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Multato davanti alla scuola con il figlio ingessato, parla la Polizia Locale di Ciriè

Sulla protesta del padre sanzionato sulle strisce arriva la replica ufficiale. Contestata la ricostruzione dei fatti, la Municipale annuncia approfondimenti formali

La comandante dela Polizia Locale di Ciriè, Tiziana Randazzo

La comandante dela Polizia Locale di Ciriè, Tiziana Randazzo

Non una difesa nel merito, né una spiegazione puntuale di quanto accaduto. La risposta della Polizia Locale di Ciriè - guidata dalla comandante Tiziana Randazzo - alla vicenda del padre multato davanti alla scuola elementare Fenoglio, arriva sotto forma di nota ufficiale, trasmessa alla redazione tramite l’ufficio stampa del Comune di Ciriè, e segna un cambio di passo netto: dalla polemica pubblica alle “sedi istituzionali deputate”.

«In riferimento a quanto pubblicato dalla vostra testata online mercoledì 21 gennaio 2026, il Comando di Polizia Locale di Cirié precisa che lo svolgimento dei fatti differisce in larga parte da quanto riportato. Gli avvenimenti della giornata in questione saranno affrontati presso le sedi istituzionali deputate». È tutto qui il commento ufficiale. Poche righe, nessun dettaglio aggiuntivo, ma un messaggio chiaro: la ricostruzione finora emersa non viene condivisa e la questione, per il Comando, non si gioca sul terreno mediatico.

Una presa di posizione che riaccende l’attenzione su una vicenda che, fin dall’inizio, ha superato i confini della semplice contravvenzione. Non tanto per l’importo della multa, quanto per il contesto in cui è stata elevata e per le domande che ha sollevato. Siamo davanti alla scuola elementare Fenoglio, in piazza Scuole, all’orario di uscita degli alunni. Caos diffuso, auto in doppia fila, soste irregolari lungo tutto il perimetro. In quel contesto, Matteo Maino, architetto, padre di due figli e figura politicamente attiva, ferma l’auto per pochi minuti sulle strisce pedonali.

In macchina con lui c’è il figlio maggiore, dodici anni, con una gamba ingessata e le stampelle, impossibilitato a muoversi autonomamente. L’obiettivo è recuperare il fratello più piccolo, nove anni, all’uscita di scuola. Una violazione del codice della strada, che Maino non ha mai negato. Ma è proprio qui che, secondo il racconto del padre, si consuma lo strappo: l’assenza totale di valutazione del contesto, l’impossibilità di qualsiasi interlocuzione, la scelta di intervenire su un solo veicolo mentre altre infrazioni restavano indisturbate.

Nel suo sfogo pubblico, Maino ha sempre chiarito che la protesta non riguarda la sanzione in sé. Riguarda il modo in cui è stata applicata. L’aver trattato una situazione di necessità temporanea come un caso standard, senza margini di discrezionalità, nonostante la presenza evidente di un minore con difficoltà motorie. Un punto che apre un tema più ampio, quello del potere discrezionale degli agenti e del rapporto tra rigore formale e valutazione concreta delle situazioni.

Ora, con la nota del Comando, la linea cambia. Non si entra nel merito di quel pomeriggio, non si chiarisce perché sia stata colpita una sola auto, non si spiega se e come siano state considerate le condizioni del minore. Si afferma, però, che la ricostruzione pubblicata “differisce in larga parte” dalla versione della Polizia Locale. E si rimanda tutto a un confronto formale, fuori dal dibattito pubblico.

Un passaggio che, inevitabilmente, aggiunge un nuovo livello alla vicenda. Perché se da un lato l’amministrazione rivendica la correttezza del proprio operato, dall’altro resta intatta la domanda che ha dato origine al caso: esiste spazio per una valutazione umana nelle situazioni di necessità, soprattutto quando coinvolgono minori? E chi decide, in contesti di infrazioni diffuse, quale comportamento sanzionare e quale tollerare?

Maino, dal canto suo, ha già annunciato che pagherà le multe, anche quelle che potrebbero arrivare se la situazione dovesse ripetersi nei prossimi giorni, fino alla rimozione del gesso. Ma ha anche ribadito che non intende archiviare la questione come un episodio personale. Il suo obiettivo dichiarato è un confronto politico e istituzionale più ampio, che coinvolga direttamente la sindaca di Ciriè e l’amministrazione comunale.

Non per ottenere trattamenti di favore, ma per discutere di regole, di prassi operative e di quel confine sottile tra applicazione della norma e giustizia quotidiana. Un confine che, ora, la Polizia Locale chiede di affrontare lontano dai riflettori. Resta da capire se, nelle sedi istituzionali annunciate, arriveranno risposte capaci di chiarire non solo cosa è successo, ma anche come – e con quale spirito – vengono esercitati i poteri di controllo davanti alle scuole.

La sindaca Loredana Devietti con la comandante della Polizia Locale di Ciriè, Tiziana Randazzo

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