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09 Marzo 2026 - 22:34
Ci sono promesse che restano appese come i cartelli dei cantieri quando il cantiere non parte mai. Restano lì, a ricordarti che qualcuno, un giorno, aveva detto “si farà”. Poi il tempo passa, l’erba cresce e la promessa diventa paesaggio.
A Settimo Torinese, nel giardino Anna Magnani – quello davanti al locale H2O, per intenderci – c’è un pezzo di terra che non disturba nessuno. Non è un campo da calcio improvvisato, non è un parco giochi preso d’assalto dai bambini, non è neppure una pista ciclabile. È semplicemente uno spazio vuoto. Talmente vuoto che Michele Fusco, cittadino settimese, lo indica con la semplicità disarmante del buon senso: “Qui potrebbe starci benissimo un’area cani”.
L’idea non è una di quelle che richiedono commissioni parlamentari, tavoli tecnici e rendering da convegno urbanistico. Fusco la spiega mentre cammina nel parco: c’è già un cancello, basterebbe riattivarlo. Il terreno è inutilizzato, basterebbe ripulirlo. Due cestini per le deiezioni, una fontanella, una recinzione per separarlo dal resto del giardino. Fine dei lavori. O, per essere più precisi, inizio.
Perché la cosa curiosa è che questa non è neppure un’idea nuova. Fusco racconta che anni fa, durante un comizio nel giardino di via Verdi, quando Elena Piastra era alla sua prima candidatura a sindaca, la domanda venne posta proprio lì, davanti a tutti: perché non creare un’area cani in quel punto? La risposta, racconta, fu positiva. Ci si stava pensando, addirittura con l’ipotesi di installare un “cerbot”, uno di quei distributori automatici di sacchetti presenti in altri giardini cittadini.
Poi, come spesso accade alle promesse urbane, il progetto si è dissolto. Non nel cemento, ma nell’aria.
Eppure le intenzioni, almeno sulla carta, non sono mai mancate. Il 14 ottobre 2020 la sindaca Piastra scriveva su Facebook che Settimo doveva diventare “più vivibile, verde, a misura di famiglie e bambini”. Annunciava la trasformazione del campo Walter Guerra in un grande parco nel cuore della città, parte di una visione urbanistica capace di connettere piazze, biblioteca, stazione e scuole. Un disegno ambizioso: meno crescita e più qualità della vita.
Il punto, banalmente, è che la qualità della vita passa anche dalle cose piccole. E chi vive con un cane lo sa bene: un’area dedicata non è un capriccio, è un pezzo di convivenza civile. Serve a chi ha un animale, ma anche a chi non ce l’ha. Perché gli spazi organizzati evitano conflitti, improvvisazioni e discussioni da panchina.
Così oggi quel pezzo di parco resta lì, con il suo cancello chiuso e il suo potenziale inutilizzato. Michele Fusco lo guarda e continua a pensarla nello stesso modo: non servono grandi opere, basterebbe fare quello che è già stato immaginato.
A volte le città cambiano con i grandi progetti. Altre volte basterebbe togliere un catenaccio.
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