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Elezioni a Venaria, la colonia felina diventa un caso politico: scontro tra Accorsi e l'assessore Palumbo

La colonia in Via Andrea Mensa 34 al centro di un’interrogazione e di una raffica di commenti online

Elezioni a Venaria, la colonia felina diventa un caso politico: scontro tra Accorsi e l'assessore Palumbo

Elezioni a Venaria, la colonia felina diventa un caso politico: scontro tra Accorsi e l'assessore Palumbo

Elezioni a Venaria, primavera alle porte. E mentre i candidati scaldano i motori e i social diventano il loro comizio permanente, a infiammare il clima elettorale non è una grande opera, non è un bilancio, non è nemmeno l’ennesima polemica sui rifiuti o sul traffico. No: stavolta al centro del ring c’è una colonia felina. Gatti veri, non metafore. E una domanda che rimbalza tra commenti, accuse e “buon weekend” pieni di veleno: chi si muove per tutelare davvero ciò che esiste, e chi lo fa solo quando conviene?

Il caso parte da un punto preciso della città: Via Andrea Mensa 34, nel cortile del complesso abitativo che interseca Via Andrea Mensa, Piazza della Repubblica e Via Amedeo Castellamonte, un’area dove oggi insistono anche la Pro Loco e la biglietteria della Reggia di Venaria Reale. È lì che, nel tempo, si è formato “un gruppo stabile di gatti” che per numero e caratteristiche viene definito a tutti gli effetti colonia felina.

E fin qui, nulla di straordinario: colonie feline ne esistono in tanti comuni, spesso regolate con discrezione, spesso ignorate finché non diventano un problema. Solo che qui entra in scena un’altra costante molto italiana: la cura affidata a una singola persona, senza riflettori, senza incarichi, senza tutele.

Secondo l’interrogazione presentata dal gruppo di minoranza guidato da Andrea Accorsi, da circa un anno una cittadina si occupa stabilmente della colonia: cibo, monitoraggio, attenzione quotidiana. Ma a fronte di questo impegno continuativo, il punto politico è uno solo: nessun riconoscimento formale e nessun atto concreto arrivato dall’amministrazione, nonostante – si legge – ci siano stati contatti ripetuti con Sindaco e assessore competente.

Accorsi, oggi candidato sindaco alla guida della Coalizione Civica Venariese 2026, non è uno che gioca in difesa: la sua coalizione è un “cartello di liste” civiche nato e cresciuto proprio in vista del voto, e comprende Venaria al Centro, La Tua Lista Civica, Noi Pensionati per Venaria e Venaria Futura.

E infatti, la colonia felina diventa subito una miccia perfetta. Perché è un caso che mette insieme tutto: il territorio, il volontariato, la burocrazia, i diritti degli animali, ma soprattutto il nervo scoperto che in campagna elettorale vale più di mille convegni: la credibilità amministrativa.

Sui social Accorsi scrive con un tono volutamente “di pancia”, quasi da manifesto: Loro non hanno voce. Ma noi sì. Poi la sostanza: la colonia esiste, una cittadina se ne prende cura, ma “non è ancora riconosciuta”. E quindi il gruppo consiliare ha interrogato l’amministrazione “perché i gatti liberi hanno diritti” e perché chi se ne prende cura merita tutela, non indifferenza. In mezzo, anche il riferimento all’ENPA, chiamata in causa come soggetto coinvolto e pronto ad aiutare a “trovare una soluzione giusta”.

La risposta dell’assessore uscente Pamela Palumbo arriva secca e senza troppi giri: Avete davvero bisogno di strumentalizzare una vicenda come questa per ambizione politica personale? E poi rivendica: “io, come assessore alla tutela degli animali, e il Sindaco, ne abbiamo preso atto e ci siamo attivati immediatamente”, con corrispondenza a comprova, e in attesa dei pareri degli uffici competenti “in accordo con ENPA Torino”.

Palumbo, va detto, non parla da spettatrice: è infatti assessore con deleghe che includono esplicitamente anche Tutela degli animali, oltre a servizi al cittadino e altri ambiti amministrativi.

E qui lo scontro cambia passo. Perché Accorsi risponde non sul terreno emotivo, ma su quello che fa più male a chi governa: il tempo.

Secondo lui segnalare “una situazione irrisolta da oltre un anno” non è strumentalizzazione, è controllo. E rilancia: se oggi si parla di “attivazioni”, “corrispondenza” e “attese di pareri” è proprio perché la vicenda è stata resa pubblica. E poi arriva il colpo politico più classico e più letale: il richiamo al programma elettorale dell’amministrazione, che parlava di monitoraggio e censimento delle colonie, tutela diretta con associazioni animaliste e programmi di sterilizzazione come previsto dalla normativa. Se quel monitoraggio, dice Accorsi, non risulta attuato “in questo caso specifico”, allora qualcuno qualche domanda ha il diritto di farla. Perché dopo cinque anni e mezzo di legislatura, l’attivazione “negli ultimi mesi di mandato” suona più come rincorsa che come governo.

Palumbo controreplica e prova a ribaltare l’accusa: se Accorsi sapeva “da oltre un anno”, perché non li ha informati prima “in qualità di consigliere comunale”? E aggiunge un elemento che cambia la cronologia: “Formalmente la persona in questione ha fatto comunicazione a novembre 2025”. Per Palumbo, senza una comunicazione formale, “nessun ufficio comunale avrebbe potuto avere… la sfera di cristallo”. E chiude con l’invito a “accertarsi di tutti gli elementi agli atti” prima di scrivere e “contestualizzare situazioni a sua convenienza”.

Ora: al netto dei toni da arena social, la vera questione è tutta dentro l’interrogazione depositata in Comune il 22 gennaio 2026, indirizzata al presidente del Consiglio comunale, Giuseppe Ferrauto. E lì i punti messi nero su bianco sono quelli che contano davvero, perché costringono la politica a uscire dai post e a entrare nei documenti.

Il gruppo di Accorsi chiede innanzitutto una cosa apparentemente banale, ma che in Italia è spesso il cuore dei problemi: di chi è quel cortile? Comune o ATC? E qual è il titolo giuridico che ne disciplina uso e gestione?

Perché se la proprietà è “non chiaramente individuata”, la tutela rischia di finire in quel limbo dove le responsabilità si dissolvono e resta solo il volontariato a tappare buchi.

Poi la domanda politica vera: l’amministrazione era a conoscenza dell’esistenza della colonia? Intende riconoscerla ufficialmente? Ha volontà di garantire cura e tutela anche coinvolgendo uffici competenti e servizi veterinari dell’ASL? E soprattutto: intende attivare procedure perché la persona che se ne è presa cura finora possa farlo formalmente, nel rispetto delle norme e del benessere animale?

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