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Torino al centro della cardiologia del futuro: intelligenza artificiale, casi clinici estremi e una medicina che rimette il paziente al centro

A Torino due giorni di confronto scientifico tra innovazione tecnologica, reti cliniche e visione etica della cura cardiovascolare

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Torino al centro della cardiologia del futuro: intelligenza artificiale, casi clinici estremi e una medicina che rimette il paziente al centro

Torino torna a essere, per due giorni, uno dei centri nevralgici del dibattito sulla cardiologia del futuro. Giovedì 29 e venerdì 30 gennaio 2026 si terranno le 37e Giornate Cardiologiche Torinesi, appuntamento ormai storico per la comunità scientifica, che quest’anno assume un significato particolare alla luce delle trasformazioni in atto nella medicina cardiovascolare. Le sedi scelte, lo Starhotels Majestic e l’Hotel Concord, ospiteranno un confronto ad ampio raggio tra clinica, ricerca, tecnologia ed etica, sotto la presidenza dei professori Gaetano Maria De Ferrari, Mauro Rinaldi e Fabio Verzini, dell’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino.

Il cuore dell’edizione 2026 è il tentativo di tenere insieme dimensioni che spesso viaggiano su binari paralleli: intelligenza artificiale, innovazione tecnologica, esperienza clinica reale e centralità della persona. Un equilibrio non scontato, soprattutto in una fase storica in cui gli algoritmi entrano sempre più nei processi decisionali, nella diagnosi e nella gestione dei pazienti.

Non a caso, il convegno si apre con una tavola rotonda inedita, che mette allo stesso tavolo cardiologi, informatici e ingegneri dell’Università di Torino e del Politecnico di Torino. Al centro del dialogo, il ruolo crescente dei modelli computazionali e dell’intelligenza artificiale nella comprensione delle malattie cardiovascolari e nel supporto alle decisioni cliniche. Tecnologie che non sono più prospettive lontane, ma strumenti già oggi presenti nella pratica quotidiana, dalla stratificazione del rischio alla personalizzazione delle terapie.

Ad aprire il confronto sarà Don Luca Peyron, tra i principali esperti italiani di intelligenza artificiale e promotore della futura sede torinese dell’Autorità italiana per l’intelligenza artificiale. Il suo intervento introduce una riflessione non tecnica ma profondamente culturale: come mantenere il progresso tecnologico ancorato a una visione etica e umanistica della cura, in un’epoca in cui il rapporto tra medico e paziente rischia di essere mediato, filtrato o semplificato dagli algoritmi.

Accanto a questa prospettiva si collocano i contributi dei professori Gaetano Maria De Ferrari, Umberto Morbiducci, Marco Grangetto e Piero Fariselli, protagonisti della ricerca torinese in ambito cardiologico, informatico e bioingegneristico. Le loro relazioni mostrano come analisi dei dati, AI e ingegneria dei sistemi complessi stiano già producendo risultati concreti, migliorando la capacità di diagnosi precoce, la valutazione del rischio e l’adattamento delle cure alle caratteristiche del singolo paziente.

Accanto allo sguardo sul futuro, le Giornate Cardiologiche Torinesi non perdono però il contatto con la cardiologia clinica e con le sue sfide più urgenti. Tra i temi centrali spiccano le miocarditi, patologie spesso difficili da riconoscere e gestire, in cui la rapidità delle decisioni e l’integrazione delle competenze possono fare la differenza tra la vita e la morte.

Emblematico, in questo senso, è un caso clinico recentissimo che verrà discusso durante il convegno. Un uomo di 34 anni, in trattamento con anticorpi monoclonali per una patologia autoimmune, è giunto in condizioni critiche da un ospedale della rete afferente alle Molinette, colpito da una miocardite fulminante evoluta in shock cardiogeno. Un quadro clinico di estrema gravità, che ha richiesto un intervento rapido e altamente coordinato.

Il paziente è stato sottoposto a un percorso terapeutico complesso, che ha coinvolto cardiologi, cardiochirurghi e cardioanestesisti. La funzione circolatoria è stata sostenuta attraverso dispositivi avanzati come Impella, una pompa circolatoria introdotta per via femorale, ed ECMO, un sistema di circolazione extracorporea utilizzato nei casi più critici. L’integrazione tra tecnologia, competenze multidisciplinari e terapie personalizzate ha consentito non solo la sopravvivenza del paziente, ma anche un recupero completo.

Casi come questo mostrano con chiarezza quanto sia cruciale il funzionamento di una rete cardiologica efficiente, capace di riconoscere precocemente le situazioni più gravi e di trasferire il paziente nella struttura più idonea. Proprio su questo punto si concentrerà una parte importante del confronto scientifico: la necessità di rafforzare le reti tra le cardiologie, condividere protocolli e migliorare la gestione dei casi di shock cardiogeno, in cui ogni minuto può risultare decisivo.

Le Giornate Cardiologiche Torinesi si confermano così non solo come un evento di aggiornamento scientifico, ma come un laboratorio di idee in cui si incrociano esperienze cliniche reali, ricerca avanzata e interrogativi etici. Un luogo in cui l’innovazione non è fine a se stessa, ma diventa uno strumento per migliorare concretamente la qualità delle cure e la sicurezza dei pazienti.

In un momento storico in cui la medicina cardiovascolare è chiamata a confrontarsi con una popolazione sempre più anziana, patologie complesse e risorse limitate, il messaggio che arriva da Torino è chiaro: il futuro passa dall’integrazione, non dalla contrapposizione. Tra uomo e macchina, tra scienza e coscienza, tra tecnologia e relazione di cura.

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