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Decreto bollette e biogas, Confagricoltura: "In Piemonte a rischio 250 impianti e tremila aziende"

Allasia: investimenti fatti su impegni dello Stato, ora il settore rischia il collasso

Decreto bollette e biogas, Confagricoltura: "In Piemonte a rischio 250 impianti e tremila aziende"

Decreto bollette e biogas, Confagricoltura: "In Piemonte a rischio 250 impianti e tremila aziende"

Il decreto bollette rischia di trasformarsi in un colpo durissimo per il biogas agricolo, un settore che negli ultimi anni ha rappresentato per molte aziende una leva di diversificazione, sostenibilità e reddito. A lanciare l’allarme è Confagricoltura Piemonte, che chiede al governo di rivedere un provvedimento destinato, secondo l’associazione, a mettere seriamente a rischio la sopravvivenza di centinaia di impianti.

Il nodo centrale riguarda la progressiva riduzione fino all’eliminazione dei prezzi minimi garantiti per l’energia elettrica prodotta in cogenerazione dagli impianti a biogas agricolo usciti dal vecchio regime incentivante. Uno strumento introdotto nel 2023 come misura transitoria proprio per assicurare una soglia minima di remunerazione e accompagnare il settore fuori dagli incentivi storici, evitando chiusure traumatiche.

Ora, secondo Confagricoltura, quell’equilibrio rischia di saltare. La richiesta di una revisione del decreto è partita a livello nazionale e trova in Piemonte uno dei territori più esposti. «Nella nostra regione – spiega Enrico Allasia, presidente regionale di Confagricoltura – sono a rischio chiusura circa 250 impianti, con il coinvolgimento diretto di 3.000 aziende agricole». Un numero che dà la misura dell’impatto potenziale sul tessuto produttivo rurale.

Il punto, sottolinea Allasia, è anche una questione di credibilità delle politiche pubbliche. Molte aziende hanno investito negli ultimi anni confidando negli impegni assunti dal governo: innovazione tecnologica, certificazioni ambientali, copertura delle vasche, interventi di ammodernamento e sicurezza. Un percorso che è stato accompagnato anche da strumenti pubblici, come il bando del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) per l’efficientamento degli impianti esistenti.

La più antica organizzazione agricola d'Italia - Confagricoltura Piemonte

Il rischio ora è che questi investimenti vengano vanificati da un cambio di scenario improvviso, con effetti a cascata su occupazione, sostenibilità ambientale e gestione dei reflui zootecnici. Il biogas agricolo, infatti, non è solo produzione energetica, ma parte integrante di un modello di economia circolare che riduce le emissioni, valorizza gli scarti e contribuisce alla stabilità economica delle aziende.

Il problema non riguarda solo il Piemonte. A livello nazionale gli impianti interessati dal decreto bollette sono 1.155. Di questi, secondo Confagricoltura, solo 200-250 potranno tecnicamente riconvertire la produzione da biogas a biometano, soluzione spesso indicata come alternativa. Tutti gli altri, privi dei requisiti tecnici o economici per la riconversione, rischiano semplicemente di chiudere.

Uno scenario che apre interrogativi anche sul piano della transizione energetica. In una fase in cui l’agricoltura è chiamata a contribuire agli obiettivi climatici e alla sicurezza energetica del Paese, la possibile uscita di scena di centinaia di impianti a biogas rappresenterebbe un passo indietro difficile da giustificare.

Per Confagricoltura il messaggio è chiaro: senza una correzione del decreto, il settore rischia di pagare il prezzo di una transizione gestita senza gradualità. E il conto, questa volta, non ricadrebbe solo sugli impianti, ma su migliaia di aziende agricole che avevano creduto in una strategia energetica costruita insieme alle istituzioni.

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