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26 Gennaio 2026 - 09:00
Stati Uniti sotto ghiaccio: la tempesta che travolge mezzo Paese e manda in tilt i cieli
L’autostrada I-40, nei pressi di Little Rock, è un’unica lastra lattiginosa: camion fermi a luci intermittenti, un pick-up ruotato di traverso, rami inclinati sotto il peso del ghiaccio. Più a nord, il tabellone di LaGuardia lampeggia una sfilza di “cancelled”, mentre nell’entroterra del Tennessee il silenzio è rotto solo dallo scricchiolio degli alberi. La nuova tempesta invernale – battezzata dagli esperti di meteo americani come “Fern” – ha trasformato in poche ore la geografia di un Paese intero, con effetti che si propagano come onde concentriche: neve, ghiaccio, blackout, voli cancellati, scuole chiuse, stati d’emergenza. Il suo raggio d’azione tocca potenzialmente fino a 230 milioni di persone: una cifra che da sola spiega la dimensione dell’evento e il suo carattere sistemico.
Secondo il National Weather Service e il suo Weather Prediction Center, l’area di allerta si è estesa in un nastro quasi ininterrotto dalle Montagne Rocciose fino al New England, con un mix pericoloso di neve pesante e pioggia congelante nelle aree di transizione. Le “key messages” federali parlano esplicitamente di rischio di accumuli di ghiaccio “catastrofici” in porzioni del Sud, con effetti a cascata su alberi, linee elettriche e viabilità; mentre nelle aree più settentrionali l’attenzione è catturata dalle temperature estreme e dal vento capace di far precipitare la percezione termica ben sotto lo zero.
Gli esperti di Weather.com sintetizzano così la portata dell’evento: oltre 230 milioni di persone esposte, 34 Stati interessati da neve e/o ghiaccio, un corridoio di impatti che attraversa l’America da Arizona al Maine. Il cuore del pericolo nel Sud: una fascia da Texas alle Carolinas dove lo strato di ghiaccio supera in alcune contee il quarto di pollice – la soglia oltre la quale i danneggiamenti diventano diffusi.
Il quadro politico-amministrativo restituisce l’urgenza del momento. Sono almeno 16 gli Stati che, nelle prime 24-36 ore, hanno dichiarato lo stato d’emergenza (a cui si è aggiunta Washington D.C.), per attivare risorse straordinarie e Guardia Nazionale, semplificare gli acquisti di beni essenziali e velocizzare i contratti d’urgenza. Tra questi figurano, in varia misura e tempi, Delaware, Missouri, Arkansas, Louisiana, Mississippi, Tennessee, Alabama, Georgia, North Carolina, South Carolina, Virginia, New York, Kentucky, Maryland, New Jersey, Kansas. È la cintura che la tempesta attraversa in diagonale, con differenze locali ma un denominatore comune: prevenire il collasso dei servizi di base e tenere le persone al sicuro.
Lo shock per il trasporto aereo è stato immediato. Nelle prime 48 ore l’onda lunga del maltempo ha prodotto una sequenza di cancellazioni che, secondo FlightAware, ha superato le 9.150 soppressioni complessive: circa 3.250 nella giornata di sabato 24 gennaio e oltre 5.900 domenica 25 gennaio. Un conteggio parziale che è poi cresciuto rapidamente con il propagarsi della tempesta.

Il giorno più critico è stato proprio domenica 25 gennaio, quando – sulla base delle stime dell’analista Cirium – il totale delle cancellazioni negli Stati Uniti ha oltrepassato le 10.800 in 24 ore: la peggior singola giornata per la rete aerea dai tempi della pandemia. Gli hub della East Coast sono stati i più colpiti, con LaGuardia a intermittenza, tagli quasi totali a Philadelphia, Ronald Reagan Washington National e JFK, e un effetto domino su Charlotte, Atlanta e Boston.
Per i passeggeri, oltre ai voucher e alle riprotezioni, conviene ricordare un punto di diritto semplice ma essenziale: in caso di cancellazione del volo, le compagnie statunitensi sono tenute a rimborsare il biglietto, indipendentemente dalla tariffa. Un’informazione facile da perdere nel caos di notifiche, app e code ai desk, ma che fa la differenza per chi non può o non vuole più viaggiare.
Il gelo e, soprattutto, la pioggia gelata hanno messo sotto pressione la rete elettrica in ampie porzioni del Paese. Nel fine settimana si sono registrati picchi fino a oltre un milione di utenze senza corrente tra Sud e Ohio Valley, con il quadro più instabile nelle aree di Tennessee, Mississippi, Louisiana e Texas. Il Dipartimento dell’Energia ha risposto con ordini d’emergenza ex Sezione 202(c) del Federal Power Act per garantire l’equilibrio della rete in Texas (sotto la gestione ERCOT) e nel Mid-Atlantic (area PJM), autorizzando l’uso temporaneo di risorse di generazione altrimenti limitate da permessi ambientali o norme statali. Misure eccezionali, ma già sperimentate in altre ondate di freddo severo, con l’obiettivo di evitare blackout estesi.
Alcuni media internazionali hanno contato, tra sabato e domenica, centinaia di migliaia di utenze disalimentate in simultanea; la curva – come spesso accade in queste situazioni – è variata di ora in ora, seguendo il fronte del ghiaccio e la capacità delle squadre di ripristino di muoversi in condizioni proibitive.
Nel corso del weekend, diverse testate hanno riferito di vittime riconducibili al gelo – in particolare nel Sud e nell’area metropolitana di New York – e di una crescita degli incidenti stradali nei tratti con ghiaccio vivo. È la variabile più dolorosa di un fenomeno che, pur atteso e previsto, colpisce spesso le persone più vulnerabili: senza dimora, anziani, chi non dispone di riscaldamento o di un’abitazione adeguatamente isolata. Il messaggio delle autorità è rimasto uniforme: evitare gli spostamenti non essenziali, cercare centri di riscaldamento locali, non usare generatori o bracieri in ambienti chiusi.
La perturbazione non ha paralizzato soltanto gli aeroporti. L’onda d’urto è arrivata anche sulla rete ferroviaria e sulla logistica: Amtrak ha predisposto cancellazioni e modifiche a diverse tratte a lunga percorrenza e regionali, mentre l’American Logistics Aid Network ha attivato un alert specifico sulla tempesta, segnalando impatti veloci su spedizioni, centri di smistamento e magazzini. Per molte filiere (alimentare, farmaceutica, e-commerce) la differenza la farà la ridondanza: scorte, piani B sui vettori, turnazioni del personale.
Nelle prossime 24-48 ore il nucleo più intenso della perturbazione si sposterà verso l’Atlantico lasciando alle spalle una scia di neve accumulata, ghiaccio residuo e freddo che, paradossalmente, rende più lenta la ripresa: strade da liberare, linee elettriche da ripristinare, slot aeroportuali da riallineare. La sfida – per amministrazioni, utility, compagnie di trasporto e cittadini – sarà comprimere i tempi senza dimenticare la regola d’oro: in condizioni di ghiaccio, il rischio non finisce quando smette di nevicare.
Il bilancio definitivo, come sempre, richiederà giorni: contabilità dei danni, stima dei costi (dalle ore uomo per gli interventi alla perdita di produttività), analisi degli incidenti. Ma c’è già una certezza: anche nel Paese più abituato agli estremi, una tempesta come questa è un test di sistema. E il voto, per ora, si gioca sulla capacità di mantenere l’essenziale: energia, mobilità, informazione.
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