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Guerra legale sulle discariche di Chivasso: il Comune vince anche il secondo round

Respinto l'appello di SGRA: confermata l'ordinanza 440/2025 su Chivasso 1 e 2

Guerra legale sulle discariche di Chivasso: il Comune vince anche il secondo round

Guerra legale sulle discariche di Chivasso: il Comune vince anche il secondo round

E adesso lo dice anche il Consiglio di Stato: l’ordinanza del Comune di Chivasso sulle discariche Chivasso 1 e 2 è legittima, necessaria e proporzionata. Tradotto: SGRA ci ha riprovato, dopo il TAR Piemonte. E ha perso di nuovo.

Il 15 gennaio, in camera di consiglio, la Quarta Sezione ha respinto l’appello cautelare con cui la società tentava di fermare l’ordinanza n. 440 del 23 settembre 2025, firmata dal sindaco Claudio Castello e pensata per imporre interventi urgenti e concreti nella frazione Pogliani, dove le discariche da anni continuano a produrre un problema che non è mai diventato “passato”: il percolato.

Il punto è sempre lo stesso, e non cambia con le sentenze: nelle discariche il percolato si accumula, le pompe non lavorano come dovrebbero, la barriera idraulica va tenuta attiva, i serbatoi devono restare in condizioni idonee all’estrazione e quel liquido – se non gestito con continuità – non si limita a “stare lì”. Si infiltra, spinge, corrode, mette a rischio falda e terreno. È un tema tecnico, ma l’effetto è facile da capire: se la sicurezza ambientale è appesa al funzionamento di un impianto che non viene seguito ogni giorno, il confine tra gestione e rischio si assottiglia fino a sparire.

Per questo, l’ordinanza comunale chiedeva misure immediate: ripristino dei parametri delle pompe, immissione in fognatura del volume massimo consentito, allontanamento quotidiano del percolato tramite autobotti, riattivazione della barriera idraulica, controllo dei serbatoi. Prescrizioni che il TAR Piemonte, già lo scorso 27 novembre, aveva giudicato coerenti con il progetto di messa in sicurezza permanente (MISP) e sostenute dall’urgenza di tutela ambientale.

SGRA ha scelto la strada del ricorso e poi dell’appello cautelare. Ma il Consiglio di Stato ha confermato integralmente la linea del TAR: le misure chieste dal Comune sono necessarie e proporzionate, e dunque l’azione dell’amministrazione è pienamente legittima.

Il Comune di Chivasso, assistito dall’avvocato Alessandro Paire, incassa così una doppia conferma giudiziaria e rilancia un messaggio che è insieme politico e amministrativo: non si tratta di una disputa tecnica, ma di un principio. “La tutela dell’ambiente e della salute pubblica non è negoziabile”, ha dichiarato Castello, rivendicando la scelta di pretendere interventi rigorosi e continui in un sito che continua a pretendere attenzione, controlli e – soprattutto – fatti.

Perché questa storia, a Chivasso, non è iniziata ieri. Il Comune stesso, negli atti e nella ricostruzione della vicenda, ricorda che si parla di vent’anni di criticità, di percolato da gestire, di prescrizioni disattese, di fideiussioni da aggiornare, di sistemi costruiti per risolvere – come il “percolatodotto” – e poi non utilizzati appieno. Una lunga lista che non ha mai avuto il sapore della soluzione definitiva, ma quello più familiare delle emergenze che tornano.

Ora la palla resta dove doveva stare dall’inizio: sugli interventi. Perché dopo TAR e Consiglio di Stato, la domanda non è più “se” il Comune può imporre le misure. La domanda è solo una: chi le farà davvero, e con che ritmo.

VENTI ANNI DI PERCOLATO DI TROPPO E DI BONIFICA NON FATTA

L’ordinanza Mascara/Castello, lunga sette pagine, ripercorre e sottolinea puntigliosamente circa vent’anni di inadempienze di SMC e poi di SGRA.

È infatti dal 2005 che ARPA rilevò la presenza, sopra la soglia di legge, di inquinanti nelle acque sotterranee della discarica. Nello stesso 2005 il Comune avviò il procedimento amministrativo che avrebbe dovuto condurre alla bonifica. Gli inquinanti oggi presenti in quantità superiori al consentito sono: ferro, manganese, nichel, cromo e ammoniaca.

La chiamiamo correntemente bonifica, ma tecnicamente si tratta di MISP – messa in sicurezza permanente dell’area.

Per alcuni anni, il procedimento si trascinò con estrema lentezza: non pare che il Comune e l’Ufficio tecnico di allora si siano dati molto da fare. Poi, finalmente, nel 2012 (ben sette anni dopo il rilevamento degli inquinanti), Provincia/Città Metropolitana approvano il primo progetto, poi rivisto nel 2016.

Ma già l’anno dopo, nel 2017, ARPA e Città Metropolitana denunciano che il livello del percolato non scende come dovuto. Il Comune impone allora alla società di portare via il percolato mediante autobotti. La società non lo fa, e tocca farlo al Comune a proprie spese.

Torniamo indietro di qualche anno: nel 2012 il Comune di Chivasso fu costretto, a tutela della salute pubblica, a chiudere temporaneamente una dozzina di pozzi idropotabili di residenti e coltivatori intorno alle discariche. Con quell’acqua non si dovevano nemmeno bagnare gli orti.

Intanto, SMC va in concordato preventivo in continuità aziendale. Le subentra SGRA, appartenente allo stesso gruppo industriale.

Per tentare di risolvere una volta per tutte la questione del percolato, nel 2018 il Comune e SMAT avviano la costruzione del “percolatodotto”, un sistema di tubi per portare il liquido nelle fognature comunali. Il percolatodotto è pronto nel 2021.

Ovviamente è la società che deve provvedere a versare il percolato nel percolatodotto: ma ora, come rileva l’ordinanza del 23 settembre 2025, ARPA scopre che la società non utilizza a pieno il sistema, e il liquido in eccesso resta sotto le discariche.

Durante questi lunghi anni, Provincia e Città Metropolitana hanno emesso, al ritmo di circa una all’anno, delle diffide a carico di SMC per varie inadempienze: percolato, biogas, odori, incendi, pozzi scollegati, torce spente. Dagli scarsi risultati, si direbbe che le diffide non abbiano preoccupato più di tanto la società, che ha continuato a non rispettare le prescrizioni.

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