianti dopo i lavori estivi. Traduzione: è colpa dei cantieri, dei collaudi, della rete che si deve “stabilizzare”. Può essere vero. Ma non basta. Perché chi aspetta in banchina non vive di cause, vive di conseguenze. E la dimostrazione che la risposta di Vignale fosse "insufficienti" arriva proprio da Gabusi che, sul tema, ha convocato una riunione urgente per venerdì.

Ed è su questo che il Movimento 5 Stelle ha aperto il fuoco, con un comunicato firmato dal consigliere regionale Alberto Unia e dalla capogruppo Sarah Disabato. Contestano “risposte carenti” e soprattutto ciò che manca: le tempistiche. La Giunta, dicono, avrebbe attivato un tavolo di confronto con RFI e Trenitalia, ma ci è arrivata tardi, dopo settimane di proteste e segnalazioni. E anche ammesso che qualche misura sia stata avviata, resta l’impressione di una politica che rincorre, mentre la linea affonda.

Sarah Disabato e Alberto Unia

Il punto vero, infatti, non è soltanto la puntualità: è la fiducia. Quando una tratta diventa un territorio di soppressioni improvvise, guasti, informazioni insufficienti e alternative inesistenti, il danno non è un ritardo: è una giornata buttata. È la sensazione che il servizio pubblico sia una concessione e non un diritto. E allora la domanda diventa inevitabile: quanto può durare un “assestamento” prima di trasformarsi in una scusa permanente?

La protesta, intanto, non resta più nei comunicati. A Pinerolo è diventata immagine.

Davanti alla stazione, l’assessora comunale alla Mobilità sostenibile e Ambiente Giulia Proietti ha allestito la “Panchina dell’attesa”: una panchina dipinta di nero, un cartello, una valigia e uno scheletro seduto. Un colpo d’occhio brutale, volutamente brutale, per raccontare cosa significa aspettare un treno che non arriva o che sparisce dal tabellone senza spiegazioni. Sul cartello il messaggio è diretto: “Qui si aspetta ciò che la Regione non è ancora riuscita a garantire: un servizio ferroviario funzionante.” E sotto, la frase che chiude ogni alibi: “Il trasporto pubblico non è un favore. È un diritto.”

Proietti ricorda anche un passaggio che pesa come un macigno: la linea è stata sospesa tra giugno e settembre 2025 per lavori di miglioramento. Doveva essere lo spartiacque. Doveva segnare il “dopo”. Invece, denuncia, “la situazione non è migliorata” e ritardi e cancellazioni restano quotidiani. E aggiunge un’accusa che va oltre la tecnica: “l’assenza totale di informazioni chiare, puntuali e trasparenti” non sarebbe un incidente, ma una scelta. Perché il disagio più corrosivo non è solo il treno in ritardo: è l’impossibilità di programmare la vita.

Accanto alla panchina, un orologio fermo sulle 7:16, l’orario di una corsa pendolare spesso sovraffollata o saltata. Un simbolo semplice: il tempo bloccato. E un’altra domanda, inevitabile: quante mattine devono restare ferme prima che qualcuno si assuma una responsabilità vera?

Ora arriva la riunione “urgente”. Bene. Ma la politica non verrà giudicata dalla convocazione, verrà giudicata dall’esito. Perché di tavoli se ne aprono tanti, e spesso finiscono con lo stesso copione: cause tecniche, lavori in corso, disagi temporanei, comprensione richiesta ai cittadini. Il problema è che qui la comprensione è finita da un pezzo.

Se la Regione vuole davvero difendere il “diritto alla mobilità”, come rivendica insieme all’Agenzia della Mobilità Piemontese, deve uscire dalla comfort zone delle dichiarazioni. Servono impegni misurabili, un calendario di ripristino, comunicazioni trasparenti e una gestione dell’emergenza che non scarichi sempre il costo su chi paga abbonamenti e perde ore. Altrimenti la riunione di venerdì sarà solo un’altra scena della stessa storia: quella in cui il territorio aspetta, e qualcuno — puntualmente — chiede ancora pazienza.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori