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Claudia Giordani, mezzo secolo dopo Innsbruck: a Sestriere il racconto di un’argento che ha cambiato la storia dello sci italiano

A Casa Olimpia il raduno degli Sciatori d’epoca celebra la campionessa che aprì la strada alla Valanga Rosa

Claudia Giordani

Claudia Giordani, mezzo secolo dopo Innsbruck: a Sestriere il racconto di un’argento che ha cambiato la storia dello sci italiano

Cinquant’anni dopo quell’11 febbraio 1976, l’emozione è ancora la stessa. A Casa Olimpia, a Sestriere, il tempo sembra essersi fermato mentre Claudia Giordani ripercorre uno dei momenti più alti dello sport italiano: la medaglia d’argento nello slalom olimpico ai Giochi Invernali di Innsbruck, conquistata alle spalle della tedesca Rosi Mittermaier, dominatrice assoluta di quell’Olimpiade. Un risultato che non fu solo un podio, ma l’inizio di una stagione irripetibile per lo sci femminile azzurro.

La campionessa degli anni Settanta è stata accolta dall’amministrazione comunale di Sestriere e da numerosi appassionati della storia dello sci in occasione del raduno dell’associazione “Sciatori d’epoca”, evento che ha scelto di celebrare proprio il mezzo secolo da quell’impresa che segnò una svolta. Davanti a un pubblico attento e partecipe, Giordani ha riportato tutti su quella pista austriaca, raccontando sensazioni, tensioni e consapevolezze di una gara che avrebbe lasciato il segno.

All’epoca lo sci femminile italiano non aveva ancora l’aura di potenza e continuità che sarebbe arrivata negli anni successivi. Quell’argento olimpico rappresentò una rottura, un segnale chiaro che anche l’Italia poteva competere ai massimi livelli. Da lì in avanti, i giornalisti avrebbero coniato l’espressione Valanga Rosa, diventata il simbolo di una generazione di atlete capaci di dominare le piste internazionali. Claudia Giordani fu la prima a tracciare quella linea, aprendo una strada che altre avrebbero poi percorso con successo.

Il racconto non si è limitato al dato sportivo. A emergere è stata soprattutto la dimensione umana di un’Olimpiade vissuta in un’epoca diversa, senza l’ossessione mediatica attuale, ma con una pressione altrettanto forte. La lucidità con cui Giordani ha ricordato ogni dettaglio ha restituito il clima di quei giorni, fatti di attese, allenamenti e di una concentrazione assoluta, necessaria per affrontare avversarie che avevano dominato la scena mondiale.

Il raduno, giunto alla seconda edizione, è stato organizzato con il patrocinio della Città metropolitana di Torino e del Comune di Sestriere, confermando il legame profondo tra il territorio e la memoria sportiva. Non si tratta solo di nostalgia, ma di un modo per custodire e trasmettere una cultura dello sci che affonda le radici in decenni di storia e sacrifici.

L’iniziativa prosegue domenica 25 gennaio con una gara di slalom gigante che riporterà in pista sci, scarponi e abbigliamento d’epoca, in un mix di sport e rievocazione che rende omaggio a un passato ancora vivo. Anche questa competizione gode del patrocinio della Città metropolitana e rappresenta uno dei momenti più attesi del fine settimana.

A Casa Olimpia, intanto, resta l’eco di un racconto che va oltre la medaglia. Cinquant’anni dopo Innsbruck, Claudia Giordani non celebra solo un risultato personale, ma ricorda a tutti come nascono le grandi stagioni dello sport: da un gesto, da una gara, da una donna che per prima ha osato stare davanti a tutte, tranne una.

Chi è Claudia Giordani

Nata a Roma il 3 marzo 1955, cresce sportivamente sulle nevi piemontesi e si afferma giovanissima come talento dello slalom. Il suo nome entra nella storia l’11 febbraio 1976, quando ai Giochi Olimpici Invernali di Innsbruck conquista la medaglia d’argento nello slalom speciale, preceduta soltanto dalla tedesca Rosi Mittermaier, assoluta dominatrice di quell’Olimpiade. È un risultato storico: la prima medaglia olimpica femminile dello sci alpino italiano.

Quell’argento rappresenta molto più di un podio. In un’epoca in cui lo sci femminile azzurro faticava a trovare spazio e continuità ai massimi livelli, Giordani dimostra che l’Italia può competere con le grandi potenze alpine. Per questo viene considerata la precursora della “Valanga Rosa”, l’espressione con cui negli anni successivi i media avrebbero definito la straordinaria generazione di sciatrici italiane capaci di imporsi in Coppa del Mondo e alle grandi competizioni internazionali.

Nel corso della sua carriera, Giordani gareggia ai massimi livelli dello sci alpino mondiale, distinguendosi soprattutto tra i pali stretti. Dopo il ritiro dall’attività agonistica, resta legata allo sport, intraprendendo una nuova strada come dirigente sportiva. Ricopre infatti il ruolo di vicepresidente del CONI, diventando una delle prime donne a occupare posizioni di vertice nello sport italiano.

Il suo percorso è emblematico non solo per i risultati ottenuti, ma anche per il cambiamento culturale che ha contribuito a innescare: ha aperto spazi, abbattuto barriere e offerto un modello a generazioni di atlete che, negli anni successivi, avrebbero raccolto e ampliato quella eredità.

Oggi Claudia Giordani è ricordata come una pioniera, una campionessa che ha segnato un prima e un dopo nello sci italiano, e che a distanza di decenni continua a essere un punto di riferimento quando si parla di sport, Olimpiadi e storia della Valanga Rosa.

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