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Pioggia di milioni sui boschi del Piemonte: la regione investe su sicurezza, sviluppo e futuro delle aree montane

Dalla pianificazione decennale al sostegno ai consorzi forestali, la Regione punta su una gestione attiva e coordinata del patrimonio boschivo

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Pioggia di milioni sui boschi del Piemonte: la regione investe su sicurezza, sviluppo e futuro delle aree montane

Il Piemonte sceglie di puntare sui boschi non solo come patrimonio naturale da tutelare, ma come leva strategica per la sicurezza del territorio, lo sviluppo economico e il futuro delle aree montane. Con un investimento complessivo di oltre 12 milioni di euro, la Regione avvia una nuova fase delle politiche forestali, superando interventi frammentati e logiche emergenziali per costruire una visione organica e di medio-lungo periodo.

La svolta arriva con l’approvazione della delibera di Giunta 2-2136, che definisce gli indirizzi per l’utilizzo delle risorse assegnate dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste nell’ambito del Fondo per le Foreste italiane e della Strategia forestale nazionale, per le annualità 2024, 2025 e 2026. Un pacchetto di risorse che consente alla Regione di programmare con maggiore continuità e coerenza le proprie scelte, in un contesto in cui i boschi piemontesi coprono una parte sempre più rilevante del territorio.

Negli ultimi decenni, infatti, la superficie forestale è cresciuta in modo significativo, soprattutto nelle zone montane e collinari interessate dallo spopolamento e dall’abbandono delle attività agricole tradizionali. Una crescita che, senza una gestione attiva, rischia di trasformarsi in fragilità: incendi, dissesto idrogeologico, perdita di biodiversità e mancata valorizzazione economica sono solo alcune delle criticità che derivano da boschi lasciati a se stessi.

«Con questo stanziamento il Piemonte compie un salto di qualità nella gestione del proprio patrimonio forestale», ha spiegato l’assessore regionale alla Montagna e alle Foreste, Marco Gallo. «Non parliamo solo di pianificazione, ma di una visione che mette insieme tutela ambientale, sicurezza del territorio e sviluppo economico delle comunità montane». Parole che sintetizzano l’impostazione del provvedimento, pensato per integrare dimensioni ambientali ed economiche spesso considerate in contrapposizione.

Una parte rilevante delle risorse sarà destinata alla redazione del Programma forestale regionale 2028-2037, lo strumento strategico che guiderà le politiche del prossimo decennio. Non si tratta di un semplice documento tecnico, ma di una vera e propria bussola per orientare l’accesso ai finanziamenti nazionali ed europei, coordinare gli interventi sul territorio e definire le priorità in termini di gestione, tutela e valorizzazione delle foreste.

Accanto alla pianificazione di lungo periodo, il provvedimento interviene su strumenti più operativi, come i Piani forestali di indirizzo territoriale (Pfit), che verranno finanziati ed estesi su tutto il territorio piemontese. Questi piani rappresentano il livello intermedio tra la strategia regionale e gli interventi locali, consentendo di adattare le scelte alle caratteristiche specifiche dei diversi contesti ambientali e socio-economici.

Un ulteriore tassello riguarda l’estensione dei Piani di gestione forestale e pastorali delle proprietà regionali. Strumenti fondamentali per garantire una gestione coordinata e rispettosa degli equilibri naturali, ma anche per rendere compatibili le attività forestali con il pascolo, la tutela della fauna e la conservazione della biodiversità. In un territorio complesso come quello piemontese, dove convivono aree alpine, collinari e di pianura, l’integrazione tra bosco e attività umane è una sfida cruciale.

Il capitolo più consistente dell’investimento riguarda però il sostegno alla gestione forestale associata. Oltre 4 milioni di euro saranno destinati a consorzi forestali e ad altre forme associative, riconosciute dalla Regione come strumenti chiave per trasformare la pianificazione in interventi concreti. L’esperienza degli ultimi anni ha dimostrato che la frammentazione della proprietà forestale è uno dei principali ostacoli a una gestione efficace. Piccole superfici, spesso appartenenti a proprietari diversi, rendono difficile programmare interventi strutturali e sostenibili.

I consorzi e le forme associative permettono invece di superare questi limiti, aggregando risorse, competenze e superfici. In questo modo diventa possibile rafforzare la filiera del legno locale, promuovendo l’utilizzo di materiale certificato e a chilometro ridotto, con ricadute positive sull’economia delle vallate. Allo stesso tempo, una gestione attiva e coordinata contribuisce a ridurre il rischio di incendi, grazie a interventi di manutenzione e diradamento, e a contrastare il dissesto idrogeologico, attraverso la cura dei versanti e dei corsi d’acqua.

L’investimento regionale si inserisce in un quadro più ampio, in cui il ruolo dei boschi viene progressivamente ridefinito. Non più solo spazi naturali da proteggere, ma infrastrutture verdi capaci di fornire servizi ecosistemici essenziali: dalla regolazione del ciclo dell’acqua all’assorbimento di anidride carbonica, dalla protezione del suolo alla produzione di energia rinnovabile attraverso le biomasse. Una visione che richiede competenze tecniche, risorse economiche e una governance stabile.

In questo senso, la scelta di programmare le risorse su un arco temporale di tre anni rappresenta un segnale importante. Permette agli enti locali, ai consorzi e agli operatori del settore di pianificare gli interventi con maggiore certezza, evitando la logica dei finanziamenti a pioggia e delle scadenze ravvicinate. È anche un modo per rafforzare la capacità amministrativa e tecnica delle strutture coinvolte, spesso messe in difficoltà da bandi discontinui e da procedure complesse.

Le politiche forestali diventano così uno degli assi portanti dello sviluppo delle aree montane, territori che più di altri soffrono gli effetti dello spopolamento e della marginalità economica. Investire nei boschi significa creare opportunità di lavoro, sostenere attività tradizionali e innovative, mantenere presidi umani fondamentali per la sicurezza del territorio. Significa anche rafforzare il legame tra comunità e ambiente, riconoscendo il valore di un patrimonio che, se ben gestito, può generare benefici diffusi.

Con questo investimento da 12 milioni di euro, il Piemonte prova dunque a costruire un modello di gestione forestale che guarda al futuro, integrando tutela ambientale, sicurezza e sviluppo economico. Una sfida complessa, che richiederà continuità e coordinamento, ma che segna un cambio di passo significativo nel modo di pensare e governare i boschi regionali.

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