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27 Gennaio 2026 - 17:40
Addio a Salvatore Demaria: dal Vanchiglia al San Mauro, il calcio dilettantistico perde una figura amatissima
La notizia si è diffusa nelle prime ore del mattino, attraversando in silenzio campi sportivi, chat di dirigenti, gruppi di genitori e spogliatoi: Salvatore Demaria non c’è più. Il vicepresidente dell’Usd Vanchiglia si è spento nella notte tra il 26 e il 27 gennaio, lasciando un vuoto profondo non solo nella storica società torinese, ma in tutto il mondo del calcio dilettantistico, compreso quello sanmaurese che con Demaria ha condiviso relazioni, stima e valori comuni.
Il Vanchiglia lo ha ricordato con grande commozione, tracciando il ritratto di un uomo che andava ben oltre il ruolo formale. Una presenza costante, discreta, autentica. Sempre al campo, sempre con il sorriso, sempre vicino a tutte le squadre, dalla scuola calcio alla prima squadra. Anche nell’ultimo fine settimana, tra il 24 e il 25 gennaio, era lì, come sempre, accanto a quella che considerava la sua famiglia sportiva.
Ma la sua figura era ben conosciuta anche fuori dal quartiere torinese, e in particolare a San Mauro Torinese, dove Demaria era stimato come uomo di sport e riferimento umano. A testimoniarlo è il messaggio pubblico dell’Autovip San Mauro, che ha voluto salutarlo con parole semplici ma dense di significato, ricordandolo come “uomo di calcio, grande appassionato e figura che ha dato un contributo importante al nostro calcio dilettantistico”. Un legame fatto di rispetto reciproco, di incroci sui campi, di quella rete invisibile che tiene in piedi il movimento sportivo di base.
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Demaria incarnava proprio questo: la struttura silenziosa del calcio dilettantistico. Non cercava visibilità, non alzava la voce, ma c’era sempre. Il Vanchiglia lo descrive come “una di quelle persone che non fanno rumore, ma che non mancano mai”. Un dirigente che conosceva per nome bambini, ragazzi, allenatori e genitori, e che viveva il calcio come servizio prima ancora che come competizione.
Fuori dal campo, Salvatore Demaria era un lavoratore instancabile. Fioraio da una vita, portava avanti con orgoglio la sua attività insieme alla moglie, condividendo lavoro e quotidianità, valori semplici e solidi. Una dimensione che chi lo conosceva riconosceva subito anche nel suo modo di stare nello sport: rispetto, educazione, presenza concreta.
C’era poi un tratto che lo rendeva unico e che oggi torna nei ricordi con forza ancora maggiore: la sua anima da poeta. Nei momenti di festa, nelle cene sociali, negli eventi del club, Salvatore sapeva sorprendere tutti con poesie leggere e sentite, capaci di unire e commuovere. L’ultima, donata durante la Cena di Natale 2025, è diventata oggi un simbolo, un lascito emotivo che la società granata custodirà come parte della propria storia.
Il cordoglio non si è fermato al Vanchiglia. Anche la Circoscrizione 7 di Torino ha espresso la propria vicinanza alla famiglia e alla società, riconoscendo il valore umano e l’impegno di Demaria. Segno di quanto la sua figura fosse radicata nel territorio e riconosciuta ben oltre i confini del campo.
Per il calcio dilettantistico torinese e sanmaurese, la sua scomparsa è una di quelle che non fanno clamore, ma che si sentono a lungo. Perché a mancare non è solo un vicepresidente, ma un uomo capace di tenere insieme sport, lavoro, relazioni e comunità con una naturalezza rara.
Alla famiglia di Salvatore Demaria, all’Usd Vanchiglia e a chi lo ha incrociato sui campi di Torino e San Mauro, resta il ricordo di una presenza gentile, di una passione autentica e di quelle poesie che, come scrive il club granata, “sapevano unire tutti”. Un segno che continuerà a vivere, ogni fine settimana, sui campi dove il calcio è ancora soprattutto una questione di persone.
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