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Dai coltelli al machete, l’incubo entra in aula: la scuola italiana non è più un luogo sicuro

Dopo l’omicidio di La Spezia, la cronaca racconta un’escalation

Coltelli, pistole e machete negli zaini: la scuola italiana non è più un luogo sicuro

Coltelli, pistole e machete negli zaini: la scuola italiana non è più un luogo sicuro

Coltelli a serramanico, lame realizzate con la stampante 3D, scacciacani prive di tappo rosso e perfino un machete. Le armi entrano a scuola con una facilità che inquieta e che riporta al centro del dibattito pubblico la sicurezza negli istituti, mentre i casi di cronaca continuano ad accumularsi senza soluzione di continuità. Un fenomeno che si è imposto con forza dopo la morte di Abanoud Youssef, il ragazzo di 18 anni ucciso a coltellate in una scuola di La Spezia da un 19enne, episodio che ha riacceso il confronto politico sulle misure di prevenzione.

Youssef Abanoud Safwat Roushdi Zaki, 18 anni

Tra le proposte sul tavolo c’è anche quella del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che ha ipotizzato l’uso di metal detector mobili per controllare gli ingressi degli istituti scolastici. Ma mentre il dibattito prosegue, i fatti raccontano una realtà che sembra sfuggire al controllo.

In Alto Adige, uno studente di una scuola media è stato denunciato alla Procura presso il Tribunale per i minorenni di Bolzano per aver portato in classe un coltello fabbricato con una stampante 3D. L’indagine è partita dopo che il personale scolastico ha rinvenuto l’arma e l’ha consegnata ai carabinieri della stazione locale. Si trattava di un coltello a scatto in materiale plastico, con una lama lunga circa 8 centimetri, trovato in possesso di un alunno. Gli accertamenti hanno permesso di ricostruire che il coltello era stato fornito da un compagno di scuola. Quest’ultimo, accompagnato dai genitori, si è presentato spontaneamente all’autorità giudiziaria, che ha disposto una perquisizione domiciliare. Durante il controllo sono stati sequestrati una stampante 3D e diversi altri coltelli a scatto in polimero, interamente progettati e assemblati dal minore. Per lui è scattata la denuncia per fabbricazione e detenzione di oggetti atti a offendere.

Un altro episodio si è verificato in un istituto superiore di Asti, dove uno studente minorenne italiano è stato sorpreso in classe con un coltello a serramanico dalla lama di 8 centimetri. A notare l’arma è stata un’insegnante, che dopo averla vista in mano al ragazzo ha allertato i carabinieri, intervenuti per il sequestro. Secondo quanto emerso, il giovane non avrebbe estratto la lama con intenti minacciosi o aggressivi nei confronti dei compagni. Ai militari ha spiegato: «Sono abituato a portarlo con me», aggiungendo che intendeva usarlo come strumento di lavoro durante il laboratorio tecnico a cui stava partecipando. Sono comunque in corso accertamenti per valutare eventuali responsabilità a suo carico.

A Genova, nella mattinata di oggi, un sedicenne si è presentato a scuola con una scacciacani a salve priva di tappo rosso. A segnalare la situazione al 112 è stato il dirigente dell’Ipsia Attilio Odero, dopo che alcuni studenti si erano accorti che il ragazzo portava con sé l’arma. Il minorenne è stato denunciato in stato di libertà per porto abusivo di armi o oggetti atti a offendere e affidato alla madre, come disposto dalla Procura per i minorenni di Genova.

Ancora più grave quanto accaduto venerdì scorso in una scuola del Bolognese, dove nello zaino di un alunno è stato trovato addirittura un machete. L’arma è stata sequestrata dai carabinieri e anche in questo caso il ragazzo, un quindicenne italiano, è stato denunciato per porto abusivo di armi o oggetti atti a offendere e affidato ai genitori.

Episodi diversi, accomunati da un dato inquietante: l’ingresso di armi, vere o potenzialmente tali, negli spazi scolastici. Una sequenza che alimenta interrogativi sulla prevenzione, sui controlli e sul clima che si respira tra i banchi, mentre la cronaca continua a restituire immagini di una scuola sempre più esposta a rischi che fino a pochi anni fa sembravano impensabili.

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