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La Voce degli Animali
23 Gennaio 2026 - 13:23
Ridotta a pelle e ossa, Matilda è sopravvissuta all’inferno: ora un rifugio chiede aiuto per salvarle la vita
Quando i volontari della Casa del Cane Vagabondo – Rifugio per animali di Barbania, nel Torinese, hanno incrociato lo sguardo di Matilda, hanno capito subito che non si trattava di un salvataggio come tanti altri. Davanti a loro non c’era l’immagine fiera e potente che si associa a un cavallo, ma un corpo svuotato, piegato dalla fame e dall’abbandono. Un corpo che raccontava, senza bisogno di parole, una lunga sofferenza.
Il recupero risale al 14 gennaio 2026. Lo staff lo ha scritto con crudezza, scegliendo di non addolcire la realtà: «Questa cavallina è MATILDA, recuperata il 14/01/2026 o meglio, abbiamo recuperato il suo scheletro». Una frase che pesa come una denuncia. Perché Matilda era stata ridotta a pelle e ossa, con problemi evidenti alla zampa anteriore e con un quadro clinico che lasciava intuire conseguenze profonde dovute alla malnutrizione e al maltrattamento.
Nei primi post pubblicati dal rifugio, emerge tutta la rabbia e lo sconforto di chi ogni giorno si trova davanti a storie simili. «Dove stiamo andando a finire???? Ma perché non c’è tutela per queste creature?», scrivono i volontari, mettendo nero su bianco una domanda che non riguarda solo Matilda, ma un sistema che troppo spesso arriva tardi o non arriva affatto. «Tutte le creature hanno diritto di vivere con dignità», aggiungono, ricordando che dietro ogni intervento ci sono vite reali, fragili, spesso dimenticate.
Di fronte a Matilda, però, nessuno si è voltato dall’altra parte. «Non potevamo girarci dall’altra parte, Matilda merita molto di più di quello che fin’ora le ha riservato la vita», spiegano dal rifugio. Da qui la decisione di avviare una raccolta fondi dal nome che è già una promessa: “La rivincita di Matilda”. Un appello nato dalla necessità concreta di affrontare cure lunghe, costose e delicate, ma anche dalla volontà di restituire dignità a un animale che l’ha vista calpestata.
I giorni successivi al recupero sono stati segnati dai primi interventi veterinari. Ogni aggiornamento racconta un piccolo passo, ma anche nuove difficoltà. «Matilda ha già avuto la visita del dentista, purtroppo i suoi denti, molto mal messi, non riescono a masticare il fieno», hanno scritto i volontari, spiegando perché la cavallina non fosse in grado nemmeno di alimentarsi in modo autonomo. A questo si sono aggiunti i problemi agli zoccoli: «Oggi il maniscalco ha sistemato gli zoccoli, anche questi rovinati».
La conseguenza è un percorso di recupero lento e complesso. «Adesso inizieremo con cibi adeguati, per uno stomaco e un intestino delicati», spiegano dal rifugio, sottolineando quanto ogni scelta debba essere calibrata per non mettere ulteriormente a rischio un organismo già provato.
Nel frattempo, la raccolta fondi procede con fatica. Il rifugio lo ammette con onestà, senza accusare nessuno. «Amici, la raccolta fondi si è un po’ bloccata», si legge in uno degli aggiornamenti. «Sappiamo che non è un periodo facile per tutti, ma se non potete fare una piccola donazione, chiediamo la MASSIMA CONDIVISIONE». Un appello che si chiude con una speranza semplice e potentissima: «Chissà che il post arrivi sulla bacheca giusta».
Dietro quelle parole c’è la consapevolezza che spesso basta poco per cambiare il destino di un animale. Una condivisione, una donazione, un gesto che permetta di continuare a curare, nutrire, assistere. «Il nostro Rifugio cerca di fare il possibile per tutti, con il vostro aiuto possiamo salvare tanti casi disperati», ribadiscono i volontari.
La raccolta fondi per Matilda, intitolata “La rivincita di Matilda”, è attiva online e può essere raggiunta a questo link: https://gofund.me/2a45ed98. È lì che si misura, giorno dopo giorno, la possibilità concreta di offrire a questa cavallina una seconda possibilità.
Oggi Matilda non è ancora fuori pericolo, ma non è più sola. È seguita, curata, protetta. La sua storia è diventata un simbolo, una ferita aperta che costringe a guardare ciò che spesso si preferisce ignorare. E mentre il suo corpo prova lentamente a riprendersi, resta una domanda che continua a riecheggiare, la stessa scritta dal rifugio nei primi giorni: dove stiamo andando a finire, se una cavallina può essere ridotta così, nel silenzio generale?
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