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Politica cercasi a Ivrea. Si accettano solo lavori di manutenzione

Ordine del giorno su Trump e scoppia il caso. C’è chi vorrebbe un Consiglio comunale muto, ridotto a ufficio pratiche, e chi insiste a credere che la politica serva ancora a dire da che parte si sta

Politica cercasi a Ivrea. Si accettano solo lavori di manutenzione

In foto Massimiliano De Stefano, Vincenzo Ceratti e Anna Bono

Se c’è una cosa che a Ivrea scatena reazioni allergiche più delle buche in strada, dei cantieri eterni e dei tombini rattoppati male è una parola sola: politica. Appena viene pronunciata, soprattutto se esce dai confini rassicuranti del marciapiede e dell’erba alta, scatta il riflesso pavloviano. «Qui bisogna essere concreti», «qui siamo amministratori», «qui non siamo mica a Roma». Come se il Consiglio comunale fosse una dependance dell’ufficio tecnico e non l’organo politico per eccellenza di una città.

Lo scontro innescato, in queste ore, dall’Ordine del Giorno critico verso Donald Trump, presentato dal consigliere comunale Massimiliano De Stefano (Azione e Italia Viva), è emblematico. Perché non parla solo di Trump, degli Stati Uniti o della politica internazionale. Parla, molto più semplicemente, di che idea di Consiglio comunale abbia una parte della politica eporediese. 

De Stefano, va ricordato a beneficio dei distratti e dei commentatori seriali, non è certo il consigliere che vive di geopolitica e sogni globali. A Ivrea lo conoscono anche i sampietrini: degrado urbano, sicurezza, attenzione ai quartieri, segnalazioni puntuali, interpellanze sui problemi reali, al fianco del titolare del buffet della stazione, al fianco di quella donna trovata a dormire in una panchina, al fianco dei commercianti. Roba che sporca le scarpe, non i convegni. Eppure è bastato un odg che uscisse dal recinto del “qui e ora” per far partire il tiro al bersaglio.

Dal centrodestra – e in particolare dall’area della Lega, ufficiale o ufficiosa – è arrivata la solita litania: tempo perso, chiacchiere, Ivrea non conta nulla nello scacchiere internazionale, pensiamo ai cittadini. Si è aggiungo, tra i più attivi, l’ex generale e ex segretario di Forza Italia, oggi di “Noi Moderati”, Vincenzo Ceratti, che nei commenti social ha assunto il ruolo di custode del pragmatismo assoluto, quello che separa il mondo in due categorie: le cose concrete (decise da lui) e la retorica (fatta dagli altri).

Peccato che, come spesso accade, la memoria selettiva giochi brutti scherzi. Perché la Lega, quando sedeva in Consiglio comunale a Ivrea, non solo parlava di politica, ma presentava Ordini del Giorno a raffica. Altro che silenzio operativo. Ne citiamo due per semplicità.

Nel 2019, tanto per rinfrescare le idee, un odg sulla questione curda, a prima firma Anna Bono. Politica internazionale, senza se e senza ma. Nessuno a chiedere se fosse competenza del Consiglio.
Nel 2022, sempre la Lega – con il sostegno dell’intero centrodestra – un odg sulla sensibilizzazione al fenomeno del taharrush jama’i, scegliendo con grande precisione il perimetro culturale e religioso del problema. Anche lì, zero dibattiti sulla “sede opportuna”. Evidentemente, quando l’odg lo presenta la Lega, è politica alta; quando lo presenta qualcun altro, è tempo perso.

A riportare il discorso su binari meno ideologici e più sinceri è lo stesso Massimiliano De Stefano, ricordando un concetto tanto semplice quanto indigesto: un Consiglio comunale non serve solo a tappare buche. Serve anche a rappresentare una comunità, a dichiarare quali valori la tengono insieme, a prendere posizione quando il mondo – sì, anche quello fuori da Ivrea – mette in discussione principi che non sono negoziabili. Altrimenti tanto vale chiuderlo e aprire uno sportello multifunzione.

Il confronto con Marilina Paduano di Italia Viva svela il vero nodo politico della vicenda. Da una parte chi sostiene che la politica, se è tale, non può limitarsi all’amministrazione dell’esistente, ma deve avere una visione, una prospettiva, una bussola morale. Dall’altra chi invoca la concretezza come clava, contrapponendo valori e marciapiedi, come se occuparsi degli uni impedisse di sistemare gli altri.

Nei commenti social, intanto, il campionario umano è completo: chi chiede meno parole e più fatti, chi sogna un Consiglio comunale ridotto a ufficio reclami, chi ironizza proponendo mozioni sui ghiaccioli della Groenlandia, chi sostiene che Ivrea “non è nemmeno pervenuta”. Tutti rigorosamente convinti che parlare sia inutile, salvo poi dedicare ore e ore a discuterne online.

Il punto, però, resta sempre lo stesso e qualcuno fa finta di non vederlo. Il problema non è Trump. Il problema è la parola. Il problema è l’idea che un Consiglio comunale debba essere muto, neutro, inoffensivo, purché non disturbi equilibri, alleanze, convinzioni consolidate e una certa comfort zone politica.

A Ivrea, invece, succede ancora qualcosa di fastidioso per molti: il Consiglio comunale discute, litiga, prende posizione. A volte troppo, a volte male, a volte in modo scomodo. Ma lo fa. Ed è forse proprio questo, più di ogni Ordine del Giorno, a dare così tanto fastidio.

Perché il vero degrado non è un odg su Trump. Il vero degrado comincia quando la politica smette di dire chi è, cosa pensa e da che parte sta. E quando succede, sì, lì non servono più mozioni. Serve un necrologio.

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