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25 Gennaio 2026 - 16:15
Foto di repertorio
A volte i sogni prendono forma nei modi più imprevedibili. Quello di uno studente di 23 anni, arrivato da Mumbai, in India, per studiare Ingegneria al Politecnico di Torino, ha rischiato di interrompersi bruscamente, ma è stato rimesso in carreggiata grazie a una vera e propria maratona chirurgica all’
. Otto ore di intervento, una corsa contro il tempo, per salvargli la vita e permettergli di tornare a progettare il futuro.
Il giovane, indicato come K. per ragioni di privacy, dopo alcuni mesi di permanenza a Torino è stato colpito da un improvviso malore che lo ha fatto perdere conoscenza. Il primo ricovero è avvenuto all’ospedale Martini, dove l’équipe guidata dal dottor Enrico Ferreri ha individuato una situazione cardiaca estremamente complessa e pericolosa. La diagnosi ha evidenziato una coartazione aortica, cioè un restringimento dell’aorta discendente con conseguente ipertensione nella parte alta del corpo e scarso flusso sanguigno nella parte bassa.
Il quadro clinico era ulteriormente aggravato da una valvola aortica bicuspide insufficiente e da un aneurisma dell’aorta di 7 centimetri, localizzato in prossimità delle coronarie. Un rischio imminente di rottura, confermato dagli esami successivi. La Cardiologia del Martini, diretta dal dottor Massimo Giammaria, ha stabilizzato il paziente in urgenza, mentre una Tac ad alta risoluzione ha mostrato un cuore molto dilatato e un aneurisma in fase critica. A quel punto non c’erano alternative: per sopravvivere, il ragazzo doveva essere operato immediatamente.
I familiari, residenti in India, sono stati avvisati e il giovane è stato trasferito d’urgenza al Giovanni Bosco, dove è entrata in azione l’équipe di Cardiochirurgia. L’intervento, particolarmente delicato, è stato eseguito dal cardiochirurgo Matteo Attisani, affiancato dai dottori Sergio Trichiolo e Antonio Campanella. L’operazione ha previsto la sostituzione della valvola aortica e la ricostruzione della radice e dell’arco aortico, con una gestione estremamente complessa della circolazione extracorporea per garantire il flusso di sangue sia nella parte alta sia in quella bassa del corpo.
Otto ore di sala operatoria che hanno segnato il confine tra la vita e la morte. Il giorno successivo, grazie alle cure dell’équipe di Rianimazione diretta dal dottor Roberto Balagna, K. è stato estubato. Il decorso è stato rapido e positivo: pochi giorni dopo sono arrivate le dimissioni, con condizioni generali definite ottime e la possibilità di riprendere una vita normale.
Per il giovane studente, questo ha significato tornare ai libri, alle lezioni, al Politecnico di Torino, e a quel traguardo che lo aveva spinto a lasciare il suo Paese: la laurea in Ingegneria. Nel frattempo sono giunti i ringraziamenti della famiglia e del Consolato Indiano, segno di una gratitudine che attraversa confini e continenti. Presto, l’ex paziente potrà anche rientrare in India per riabbracciare i suoi familiari, finalmente sollevati.
La storia di K. è anche la fotografia di un’eccellenza sanitaria. La Cardiochirurgia del Giovanni Bosco è oggi un punto di riferimento per le urgenze cardiochirurgiche dell’Asl Città di Torino e dell’area metropolitana nord, un territorio ad alta densità abitativa e con una forte incidenza di emergenze cardiovascolari. La struttura esegue oltre 250 interventi urgenti al cuore ogni anno.
I risultati lo confermano: secondo i dati del Piano Nazionale Esiti di Agenas, l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, nel 2023 e 2024 la mortalità della cardiochirurgia dell’ospedale torinese si è collocata tra le migliori in Italia per la chirurgia del by-pass aorto-coronarico e per la chirurgia valvolare. Numeri che, in questo caso, si traducono in una vita salvata e in un sogno che può continuare.
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