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Multato davanti alla scuola con il figlio ingessato: "A Ciriè il buonsenso è uno sconosciuto"

Ma cosa prevede il Codice della strada sulla discrezionalità degli agenti? Ecco perché la multa non è un automatismo

Multato davanti alla scuola con il figlio ingessato: "A Ciriè il buonsenso è uno sconosciuto"

Non è la multa, in sé, il punto. Non lo è mai stata. È il modo in cui quella multa è stata fatta, il contesto ignorato, la situazione trattata come se fosse un automatismo da verbale, senza alcuna valutazione umana. È da qui che nasce la protesta di Matteo Maino, architetto, padre di due figli e da anni voce critica e attiva nella vita politica locale e nazionale.

Succede a Cirié, davanti alla scuola elementare Fenoglio, in piazza Scuole, all’uscita degli alunni. Un orario di punta, il solito caos di auto in doppia fila, parcheggi selvaggi, zone di carico e scarico occupate. In mezzo a quella confusione, Maino ferma l’auto per pochi minuti sulle strisce pedonali. È una violazione, lo riconosce subito. Ma in macchina con lui c’è anche il figlio maggiore, dodici anni, con una gamba ingessata e le stampelle, impossibilitato a muoversi autonomamente. Deve andare a prendere il fratello più piccolo, nove anni, all’uscita di scuola.

«Non avevo scelta», racconta. Intorno a lui, altre auto in divieto ovunque. Ma la polizia locale decide di intervenire solo su quella. Solo su quell’auto. Solo su quel padre che è rimasto a bordo, pronto a spostarsi in qualsiasi momento, e che ha subito spiegato la situazione, mostrando il gesso e le stampelle del figlio. Nessuna discussione, nessuna valutazione, nessuna discrezionalità. La multa arriva.

È qui che la vicenda smette di essere un semplice episodio di sosta vietata e diventa altro. Perché, come sottolinea Maino, la legge prevede margini di valutazione in presenza di situazioni di necessità, soprattutto quando sono coinvolti minori in difficoltà. Non si parla di abuso, né di parcheggi sistematici, ma di una condizione temporanea, destinata a durare ancora una ventina di giorni, il tempo necessario prima che il ragazzo possa camminare senza gesso.

«Mi sono spiegato, ho mostrato tutto. Ma etica e diritto, in quel momento, non hanno dialogato», è il senso dello sfogo. La sensazione, racconta, è quella di un accanimento cieco, di una scelta selettiva che lascia aperta una domanda semplice e scomoda: perché proprio quella macchina, tra tante in divieto? Perché colpire l’unico genitore presente a bordo, con un figlio inabile, mentre altre infrazioni restavano indisturbate?

Maino annuncia che pagherà le multe, anche quelle che potrebbero arrivare nei prossimi giorni, se costretto a ripetere la stessa manovra. Ma chiarisce che la sua non è una protesta contro la sanzione. È una denuncia pubblica su come viene esercitato il potere di controllo. «Cirié merita vigili capaci di distinguere una infrazione grave da una scelta obbligata dalla vita reale», dice.

Non è una voce qualunque. Matteo Maino, oltre a essere un genitore, è da sempre impegnato in politica, attivo sui temi dei diritti civili e del rapporto tra istituzioni e cittadini. È referente per il Piemonte di +Europa, il partito fondato da Emma Bonino, e fa parte del direttivo nazionale. Da anni denuncia pubblicamente situazioni che ritiene emblematiche di un’amministrazione distante dalle persone, incapace di leggere i contesti e di esercitare il buon senso come strumento di giustizia quotidiana.

Per questo il suo sfogo non è solo personale. Diventa una domanda collettiva: esistono linee guida per i casi di salute infantile? Esiste uno spazio per la valutazione umana, o tutto è ridotto a una procedura meccanica? E ancora: chi decide quale infrazione punire, quando le violazioni sono diffuse e visibili?

Maino annuncia che chiederà un confronto diretto con la sindaca. Non per ottenere uno sconto o un trattamento speciale, ma per aprire una riflessione che riguarda molti genitori, soprattutto all’uscita delle scuole. Perché quando il rigore diventa cieco, e il buon senso viene escluso, il rischio non è quello di far rispettare la legge, ma di trasformarla in una forma di ingiustizia quotidiana.

