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Ritrovato “Boro”. Il cane scomparso nel deragliamento in Andalusia è stato ritrovato. Spagna in lacrime

Il cane scomparso nel deragliamento in Andalusia è stato ritrovato vivo dopo giorni di ricerche e una mobilitazione online senza precedenti. La sua vicenda si intreccia con l’inchiesta su uno dei peggiori disastri ferroviari del Paese.

“Boro è a casa”: la piccola grande storia che ha dato respiro alla Spagna dopo Adamuz

“Boro è a casa”: la piccola grande storia che ha dato respiro alla Spagna dopo Adamuz

Un lampo bianco e nero tra i rovi, un guaito, poi un abbraccio con le mani ancora tremanti e il volto graffiato. In mezzo a una settimana segnata da sirene, bilanci crescenti e interrogativi tecnici, la Spagna si è aggrappata a una notizia semplice: Boro è tornato. Il cane che era fuggito spaventato dopo il deragliamento dei treni ad Adamuz è stato ritrovato e riconsegnato alla sua famiglia. Una micro-storia che ha viaggiato sui telefoni di mezzo Paese, incollando alle mappe e alle banchine chi, per quattro giorni, ha condiviso foto, numeri di telefono e segnalazioni, fino all’annuncio tanto atteso dei vigili del fuoco forestali andalusi. In mezzo alla tragedia, una scheggia di sollievo.

La scomparsa di Boro è diventata, nel giro di poche ore, un caso nazionale. L’appello di Ana García, 26 anni, sopravvissuta con il volto bendato e una coperta sulle spalle, ha trasformato un cane di taglia media — nero, con una macchia bianca sul petto e “sopracciglia” chiare — nel volto di una mobilitazione collettiva. Post condivisi, messaggi audio, chat di quartiere: la rete si è messa in moto come un’unità di ricerca spontanea, amplificando immagini e dettagli, chiedendo di non avvicinarlo con gesti bruschi perché “molto spaventato”, e rilanciando i contatti della famiglia. La Guardia Civil e i volontari animalisti di PACMA hanno coordinato sopralluoghi sul terreno. Più volte Boro è stato avvistato, più volte è scappato sotto la pioggia. Fino a giovedì 22 gennaio 2026, quando è arrivata la conferma: recuperato vivo nelle campagne attorno alla linea, consegnato ai proprietari.

Il giorno dell’incidente: una rottura nel tempo

Domenica 18 gennaio 2026, poco prima delle 19:45, un treno ad alta velocità di Iryo proveniente da Málaga e diretto a Madrid deraglia su un tratto rettilineo all’altezza di Adamuz (provincia di Córdoba), invade la linea adiacente e viene centrato da un convoglio Renfe che viaggia in senso opposto verso Huelva. È il primo scontro fra due treni sulla rete AV spagnola. Nei giorni successivi, il bilancio oscilla: “almeno 39 morti”, poi 43, fino a 45 secondo alcune testate, e oltre 150 feriti. Il premier Pedro Sánchez proclama tre giorni di lutto nazionale; il ministro dei Trasporti Óscar Puente parla di un evento “molto strano” su infrastruttura rinnovata. Mentre proseguono i soccorsi, molte tratte tra Madrid e l’Andalusia vengono sospese e riorganizzate con un piano alternativo.

Nel caos di lamiere e vetri, Ana García e la sorella Raquel — incinta — riescono a lasciare il vagone con l’aiuto dei soccorritori. In quei minuti confusi, Boro viene visto vivo; Ana lo stringe, ma il terrore ha il sopravvento: scappa verso i campi. Da lì comincia una ricerca che intreccia dolore privato e attenzione pubblica. L’intervista di Ana — “aiutateci a cercarlo, anche gli animali sono famiglia” — rimbalza in tv e sui social, diventando virale. La giovane, dimessa con contusioni evidenti, spiega che ritrovare Boro è, in quel momento, l’unica cosa che sente di poter fare mentre i medici seguono la sorella. La foto del cane, i tratti distintivi, i contatti: tutto circola e tutto serve.

La mappa della solidarietà digitale

  1. Condivisione massiva su X e Instagram di foto e numeri di telefono, con invito a non inseguire l’animale ma a segnalare la posizione.
  2. Coordinamento sul campo con le unità della Guardia Civil, i forestali di INFOCA (l’agenzia di emergenza andalusa) e volontari di PACMA.
  3. Avvistamenti ripetuti in aree interdette o di difficile accesso; pioggia e rumore delle operazioni complicano l’avvicinamento.
  4. Prime “false speranze” smentite con rigore dagli operatori: “localizzato ma non catturato” finché non ci sono prove.Questa disciplina informativa, insieme alla capillarità delle condivisioni, ha tenuto alta l’attenzione senza creare panico, fino al recupero di giovedì.

