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La Voce degli Animali

Ereditano la casa, ma condannano i gatti: sbattuti fuori al gelo dopo la morte della loro umana

Nelle Valli di Lanzo sei gatti lasciati soli, tra pioggia, neve e un cancello pronto a chiudersi

Sbattuti fuori al gelo dopo la morte della loro umana

Sbattuti fuori al gelo dopo la morte della loro umana

Dormivano tutti sul suo letto, stretti uno vicino all’altro. Quello era il loro posto sicuro, il loro mondo. La donna che li aveva amati non c’è più da novembre. I gatti invece sì. Ed è da allora che la loro esistenza è diventata un’attesa senza risposte. La vicenda, avvenuta nelle Valli di Lanzo, è stata raccontata e aggiornata dal Rifugio Le Sfigatte in una serie di post pubblicati nelle ultime settimane, fino all’ultimo aggiornamento diffuso il 16 gennaio.

Quando una persona anziana muore, spesso restano loro. Animali silenziosi, invisibili, che non comprendono l’assenza ma continuano ad aspettare una voce, una carezza, un gesto che non tornerà. È quanto accaduto a questi sei gatti, rimasti nella casa della loro umana dopo la sua scomparsa. Una presenza che, con il passare dei giorni, è diventata un problema per chi ha ereditato l’immobile e i beni, ma non il senso di responsabilità.

«Quando una persona anziana muore, spesso restano loro: silenziosi, invisibili», scrive Le Sfigatte, aggiungendo: «Non sempre l’amore che una persona ha dato agli animali viene rispettato da chi resta. E non sempre chi eredita una casa e i soldi eredita anche il senso di responsabilità».

La situazione viene segnalata dall’associazione la settimana precedente all’ultimo post. I parenti della donna, dopo aver ereditato la casa, decidono di sbattere fuori i gatti, lasciandoli nel cortile. Contattano Le Sfigatte per chiedere aiuto e, nei giorni successivi, alcune volontarie della zona si rendono disponibili a intervenire: acquistano cibo di tasca propria, sistemano ripari di fortuna e cercano di recuperarli, compatibilmente con la disponibilità degli stalli.

Ma il tempo concesso è ridotto. Nei giorni seguenti arriva un ultimatum: chiudere il cancello del cortile e togliere le cucce. Si tiene un incontro con la presenza di un brigadiere e l’unica concessione ottenuta è una settimana di cancello aperto, per permettere il recupero degli ultimi due gatti rimasti.

«In questi giorni le volontarie sono tornate più volte, ma i gatti non si sono fatti vedere», spiegano dal rifugio. «Non è difficile capirne il motivo: dopo essere stati sbattuti fuori di casa, ora vagano spaesati, senza più punti di riferimento».

Nel frattempo, negli stessi giorni, gli ultimi due gatti già recuperati, non avendo stalli disponibili, vengono sistemati in gabbia presso una volontaria. Una soluzione provvisoria, forzata, che lascia segni evidenti. «Osservate i loro sguardi: sono stressati, confusi, provati. Non è una sistemazione degna, ma è l’unica possibile quando si pretende che un’associazione risolva tutto in poche ore, come se fosse un dovere e non un aiuto», scrive Le Sfigatte.

Quello che colpisce di più, sottolinea l’associazione, è «il menefreghismo, il cinismo, la totale mancanza di rispetto verso gli animali amati per anni dalla loro umana». Perché, come viene ribadito, «casa e denaro vengono ereditati. I gatti, invece, vengono trattati come un problema da eliminare in fretta».

L’ultimo aggiornamento, pubblicato il 16 gennaio, rende il quadro ancora più allarmante. Da domenica, spiegano dal rifugio, il cancello verrà chiuso. In questi giorni piove e tra domenica e lunedì è prevista neve. Da quel momento, i gatti rimasti saranno completamente allo sbaraglio: senza ripari, senza cibo, in una zona vicina alla strada, con un rischio concreto di investimento.

Per questo Le Sfigatte lanciano un appello urgente, rinnovato proprio nell’ultimo post. Servono stalli immediati, anche singoli, in Torino e dintorni, per i due gatti attualmente in gabbia. Un luogo caldo e sicuro, dove possano uscire dalla gabbia e iniziare a riprendersi. «Speriamo che, in mezzo a tanto menefreghismo, ci sia qualcuno che abbia rispetto per la memoria della signora che li ha amati», scrive l’associazione, «quel rispetto che, purtroppo, i suoi parenti non hanno dimostrato».

Chi può aiutare può scrivere a Volontari@lesfigatte.it. E il rifugio aggiunge un avvertimento che nasce da storie viste troppe volte: «Se non avete parenti che possano occuparsi dei vostri animali o se temete che non lo facciano, pensateci in tempo a tutelarli, prima che facciano una brutta fine». Le informazioni utili sono disponibili anche a questo link, indicato dall’associazione: https://www.lesfigatte.it/Testamento-per-gli-animali/

«Gli animali non sono pacchi da spostare, né problemi da eliminare. Ci vuole tempo. Ci vuole rispetto. Ci vuole umanità», conclude Le Sfigatte. «E chi pensa che basti chiudere una porta o un cancello per far finta che il problema non esista più, di solito scopre che non funziona così. Perché quando sensibilità e dovere morale non bastano, restano gli obblighi previsti dalla legge. E noi la faremo rispettare».

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