La multa non è un automatismo: discrezionalità, obblighi e limiti dell’agente di polizia locale

Nel dibattito pubblico si tende spesso a pensare che l’agente di polizia locale sia obbligato a elevare una multa ogni volta che accerta una violazione del Codice della strada. In realtà, il quadro giuridico è più articolato e lascia spazio, entro limiti precisi, a una valutazione discrezionale, soprattutto in presenza di situazioni eccezionali o di necessità.

Il principio generale: accertamento dell’illecito

È vero che l’agente accertatore, quale pubblico ufficiale, ha il dovere di vigilare sul rispetto delle norme e di contestare le violazioni. L’articolo 200 del Codice della strada prevede che, quando è possibile, la violazione venga contestata immediatamente al trasgressore.

Questo, però, non equivale a un obbligo cieco e automatico di sanzionare in ogni circostanza, prescindendo dal contesto.

La discrezionalità amministrativa

L’attività della polizia locale rientra nell’ambito dell’azione amministrativa, che secondo l’articolo 97 della Costituzione deve essere improntata a buon andamento e imparzialità. Il buon andamento implica non solo efficienza, ma anche ragionevolezza e proporzionalità.

La giurisprudenza amministrativa e contabile ha chiarito che l’agente dispone di una discrezionalità tecnica e valutativa, che gli consente di:

  • valutare il contesto concreto della violazione;

  • distinguere tra comportamenti pericolosi e situazioni meramente formali;

  • considerare l’eventuale stato di necessità o urgenza.

Questa discrezionalità non è arbitrio, ma potere-dovere di valutazione.

Lo stato di necessità

L’articolo 4 della legge 689/1981 stabilisce che non risponde di illecito amministrativo chi ha commesso il fatto per stato di necessità, ossia per salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, non altrimenti evitabile.

Nel Codice della strada, inoltre, l’articolo 158 ammette deroghe al divieto di sosta in casi di emergenza, assistenza a persone in difficoltà, trasporto di soggetti con ridotta mobilità o condizioni sanitarie rilevanti.

Anche quando non si arriva a una piena scriminante giuridica, la necessità contingente è un elemento che l’agente può e deve valutare.

L’ammonimento verbale

Nulla nell’ordinamento vieta all’agente di non elevare la sanzione e di limitarsi a un richiamo verbale, quando la violazione è occasionale, di breve durata e priva di concreta pericolosità.

Anzi, molte polizie locali adottano linee guida interne che incoraggiano l’uso dell’ammonimento nei casi in cui la sanzione avrebbe un carattere meramente afflittivo, senza reali benefici per la sicurezza stradale.

Questo è particolarmente vero in contesti sensibili come:

  • uscite scolastiche;

  • accompagnamento di minori o persone fragili;

  • situazioni temporanee e documentabili.

L’errore più diffuso: “se non multa, rischia una denuncia”

È diffusa tra gli agenti – e spesso alimentata dai comandi – la convinzione che non fare una multa esponga automaticamente a responsabilità disciplinare o penale. In realtà, la responsabilità sorge solo se l’omissione è ingiustificata, arbitraria o discriminatoria.

Al contrario, una scelta motivata, coerente con i principi di ragionevolezza e proporzionalità, non è illegittima e non configura omissione d’atti d’ufficio.

La Corte dei Conti e la giurisprudenza disciplinare hanno più volte chiarito che l’agente non è un “esattore automatico”, ma un operatore pubblico chiamato a valutare.

Il vero confine: uguaglianza e non selettività

Il limite invalicabile della discrezionalità è il principio di uguaglianza. L’agente non può:

  • scegliere arbitrariamente chi sanzionare e chi no;

  • colpire un soggetto ignorando violazioni analoghe e contemporanee;

  • usare la multa come strumento punitivo selettivo.

Quando ciò accade, non si è di fronte a un eccesso di discrezionalità, ma a un vizio dell’azione amministrativa, potenzialmente censurabile.

Insomma, dal punto di vista giuridico, l’agente di polizia locale ha la facoltà di non elevare una multa, quando il contesto lo giustifica. Non è solo una possibilità: è parte integrante del suo ruolo istituzionale.

La legge non chiede automatismi, ma discernimento.
Non cieco formalismo, ma applicazione intelligente della norma.
Perché il rispetto delle regole passa anche dalla capacità di distinguere tra infrazione e necessità.

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