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Cinque gatti senza cibo, la denuncia di una cittadina a Venaria: "Da quasi un anno li mantengo con la mia pensione. Perché ora non posso più dargli da mangiare?"

La donna si prende cura della colonia felina di via Mensa. La colonia però non è censita e così le è vietato l'accesso al cortile dove abitualmente dava da mangiare agli animali. "E' un'ingiustizia, ma non mi fermeranno"

Cinque gatti senza cibo, la denuncia di una cittadina a Venaria: "Da quasi un anno li mantengo con la mia pensione. Perché ora non posso più dargli da mangiare?"

Cinque gatti senza cibo, la denuncia di una cittadina a Venaria: "Da quasi un anno li mantengo con la mia pensione. Perché ora non posso più dargli da mangiare?"

Da venerdì cinque gatti non mangiano più. Succede a Venaria, nel cortile della Pro Loco.
Non per una calamità, non per incuria, ma per un divieto. A raccontarlo è Maria Silvana Grimaldi, una donna che da mesi – quasi un anno – si occupa di una colonia felina nel cuore della città, in via Andrea Mensa 34, a proprie spese, senza incarichi ufficiali e senza visibilità. Oggi non le permettono più di entrare. E i gatti, semplicemente, restano senza cibo.

«L’ultimo pasto gliel’ho dato il 23 gennaio. Da allora non posso più entrare. Sono cinque gatti, sono lì da sempre. Io li ho solo aiutati a sopravvivere», racconta. Da venerdì scorso, spiega, l’accesso al cortile le è stato vietato in attesa del censimento della colonia, una procedura che – paradossalmente – non impedisce l’esistenza dei gatti ma di fatto blocca chi se ne prende cura. «A Venaria ci sono quaranta colonie feline censite. Una in più perché deve diventare un problema?».

Il contesto è quello ormai noto e politicamente infiammato. La vicenda è diventata terreno di scontro tra maggioranza e opposizione, con interrogazioni, post social, repliche incrociate. Ma mentre la politica misura i tempi delle responsabilità, gli animali non mangiano. E questo è il punto che Grimaldi continua a riportare al centro, ostinatamente, senza slogan. «Io prendo 600 euro di pensione. Il cibo l’ho sempre pagato io. Non chiedo soldi, non chiedo favori: chiedo di poter entrare e dare da mangiare a delle bestiole che esistono e che sono protette dalla legge».

La legge, quella nazionale, è la 281 del 1991, che tutela le colonie feline e vieta lo spostamento dei gatti dal loro habitat. Un principio che a Venaria non è in discussione sulla carta, ma che nella pratica si scontra con un cortile conteso, usato per eventi, feste e attività, dove la presenza degli animali diventa improvvisamente scomoda. «I gatti non danno fastidio a nessuno. Mangiano sotto un vecchio furgone fermo lì da dieci anni. Non si vedono nemmeno, se non quando mangiano», spiega Grimaldi.

Nel frattempo ENPA è intervenuta, ha fatto un sopralluogo, ha confermato la necessità di censire la colonia. Ma il tempo amministrativo non coincide con quello della sopravvivenza. «Intanto io non posso entrare. E loro restano lì». Per questo la donna ha scritto anche al prefetto, non per polemica, ma per chiedere un intervento che sblocchi una situazione che definisce assurda. «Sono intenzionata ad andare comunque a portare il cibo. Se serve, mi assumerò io la responsabilità. Ma non posso far finta di niente».

Il post su facebook della donna

Il caso della colonia felina di via Mensa è diventato un simbolo elettorale. Ma prima ancora è una questione concreta di tutela, di gestione del territorio, di rapporto tra istituzioni e volontariato. Perché se una persona si occupa per dieci mesi di cinque gatti, senza chiedere nulla, e l’unica risposta che arriva è un divieto, allora la domanda non è politica: è amministrativa. Chi si prende cura di ciò che esiste, chi lo tutela quando non conviene, chi decide cosa è tollerabile e cosa no?

L’appello di Maria Silvana Grimaldi è semplice e non chiede schieramenti. «Lasciatemi portare il cibo. Poi fate tutti i censimenti che servono. Ma non lasciateli senza mangiare». È una richiesta di aiuto che chiama in causa il Comune, la Pro Loco, gli uffici, ma anche la città. Perché una colonia felina non è un post, non è una bandiera: è fatta di animali vivi, che oggi aspettano una ciotola che non arriva.

Gatti di via Mensa, la politica entra in cortile

La colonia felina di via Andrea Mensa 34 entra ufficialmente nel dibattito politico di Venaria Reale a gennaio 2026, in piena campagna elettorale per le amministrative di primavera. A sollevare il caso è Andrea Accorsi, capogruppo di minoranza e candidato sindaco alla guida della Coalizione Civica Venariese 2026, con un’interrogazione depositata il 22 gennaio e indirizzata al presidente del Consiglio comunale Giuseppe Ferrauto.

Secondo Accorsi, nel cortile che ospita la Pro Loco di Venaria e la biglietteria della Reggia esiste da tempo una colonia felina stabile, accudita quotidianamente da una cittadina, Maria Silvana Grimaldi, senza alcun riconoscimento formale da parte del Comune. Per l’opposizione, questa mancanza avrebbe prodotto un vuoto amministrativo, lasciando senza tutele sia gli animali sia la persona che se ne prende cura. Nei suoi interventi pubblici Accorsi sostiene che la situazione fosse nota da mesi e che l’assenza di atti concreti rappresenti un fallimento della gestione amministrativa.

La risposta arriva dall’assessore uscente con delega alla Tutela degli animali, Pamela Palumbo, che respinge l’accusa di inerzia e parla apertamente di strumentalizzazione politica. Palumbo afferma che lei e il sindaco Fabio Giulivi si sono attivati non appena ricevuta una comunicazione formale, precisando che la segnalazione ufficiale da parte della persona coinvolta risalirebbe a novembre 2025. Senza un atto protocollato, sostiene l’assessore, il Comune non avrebbe potuto avviare alcuna procedura. Palumbo aggiunge che la situazione è seguita in accordo con ENPA Torino, in attesa dei pareri degli uffici competenti per il censimento della colonia.

Accorsi replica spostando il confronto sul piano politico e temporale. Per il capogruppo di minoranza, il fatto che l’amministrazione parli oggi di attivazioni e verifiche dimostrerebbe che il caso è stato affrontato solo dopo essere diventato pubblico. Richiama inoltre il programma elettorale della maggioranza, che prevedeva monitoraggio e censimento delle colonie feline e collaborazione con le associazioni animaliste, chiedendo perché tali strumenti non risultino già operativi in questo caso.

Nel frattempo, durante le verifiche, a Maria Silvana Grimaldi viene vietato l’accesso al cortile, impedendole di continuare a portare cibo ai cinque gatti presenti. Un divieto temporaneo che trasforma una procedura amministrativa in un caso politico, facendo emergere la distanza tra i tempi della burocrazia e quelli della tutela animale.

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