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Cava di San Bernardo. Il PD mette sul piatto 500 euro. Si attendono non meno di 2 mila euro dal deputato

Un bonifico da 500 euro che vale più di un simbolo: il Pd appoggia il Comitato No Cava e scatena la sfida politica su chi sosterrà davvero il ricorso

Cava di San Bernardo. Il PD mette sul piatto 500 euro. Si attendono non meno di 2 mila euro dal deputato

Francesco Giglio

Un bonifico. È questa, per ora, la risposta concreta del Partito Democratico alla battaglia del Comitato No Cava contro il rinnovo dell’autorizzazione decennale alla cava di San Bernardo. Un bonifico annunciato dal segretario cittadino Francesco Giglio, in risposta alle richieste del Comitato.

Un bonifico che, da solo, non risolve certo il problema delle spese legali per il ricorso al Tar contro la Città Metropolitana di Torino, ma che politicamente pesa. Perché arriva nel momento esatto in cui la questione cava smette di essere un tema “ambientale” e diventa, a tutti gli effetti, un banco di prova sulla credibilità della politica eporediese.

«Credo in questa battaglia. Ci credo io e ci crede il Pd», dice Giglio, spiegando che la segreteria cittadina ha deciso di devolvere 500 euro a sostegno dell’azione legale promossa dal Comitato. Un gesto che viene rivendicato come segnale di vicinanza, ma che arriva anche come risposta indiretta alla mozione depositata dalle opposizioni di centrodestra, pensata da Fratelli d’Italia e Lega e firmata dai consiglieri Andrea Cantoni, Marzia Alessandra Vinciguerra ed Elisabetta Piccoli.

Una mozione che non si limita a ribadire una contrarietà già espressa a parole. Chiede impegni precisi: l’adesione formale del Comune alla raccolta fondi del Comitato No Cava, l’organizzazione di iniziative pubbliche di sostegno e, soprattutto, un gesto simbolico ma politicamente significativo, la devoluzione del gettone di presenza di una seduta consiliare.

Ed è proprio su questo punto che Giglio sceglie l’ironia: «Anche due, sarà già quello il problema…». Una battuta che suona come una minimizzazione, ma che in realtà racconta molto del nervosismo politico che circonda la vicenda. Perché se c’è una cosa che il Pd vuole evitare è che Fratelli d’Italia e Lega possano intestarsi una battaglia che, nei quartieri e tra i cittadini di San Bernardo, cresce da mesi ed è sempre meno controllabile. Un battaglia che si combatte con il dito puntato sul sindaco Matteo Chiantore e sugli assessori Francesco Comotto e Massimo Fresc.

cava

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Il segretario dem lo dice chiaramente: «Ci piacerebbe essere più coinvolti dal Comitato No Cava». Una frase che apre più di una lettura. Da un lato la rivendicazione di una legittima partecipazione politica, dall’altro la consapevolezza che il Comitato ha scelto, fin dall’inizio, di restare rigorosamente civico, lontano da bandiere e loghi di partito.

Ed è proprio questa autonomia a rendere la battaglia scomoda. Il Comitato No Cava non nasce in Consiglio comunale, non nasce nei partiti, non nasce nei comunicati stampa. Nasce nelle case dei residenti, tra chi vive ogni giorno rumori, polveri, traffico pesante e l’idea di dover convivere per dieci anni con un’attività estrattiva di Cogeis autorizzata dalla Città Metropolitana di Torino, in assenza di un parere "negativo" degli uffici comunali. Una preoccupazione concreta, che ha portato prima alla mobilitazione sul territorio e poi alla scelta dpiù onerosa e rischiosa di nominare un avvocato.

Un ricorso che, come ha scritto lo stesso Comitato, «non si fa a costo zero». Da qui la raccolta fondi, aperta non solo ai residenti ma all’intera comunità. Un appello che chiama in causa associazioni, cittadini e politica, ricordando che solo pochi mesi fa il Consiglio comunale di Ivrea aveva votato all’unanimità un ordine del giorno contrario al rinnovo dell’autorizzazione della cava. Un voto che oggi chiede coerenza.

E qui la distanza tra parole e fatti diventa evidente. Perché votare un documento non costa nulla. Un bonifico, invece, sì. Anche quando è “solo” da 500 euro. Ed è proprio per questo che quella cifra diventa il primo, vero discrimine tra sostegno dichiarato e sostegno praticato.

Il rischio che tutti cercano di evitare è sempre lo stesso: che qualcuno “metta il cappello” su una battaglia che il Comitato rivendica come esclusivamente civica. Un equilibrio fragile, che vede da una parte le opposizioni di centrodestra pronte a incalzare la maggioranza e, dall’altra, il Pd impegnato a dimostrare di non essere rimasto alla finestra.

La cava di San Bernardo, insomma, smette definitivamente di essere solo una questione tecnica o procedurale. Diventa una prova di forza politica, una cartina di tornasole per misurare quanto valgano davvero le prese di posizione espresse in aula.

Per farla breve: chi è disposto a sostenere davvero questa battaglia?

E allora la domanda, a questo punto, è inevitabile. Fratelli d’Italia rilancerà a 600 euro?
Dopo la mozione, dopo le dichiarazioni, dopo il gettone di presenza sbandierato come gesto politico esemplare, arriverà anche un bonifico o ci si fermerà alla moral suasion?

E la Lega? Quella stessa Lega che in città rivendica attenzione ai territori, alle periferie, all’ambiente tradito dalle grandi decisioni calate dall’alto, farà la sua parte oppure resterà comodamente nel recinto delle prese di posizione? Perché qui non si parla di slogan, ma di spese legali, di avvocati, di ricorsi che costano migliaia di euro.

Per esempio, il deputato Alessandro Giglio Vigna, parlamentare della Lega e voce costante su sicurezza, territorio e difesa degli interessi locali, ce li metterà almeno 2 mila euro?
Con lo stipendio da deputato non dovrebbe rappresentare uno sforzo titanico, ma avrebbe un valore politico enorme. Dicono si un po' tirchio, ma vedremo...

Sono domande. Solo domande. Domande, soltanto domande. 

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