Il salvataggio: come si porta a casa un cane traumatizzato

Gli operatori spiegano che un cane disorientato in un contesto di disastro è un animale in fuga per definizione. Il recupero di Boro è avvenuto con approccio graduale: monitoraggio dell’area, riduzione degli stimoli, utilizzo di punti esca e movimenti lenti, fino all’avvicinamento in sicurezza e alla consegna alla proprietaria. La dinamica — confermano fonti operative — rientra nelle buone pratiche di gestione di animali spaventati: evitare inseguimenti improvvisati, non urlare, non forzare contatti fisici, privilegiare il contenimento dell’area e la chiamata di personale addestrato. Nel caso di Boro, ha contato la rete di volontari e la collaborazione tra INFOCA, Guardia Civil e associazioni.

La cronaca che allevia il lutto: perché questa storia “conta”

In un Paese scosso da un incidente tra i più gravi dalla Galizia 2013, la vicenda di Boro ha assunto un valore simbolico: un micro-racconto di resilienza dentro un trauma collettivo. Non riduce la portata della tragedia, ma restituisce umanità a un ecosistema informativo dominato da numeri e accertamenti tecnici. Le stesse redazioni che aggiornavano i bilanci hanno dato spazio alla ricerca del cane, cogliendo una domanda di speranza che spesso accompagna i grandi lutti pubblici.

L’inchiesta: il binario sotto accusa

Intanto l’indagine della Commissione per l’Investigazione degli Incidenti Ferroviari (CIAF) lavora su una pista: possibili danni o deformazioni della rotaia prima del deragliamento, con segni sulle ruote del convoglio Iryo. Non è conclusione definitiva, ma un’ipotesi di lavoro che richiede test metallurgici e verifiche sulla catena di produzione e manutenzione. Il ministro Óscar Puente ha parlato di un difetto apparso “poco prima” dell’incidente, difficile da intercettare in tempo. Nel frattempo, il dibattito sulla sicurezza ferroviaria si allarga: tra incidenti ravvicinati su linee diverse, il sindacato dei macchinisti Semaf annuncia uno sciopero di tre giorni, e il gestore dell’infrastruttura Adif e gli operatori Renfe e Iryo promettono massima trasparenza.

    Boro, identikit di un sopravvissuto

    Boro è un meticcio con tratti da schnauzer e cane d’acqua, anziano, molto timoroso, abituato alla famiglia e poco incline a farsi toccare da estranei. Dettagli che hanno guidato la strategia di recupero: evitare folle e droni invadenti, ridurre il rumore, lasciargli tempi e spazio. Lo stesso appello di Ana García — “avvicinatevi con calma, non correte” — è stato ripreso dalle associazioni per spiegare al grande pubblico come comportarsi di fronte a un animale spaventato dopo un evento traumatico.

    L’onda lunga: sicurezza, fiducia, responsabilità

    Nelle ore in cui Boro tornava a casa, un altro incidente ferroviario — un treno regionale contro il braccio di una gru vicino Cartagena — aggiungeva inquietudine a una settimana già nerissima: quattro eventi in quattro giorni, se si includono un deragliamento con muro crollato e una frana in Catalogna. Feriti lievi nell’ultimo caso, ma la sequenza alimenta interrogativi su manutenzione, cantieri e protocolli. Il governo promette un’analisi a 360 gradi, i sindacati premono, l’opinione pubblica chiede standard e controlli. Il ritorno di Boro non attenua queste domande; semmai ricorda che, al centro di ogni statistica, ci sono vite — umane e non — che pretendono attenzione.

    Le parole che restano

    Ci sono frasi che, dopo un disastro, restano più delle cifre. In questo caso, due: “anche gli animali sono famiglia” e “abbiamo ritrovato Boro”. La prima chiede di includere nei piani di emergenza procedure per la gestione degli animali domestici: nei trasporti, nelle evacuazioni, nelle ricongiunzioni post-evento. La seconda ricorda che l’empatia è un motore di comunità potente, capace di muovere istituzioni e cittadini nella stessa direzione. La cronaca delle prossime settimane parlerà di perizie, dossier e responsabilità. Ma il Paese che ha frugato tra gli ulivi di Adamuz per un cane spaventato ha già detto qualcosa di sé.

    Cronologia

    1. 18 gennaio 2026: collisione tra treni AV vicino ad Adamuz. Bilanci iniziali: almeno 39 morti, poi 43 e fino a 45 secondo alcuni media; oltre 150 feriti. Dichiarati tre giorni di lutto nazionale.
    2. 19–21 gennaio: circola l’appello di Ana García; ricerche sul terreno con Guardia Civil, INFOCA, PACMA. Segnalazioni ed “avvistamenti” senza cattura.
    3. 22 gennaio: i forestali annunciano il recupero di Boro e la riconsegna alla famiglia.
    4. 22 gennaio: collisione di un treno regionale con il braccio di una gru vicino Cartagena: 6 feriti lievi; è il quarto incidente ferroviario in quattro giorni.
    5. 23 gennaio: l’inchiesta valuta l’ipotesi di una rotaia danneggiata come possibile innesco del deragliamento di Iryo; annunciate ulteriori prove tecniche.
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