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Scandaloso! A Settimo, strade, rotonde, aree verdi e marciapiedi si puliscono una volta all'anno

Dopo tre mesi dalla prima interpellanza, nulla è cambiato. Aree verdi sporche, periferie abbandonate e un’Amministrazione che si nasconde dietro i contratti. Fratelli d’Italia torna all’attacco: «Così il decoro urbano non esiste».

Scandaloso! A Settimo, strade, rotonde, aree verdi e marciapiedi si puliscono una volta all'anno

In foto Francesco D'Ambrosio

na volta l’anno. No! Non è una barzelletta. È la politica ufficiale del Comune di Settimo Torinese in materia di pulizia delle aree verdi. Una volta l’anno si pulisce, poi per gli altri undici mesi si osserva, si contempla, si fa finta di non vedere, ci si gira dall'altra parte. I cittadini si lamentano? Fanciullo! Lo aveva comunicato in Consiglio comunale l’assessore Arnaldo Cirillo. "Da contratto, la pulizia viene effettuata una sola volta l’anno...". Punto. Fine. Applausi. Peccato che fuori dall’aula consiliare la città vorrebbe che si raccontasse tutt’altra storia.

Ed è una storia che Francesco D’Ambrosio, primo firmatario della seconda interpellanza di Fratelli d’Italia, insieme a Vincenzo Andrea Maiolino e Giorgio Carlo Zigiotto, torna a sbattere sul tavolo del Consiglio comunale perché, dopo tre mesi dalla prima segnalazione del 24 ottobre 2025, non è cambiato assolutamente nulla. Anzi: il degrado è aumentato. E non serve infilarsi nei parchi o andare a caccia di angoli nascosti. Basta percorrere le arterie principali, attraversare una rotatoria, costeggiare uno spartitraffico. Il risultato è sempre lo stesso: rifiuti ovunque.

Le 14 fotografie scattate il 23 gennaio 2026 parlano chiaro. Corso Piemonte, via Cascina Nuova, le aree verdi davanti ai supermercati, le rotatorie d’ingresso in città, persino le zone adiacenti all’uscita dei mezzi di soccorso. Un campionario completo di incuria urbana. E non servono droni, satelliti o tecnologie futuristiche – come precisano ironicamente i consiglieri – perché il degrado è lì, a livello strada, visibile a chiunque abbia occhi per guardare. O voglia farlo.

La cosa più grave, però, è che il problema non è isolato, ma diffuso sull’intero territorio cittadino. Con una differenza che sa di presa in giro: il centro è complessivamente decoroso, mentre le periferie vengono lasciate al loro destino. Due città in una. Da una parte quella da mostrare, dall’altra quella da nascondere. Un modello di gestione che non è solo inefficiente, ma politicamente miope, perché comunica ai cittadini un messaggio chiarissimo: c’è chi conta e chi può aspettare.

E mentre l’Amministrazione continua a rifugiarsi dietro i contratti e le scadenze annuali, Settimo Torinese si presenta a chi entra in città con aree verdi trasformate in discariche a cielo aperto. Altro che decoro urbano. Altro che attenzione al territorio. Questo è il biglietto da visita ufficiale di una città che preferisce non guardarsi allo specchio.

La domanda dei Fratelli d'Italia, allora, diventa inevitabile: "in tre mesi, cosa ha fatto la Giunta?".

La risposta, stando ai fatti, è semplice quanto imbarazzante: niente.

Nessuna soluzione alternativa, nessuna correzione di rotta, nessuna idea nuova. "Eppure -  sottolineano i consiglieri -  non servono milioni, né piani faraonici. Basterebbe un minimo di volontà politica. Anche solo l’impiego di un piccolo nucleo di operatori comunali part-time, dedicati alla pulizia ordinaria delle aree verdi più visibili e strategiche. Soluzioni semplici, concrete, praticabili. Ma evidentemente non contemplate...".

Francesco D’Ambrosio chiederà conto all’Amministrazione, nero su bianco su: "quali azioni siano state intraprese dopo la prima interpellanza; se davvero si ritenga accettabile una pulizia annuale; se siano state valutate alternative, anche a gestione diretta comunale; e se non si reputi finalmente opportuno destinare risorse – anche minime – per restituire dignità e decoro alla città...".

Domande che pesano come macigni. Perché qui non si parla di estetica, ma di rispetto verso i cittadini. E continuare a nascondersi dietro un contratto, mentre le periferie affogano nei rifiuti, non è più cattiva gestione. È una scelta politica precisa. Insomma: una volta l’anno può bastare sulla carta. Ma nella realtà è un insulto quotidiano a Settimo Torinese.

Se questa è una città

Settimo Torinese è una città moderna. Lo si capisce subito leggendo il profilo Facebook della sindaca Elena Piastra. Parla continuamente di innovazione. Tutti i giorni, ad ogni occasione, ti fa sapere che sta andando da qualche parte. Dove, non è chiarissimo. Ma l’importante è andare.

La verità è che la sindaca Elena Piastra ha fatto dell’innovazione una compagnia costante. La porta con sé ovunque, come una parola portafortuna. Funziona così: la si pronuncia e si sente immediatamente meglio. Non cambia nulla, ma migliora l’umore. E in politica, si sa, è già qualcosa.

A Settimo l’innovazione è un concetto molto delicato. Non ama essere disturbata da dettagli materiali. Preferisce le superfici lisce, i discorsi rotondi, le fotografie ben illuminate, i droni sulla città, le fotografie dall'alto, i rendering, i comunicati stampa ben costruiti e poi i sorrisetti, tanti, tantissimi. È un’innovazione gentile, che non pretende interventi, manutenzione o fatica. Un’innovazione che non sporca.

C’è una certa coerenza, bisogna riconoscerlo. Se passi il tempo a guardare il futuro o a inaugurare parchi che non sono ancora parchi per non perdere l'occasione di inaugurarli quando lo diventeranno è normale non accorgersi del presente. Il presente è invadente, chiede attenzioni, ha esigenze concrete. Il futuro invece è educato: non pretende nulla e applaude sempre.

L’Amministrazione di Settimo ha compiuto una scelta raffinata: amministrare l’idea di città invece della città. È molto più elegante. L’idea non si degrada, non si lamenta, non manda segnalazioni. L’idea è sempre in ordine. La città vera, invece, è un po’ volgare. Sta lì, insiste, chiede cura, rompe i coglioni con i post su Facebook. E francamente rovina l’atmosfera.

In fondo, è anche una forma di rispetto. Non si costringe l’innovazione a sporcarsi le mani. Le si lascia fare ciò che le riesce meglio: stare nei discorsi. Le cose concrete, quelle, possono aspettare. Non sono urgenti. Non sono strategiche. Non sono visionarie.

Se questa è una città, è una città che funziona benissimo finché non la si guarda. Una città che migliora molto se raccontata e peggiora se attraversata. Ma non è un problema: basta scegliere il punto di vista giusto.

E comunque, niente allarmismi. L’innovazione è già arrivata. Semplicemente, non si vede.

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