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26 Gennaio 2026 - 21:58
Il gruppo Laberianum al castello medievale di Lauriano: Samuele Mamola, Stefano Sapetti e Christian Parolo
A Lauriano la storia non si trova solo nei documenti d’archivio: è scritta nella pietra, nei mattoni, negli intonaci, persino nelle fenditure dei muri. Questa idea affascinante sta al centro della ricerca condotta da Sergio Sapetti, Stefano Sapetti e Christian Parolo, docenti a Chivasso e membri storici del gruppo storico-culturale Laberianum, che hanno ricostruito l’evoluzione del quartiere del Bricco Basso dal XVII al XIX secolo partendo dallo studio approfondito di un singolo edificio e del suo contesto.
Un’indagine che dimostra come, osservando con attenzione una casa e le sue trasformazioni, sia possibile leggere la storia di un intero borgo: le sue tragedie, le sue rinascite, i cambiamenti sociali ed economici avvenuti in tre secoli di vita quotidiana.

Sergio Sapetti nel suo studio al Bricco Basso (luogo della tesi)
L’edificio più antico del Bricco Basso, oggi in via IV Marzo 36, racconta molto più di quanto possa sembrare: guerre, fughe nei boschi, cavalli tenuti al caldo, tetti smontati per scavare mine, fornaci che cambiano il destino di un quartiere. «Nei muri non ci sono solo pietre, ma decisioni, paure, adattamenti», spiegano i ricercatori. Ciò che appare come una normale abitazione rurale si rivela quindi una chiave di lettura dell’intera Lauriano, dal Seicento all’Ottocento.
Secondo le precedenti pubblicazioni (Clicca qui) del gruppo, Lauriano coinciderebbe con l’antico insediamento celtico-ligure di Bodincomagus, situato nei pressi della colonia romana di Industria. Le fonti medievali sul borgo sono scarse: gran parte dei documenti andò perduta quando, nel 1625, Lauriano fu devastata durante l’invasione dei cavalleggeri polacchi legati all’assedio della fortezza di Verrua.
Il primo atto scritto oggi disponibile risale al 1633, mentre la mappa più antica del Bricco Basso è del XVII secolo.
Il 10 agosto 1625, Lauriano viene invasa da un centinaio di cavalleggeri polacchi impegnati nell’assedio di Verrua: il paese è incendiato, le case devastate, parte della popolazione massacrata. I superstiti trovano rifugio nei boschi, sulla collina e nei resti di un antico castello medievale in rovina, dove rimangono fino a novembre.
A questi eventi si aggiungono le successive fasi di guerra e la peste seicentesca, che decima ulteriormente la popolazione. Quando nel 1633 compaiono finalmente i primi atti scritti, Lauriano è un paese che sta lentamente ricostruendo se stesso.
La casa studiata da Laberianum nasce in questo contesto: un edificio rettangolare, con stalla separata, viottoli su tutti i lati e un’unica fonte d’acqua comune nel quartiere. La presenza di camini sia al piano terreno sia al piano superiore suggerisce che si trattasse di una casa padronale, abitata da un proprietario benestante, in cui il calore e l’organizzazione degli spazi riflettono precise scelte di vita.
Nei muri dell’edificio compaiono sassi di fiume, ma anche pietre lavorate con grande cura, come basi di colonne, probabilmente di epoca romana. Questi manufatti non furono prelevati in età moderna, ma riutilizzati più volte: prima in epoca medievale per la costruzione del castello sul Romitorio, già in rovina nel XVI secolo, e successivamente recuperati nel Seicento.
«È un riuso nel riuso», spiegano i ricercatori. «Una stratificazione di memoria». I muri diventano così veri e propri palinsesti storici, dove ogni epoca lascia tracce materiali della precedente.
Durante l’assedio della fortezza di Verrua nel 1704-1705, nella Guerra di successione spagnola, le truppe francesi depredano i tetti delle case dei villaggi circostanti per costruire i tunnel della “guerra di mina”. Nel Bricco Basso questo evento è leggibile nei muri: frammenti di coppi settecenteschi sono incastonati nelle murature.
Nella casa padronale, il solaio del primo piano viene abbassato di circa trenta centimetri, modificando l’altezza degli ambienti. Dopo la guerra, le grandi stanze vengono divise, gli ingressi spostati, compaiono cantine e ballatoi. La casa cambia anima: da dimora padronale diventa casa contadina, più funzionale e compatta.
Nel XIX secolo, Lauriano vive una profonda trasformazione territoriale: lavori idraulici, modifica dei torrenti e nascita di numerose fornaci di mattoni, una delle quali proprio a ridosso del Bricco Basso. La disponibilità di materiale a basso costo consente l’ampliamento e la riorganizzazione del quartiere: viottoli chiusi, stalle trasformate in abitazioni, nuovi muri che saldano gli edifici tra loro. I pozzi passano da uno solo nel XVII secolo a sei tra Ottocento e Novecento.
Dettagli minuti raccontano questa fase: un frammento di bicchiere murato accidentalmente da un operaio, un cardine ricavato da un ferro di cavallo, mattoni crudi usati per risparmiare. Ogni pietra parla di scelte quotidiane, economie rurali, vita di comunità.
Alla fine dell’Ottocento il Bricco Basso appare come un fronte compatto di case adiacenti, con ingressi a sud, stalle e fienili poco distanti e una grande aia comune. Solo nel secolo successivo questo spazio condiviso verrà frammentato in giardini privati, segnando un nuovo cambiamento sociale.
La ricerca del gruppo Laberianum conclude con una verità chiara e potente: nei muri del Bricco Basso è scritta la storia di Lauriano.
Tra guerre, fughe, ricostruzioni e vita quotidiana, Lauriano dimostra che anche un piccolo borgo può raccontare la grande storia del territorio. Basta guardare bene… e lasciarsi emozionare dai muri.

Intonaco del 1600 (in basso) muro del 1700 fatto con materiale di recupero (sopra l’intonaco)

Base colonna (romana

Antico portone del 1600 murato e inglobato nel sottoscala del 1700

Camino della struttura originaria del 1600

Armadio a muro laddove vi era una finestra del 1600 (murata nel 1800 dalla costruzione di una nuova casa adiacente)

Portone stalla (1700 circa)

Evoluzione del quartiere nel corso di 3 secoli
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