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“La nuova scuola sembra un carcere”: Gazzara torna all’attacco sul nuovo plesso di Gassino

Dalla palestra all’aula magna scomparsa, l’esponente di Gassino Insieme riapre il fronte politico attaccando sia l’amministrazione Corrado che Cugini

“La nuova scuola sembra un carcere”: Gazzara torna all’attacco sul nuovo plesso di Gassino

“La nuova scuola sembra un carcere”: Gazzara torna all’attacco sul nuovo plesso di Gassino

La polemica sulla nuova scuola di via Regione Fiore a Gassino Torinese non si spegne. Anzi, cambia tono e si fa ancora più aspra.

A rilanciarla ieri, giovedì 22 gennaio, è stato Maurizio Gazzara, consigliere comunale ed esponente della lista Gassino Insieme, che ha affidato ancora una volta ai social un attacco diretto e senza sconti a chi, negli ultimi giorni, ha difeso il progetto rivendicandone la correttezza tecnica e normativa.

Il punto di partenza è netto e polemico fin dalla prima riga. Gazzara parla di un «ridicolo tentativo di riscrivere la storia», respingendo l’idea che le criticità dell’edificio possano essere ricondotte a vincoli, pareri tecnici o limiti normativi. Per l’esponente dell’opposizione, le responsabilità sono state prima di tutto politiche, maturate lungo un arco di tempo preciso: «dieci anni» di governo e di scelte.

Il consigliere chiarisce subito di non mettere in discussione l’obiettivo di fondo: «Nessuno contesta l’obiettivo di costruire una nuova scuola al posto di edifici vecchi e inadeguati». Ma è il risultato finale a non convincere. Dopo «dieci anni e 9,5 milioni di euro», secondo Gazzara, Gassino si ritroverebbe «con criticità come prima, soprattutto su palestre e spazi di aggregazione». È qui che la polemica entra nel merito e si distacca dalla semplice contrapposizione politica.

Maurizio Gazzara

Uno dei bersagli principali è il modo in cui l’opera viene difesa. Rivendicare che il progetto rispetti tutte le norme non basta: «Rivendicare che “il progetto rispetta tutte le normative” non è un merito, ma il minimo indispensabile», scrive Gazzara. A suo giudizio, il ruolo di chi amministra non è limitarsi a far quadrare carte e pareri, ma offrire una direzione: «A un assessore spetta dare una visione e difendere scelte strategiche perché un’opera pubblica sia davvero utile alla comunità. Qui questa guida politica è mancata».

Nel mirino torna così uno dei nodi più discussi anche negli ultimi mesi: l’aula magna. Uno spazio che, secondo Gazzara, «era prevista e poi è scomparsa» lungo il percorso progettuale. La spiegazione, spesso ricondotta alle richieste della dirigenza scolastica, non lo convince: «Colpa delle richieste della dirigenza scolastica? Chi governava il processo avrebbe dovuto tenere insieme i bisogni della scuola e quelli del paese». In un Comune che già soffre la carenza di luoghi di aggregazione, rinunciare a uno spazio polifunzionale non sarebbe stata una necessità, ma «una scelta».

Ancora più dura la posizione sulla palestra, altro tema che accomuna le critiche di Gazzara a quelle espresse in passato anche da Andrea Morelli di Progettiamo Gassino.

«Già nel 2020 si sapeva che sarebbe stata a uso esclusivamente scolastico», ricorda Gazzara. Una consapevolezza che, secondo lui, non ha portato a correzioni di rotta: «Si è deciso di andare avanti rimandando il problema al futuro». Da qui la conclusione: «Oggi non si può spacciare come allarmismo una criticità che dura da anni».

Il tono si inasprisce ulteriormente quando il consigliere di Gassino Insieme respinge l’idea che la polemica sia marginale o priva di seguito :«Dire che la polemica “non ha avuto seguito” contrasta con il malcontento diffuso, sui social e tra i cittadini», scrive, parlando di una percezione ormai radicata.

Non è la nuova scuola in sé a essere contestata, ma ciò che rappresenta: «Le persone non contestano la nuova scuola in sé, ma il fatto di ritrovarsi senza spazi di aggregazione, con una palestra irrisolta e con un edificio percepito da molti come un ospedale o un carcere».

Una provocazione che punta a colpire l’impatto simbolico dell’opera, oltre a quello funzionale. Nel finale, Gazzara allarga il discorso alla responsabilità storica di chi ha governato: «La precedente amministrazione rivendica la paternità dell’opera, ma il risultato racconta di una guida politica debole, incapace di correggere la rotta quando era ancora possibile». E conclude con un’affermazione che suona come un atto d’accusa: «Governare per dieci anni significa assumersi la responsabilità piena degli esiti, non rifugiarsi dietro bandi e norme. Oggi servirebbe meno difesa d’ufficio e più onestà politica!».

La presa di posizione di Gazzara arriva quindi in un quadro già teso. Corrado, dal canto suo, continua a difendere il progetto come un’opera strategica, sottolineandone la piena funzionalità scolastica e richiamando spesso i vincoli tecnici e normativi affrontati lungo il percorso.

La nuova scuola, inaugurata da poche settimane, è così diventata molto più di un edificio scolastico. È il terreno su cui si misurano visioni diverse di città, di programmazione e di responsabilità politica. E, a giudicare dai toni di questa ultima polemica, il dibattito è tutt’altro che destinato a spegnersi.

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