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25 Gennaio 2026 - 22:05
Minneapolis, il telefono nella mano destra: come è morto Alex Pretti, infermiere dei veterani, mentre cercava di aiutare una donna
Sull’asfalto gelato di Nicollet Avenue, nel cuore della Minneapolis d’inverno, un uomo tiene il telefono nella mano destra e prova a rialzare una donna appena spinta a terra da agenti federali. Pochi secondi dopo, un agente estrae una pistola dalla cintura di quell’uomo e si allontana. Quasi nello stesso istante, un altro agente apre il fuoco a bruciapelo: almeno dieci colpi in circa cinque secondi. L’uomo si chiama Alex Pretti, ha 37 anni, è un infermiere di terapia intensiva presso la Veterans Administration di Minneapolis. Morirà lì, nella mattina di sabato 24 gennaio 2026, sotto gli occhi di passanti e telecamere. Le immagini — analizzate fotogramma per fotogramma — raccontano una storia diversa da quella inizialmente diffusa dal Dipartimento della Sicurezza Interna: al momento degli spari, il telefono era nella mano di Pretti; la pistola era già stata sottratta da un agente.
Minneapolis shooting live updates. Border Patrol official says agents aren't leaving
— Ray Holybee (@RayHolybee) January 25, 2026
YES,
I Agree.
It should be a Wake Up Call to What The Democrats Are Doing.
They designed this exact scenario, just so they could make these claims against Republicans! https://t.co/QY5pR5OGHO
Per colleghi e pazienti, Alex Pretti era un infermiere “calmo, competente, rispettoso”. Lavorava in rianimazione all’ospedale dei veterani, dove non erano rare le cerimonie di commiato per i pazienti militari deceduti, con il feretro avvolto nella bandiera: uno di quei gesti di cura che chi lo ha conosciuto ricorda come il suo modo di vivere la professione. La sua figura pubblica è confermata da testimonianze e ritratti apparsi su testate nazionali, che ne sottolineano l’impegno e la dedizione ai pazienti.
Nato nel 1988, cresciuto tra Illinois e Wisconsin, aveva studiato e lavorato all’Università del Minnesota anche come “junior scientist”, prima di tornare ai banchi per abilitarsi alla professione infermieristica. Al momento della morte, risulta un proprietario legale di arma da fuoco con permesso di porto nello Stato del Minnesota e senza precedenti penali oltre a qualche infrazione al codice della strada.
Il suo impiego all’interno del sistema dei Veterans Affairs e l’iscrizione al sindacato dei dipendenti federali AFGE sono confermati da più fonti. L’AFGE ha definito la sua uccisione “il risultato diretto di politiche pericolose e di retorica incendiaria”, chiedendo un’indagine completa e pubblica.
L’episodio si inserisce nella più ampia operazione federale in corso nella città — spesso indicata come “Operation Metro Surge” — che ha visto nelle ultime settimane l’uccisione di un’altra cittadina, Renée Good, il 7 gennaio, e un aumento delle tensioni tra autorità federali e istituzioni locali.
La narrazione federale ha sostenuto nelle prime ore che Alex Pretti avesse minacciato gli agenti con una 9mm durante un’operazione mirata contro un sospetto di violenza domestica. La DHS ha parlato di “colpi difensivi” dopo un’aggressione armata. Tuttavia:
Il quadro che emerge dai filmati è dunque di disallineamento tra la prima versione governativa e quanto osservabile: un elemento che rende ancor più necessaria un’indagine rapida e indipendente.
Subito dopo la sparatoria, lo Stato del Minnesota ha attivato la Bureau of Criminal Apprehension (BCA), l’agenzia statale che per prassi conduce le indagini sulle forze dell’ordine. Ma la BCA è stata bloccata dagli agenti federali dal prendere in consegna la scena, nonostante un mandato di perquisizione firmato da un giudice. Lo ha spiegato pubblicamente il sovrintendente Drew Evans: “ci è stato negato l’accesso”.
La risposta legale è arrivata nella notte tra sabato 24 e domenica 25 gennaio: il giudice federale Eric C. Tostrud ha emesso una Temporary Restraining Order (TRO) che ingiunge al DHS, a ICE, a CBP e ad altre agenzie di “non distruggere né alterare alcuna prova” relativa alla sparatoria. L’ordine, nato da un ricorso congiunto della BCA e della Procura della Contea di Hennepin, è finalizzato a preservare ogni evidenza nelle disponibilità federali; un’udienza è stata fissata per il lunedì successivo.
Il procuratore generale del Minnesota, Keith Ellison, ha salutato la decisione come un passo necessario verso un’inchiesta “piena, imparziale e trasparente”. Nel frattempo, la BCA è tornata sulla scena per il canvass di testimoni e video aggiuntivi, come confermato dallo stesso capo della polizia O’Hara.
Gli elementi ricorrenti nelle analisi indipendenti:
Questi passaggi — soprattutto il momento in cui l’arma è già stata recuperata da un agente — sono quelli che più minano la tesi della minaccia immediata invocata per giustificare l’uso della forza letale.
Le fonti convergono sull’immagine di Pretti come infermiere scrupoloso e compassionevole. Alcuni racconti lo ritraggono in corsia durante momenti ad altissima intensità — dalla gestione di pazienti in ventilazione all’accompagnamento delle famiglie nel fine vita — e negli spazi pubblici come manifestante non violento.
Sul piano amministrativo, risultano elementi coerenti con una posizione regolare: occupazione presso il Minneapolis VA Health Care System, permesso di porto valido in Minnesota e assenza di precedenti penali gravi. Le verifiche di licenza nel Minnesota sono pubbliche tramite il Minnesota Board of Nursing; al momento, fonti giornalistiche nazionali confermano che Pretti era abilitato e in servizio.
Prima dell’infermieristica, Pretti aveva lavorato alla University of Minnesota come “junior scientist”, secondo un profilo professionale riportato dalla stampa; un percorso che spiega la doppia sensibilità per scienza e cura.
Le ore successive alla morte di Pretti hanno visto vigilie e manifestazioni in diverse città, oltre a richieste di rimozione degli agenti federali dalla zona da parte di autorità statali e locali. La reazione pubblica, amplificata dal flusso di video in rete, ha riportato al centro due questioni chiave:
Alla data di domenica 25 gennaio 2026, possiamo dire con ragionevole certezza — sulla base di filmati e analisi indipendenti — che:
Il resto è materia d’indagine e, presto, di tribunali. Ma una verità già emerge con forza: in una città che conosce il peso della violenza di Stato, la morte di un infermiere che lavorava per i veterani e che — stando alle immagini — stava aiutando una donna a rialzarsi, apre una ferita civile profonda. Spetterà alle istituzioni, questa volta, non richiuderla con l’ennesimo strato di opacità.
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