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27 Gennaio 2026 - 18:01
Davanti al Bennet di Chivasso, sabato pomeriggio, ore 18. Un gatto investito, immobile sull’asfalto, una ferita alla testa. È il racconto che Le Sfigatte di Gassino Torinese hanno affidato a un post pubblicato sulla loro pagina Facebook, trasformando un episodio di cronaca ordinaria in una denuncia che riguarda tutti.
Nel post spiegano che la persona che si ferma a soccorrere il gatto fa la cosa più giusta possibile: chiama i vigili. Ma a quell’ora, di sabato, non risponde più nessuno. Il tentativo successivo è il canile di Chivasso, che chiarisce di occuparsi esclusivamente di cani. Il gatto sta malissimo, lasciarlo lì è impensabile. Viene quindi portato da un veterinario della zona: una lastra, un antidolorifico e poi la frase che chiude il cerchio. Non può essere ricoverato, sta per chiudere.
Secondo quanto raccontano le Sfigatte, si attiva così una catena perfetta di “non è di mia competenza”, in cui il tempo, il giorno della settimana e persino la specie diventano criteri decisivi. In quella catena, scrivono, il gatto avrebbe dovuto restare sull’asfalto ad aspettare di morire, come accade tante volte senza che nessuno lo racconti.
A cambiare il finale è una telefonata suggerita dallo stesso veterinario: chiamare le solite, come le definiscono con amara ironia. Quelle che, da anni, si occupano di gatti randagi, feriti o abbandonati quando il sistema pubblico si ferma. Le Sfigatte spiegano che l’alternativa era solo teorica: dire anche loro che non era di loro competenza oppure farlo ricoverare subito. Hanno scelto la seconda.
Il gatto ora è in clinica. Si chiama Bennet. Nel post elencano le sue condizioni senza filtri: trauma cranico importante, pneumotorace, una zampa non rotta ma sbriciolata. Prima ancora di capire se e come si potrà intervenire chirurgicamente, deve essere stabilizzato. E sì, ammettono apertamente, la spesa sarà molto elevata.
La domanda che attraversa tutto il loro messaggio è diretta, quasi brutale: il destino di un gatto può dipendere dal giorno, dall’orario e dalla specie a cui appartiene? Perché, scrivono, se sbagli giorno o sei un gatto invece di un cane, resti invisibile. Come se fosse necessario scegliere anche il momento giusto per farsi investire.
Nel post non c’è solo il racconto di un salvataggio, ma una constatazione amara: andare avanti a questi ritmi non è sostenibile. Eppure, ancora una volta, hanno scelto di non voltare la testa.
Bennet non è più solo, scrivono in chiusura.
E quella frase dice molto più di una raccolta fondi: racconta un territorio in cui, per alcuni animali, l’unica vera rete di emergenza resta il volontariato. Finché regge.
Le Sfigatte non sono un rifugio istituzionale né un servizio pubblico. Sono un’associazione di volontariato nata per occuparsi di gatti randagi, abbandonati, feriti o malati, soprattutto quando nessun altro può o vuole intervenire. Operano a Gassino Torinese e nell’area circostante, ma i loro interventi spesso superano i confini comunali, perché l’emergenza felina non conosce mappe amministrative.
Il nome, scelto con ironia amara, racconta già molto: le Sfigatte arrivano quasi sempre alla fine della catena, quando il tempo stringe, le competenze si rimpallano e l’animale rischia di restare invisibile. Il loro lavoro quotidiano comprende recuperi d’emergenza, cure veterinarie spesso complesse, sterilizzazioni, gestione delle colonie feline, stalli, percorsi di adozione e un rifugio che, come dichiarano più volte, è spesso al limite della capienza.
Negli anni le Sfigatte sono diventate un punto di riferimento riconosciuto sul territorio, anche grazie a una comunicazione diretta e senza filtri sui social, dove raccontano quello che accade davvero: notti in clinica, conti che non tornano, gatti salvati e altri persi. Una narrazione che non cerca pietà, ma responsabilità condivisa.
Di recente l’associazione ha ottenuto un importante riconoscimento nazionale, arrivando seconda su 143 realtà nel bando Companion for Life di Almo Nature, conquistando 9.000 euro per il progetto MicioLoft, spazi dedicati ai gatti più fragili. Un risultato che dimostra quanto il loro lavoro sia apprezzato, ma che non basta a coprire l’emergenza quotidiana.
Le Sfigatte vivono esclusivamente di donazioni, senza finanziamenti strutturali. Ogni intervento, come quello per Bennet, è una scelta che pesa economicamente ma che non viene mai rimandata. Per questo, accanto al racconto, c’è sempre un appello: perché senza sostegno, anche la buona volontà ha un limite.
Chi vuole aiutare Le Sfigatte può farlo attraverso:
IBAN Intesa Sanpaolo
IT33K0306909606100000115412
Intestato a: Associazione Le Sfigatte
PayPal: info@lesfigatte.it
Satispay:
https://tag.satispay.com/lesfigatte
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