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29 Gennaio 2026 - 19:20
Foto di repertorio
La guida dopo l’assunzione di droga non può essere punita automaticamente. La Corte costituzionale interviene sulla stretta introdotta nel 2024 all’articolo 187 del Codice della strada, chiarendo che la norma non è illegittima solo se interpretata in modo restrittivo: la sanzione può scattare esclusivamente quando la guida avviene in condizioni tali da creare un pericolo reale per la sicurezza della circolazione stradale.
La disposizione, riformata su impulso del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e finita al centro di un acceso dibattito pubblico – con polemiche che hanno coinvolto anche Vasco Rossi – era stata contestata da diversi giudici per le indagini preliminari, in particolare quelli di Siena, Macerata e Pordenone. I magistrati avevano sollevato dubbi di costituzionalità ritenendo che la nuova formulazione consentisse di punire chiunque avesse assunto stupefacenti, indipendentemente da un’effettiva alterazione alla guida.

Matteo Salvini
La Consulta non ha dichiarato incostituzionale la norma, ma ne ha imposto una lettura conforme ai principi fondamentali dell’ordinamento. Prima della riforma del 2024, infatti, la legge puniva chi guidava «in stato di alterazione psico-fisica» dopo aver assunto droga. Con la nuova formulazione, invece, veniva sanzionato chiunque guidasse «dopo aver assunto» sostanze stupefacenti, senza ulteriori specificazioni. Una scelta che, secondo i giudici rimettenti – con l’adesione dell’Unione delle Camere Penali e dell’Associazione dei professori di diritto penale – avrebbe potuto portare a esiti irragionevoli e sproporzionati, colpendo anche condotte del tutto inoffensive, come l’assunzione avvenuta giorni o settimane prima della guida.
La Corte costituzionale ha quindi chiarito che è necessaria un’«interpretazione restrittiva della nuova norma in conformità ai principi costituzionali di proporzionalità e offensività, oltre che alla stessa finalità perseguita dal legislatore». In concreto, per punire il conducente sarà indispensabile accertare la presenza nei liquidi corporei di quantitativi di droga che, «per qualità e quantità, risultino generalmente idonee, sulla base delle attuali conoscenze scientifiche, a determinare in un assuntore medio un’alterazione delle condizioni psico-fisiche, e conseguentemente delle normali capacità di controllo del veicolo».
La Consulta richiama anche la circolare congiunta dell’11 aprile 2025 del Ministero dell’Interno e del Ministero della Salute, che aveva già fornito un’interpretazione restrittiva della locuzione «dopo aver assunto», ritenendo che dovesse indicare uno «stretto collegamento» tra l’assunzione della sostanza e la guida del veicolo. Secondo la Corte, proprio dal raccordo tra il testo della norma e la sua ratio emerge «una delimitazione del raggio applicativo» della disciplina contestata.
La decisione ha già acceso il confronto politico e giuridico. Il Codacons parla di una «sentenza corretta sotto il profilo tecnico», ma avverte che potrebbe «avere effetti negativi sulla sicurezza stradale». Molto più duro il giudizio di Filippo Blengino, segretario di Radicali Italiani, insieme all’avvocata Marianna Caiazza, secondo cui «siamo di fronte a una Consulta che normalizza calpestare principi cardine del nostro ordinamento». I due contestano in particolare il fatto che, secondo la Corte, l’accertamento dell’incapacità alla guida non passi più da una valutazione medica diretta, come avveniva prima della riforma, ma da analisi tossicologiche, una conclusione che – sostengono – «lascia interdetti».

FILIPPO BLENGINO
La sentenza non cancella la stretta del 2024, ma ne ridisegna profondamente i confini: guidare dopo aver assunto droga resta vietato, ma solo quando l’assunzione è realmente collegata a un’alterazione tale da mettere in pericolo gli altri utenti della strada.
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