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Askatasuna non è più "bene comune": Torino apre una nuova fase dopo sgombero e mobilitazioni

La Giunta cancella il sito da corso Regina Margherita dall’elenco dei beni comuni. Il centro sociale rilancia iniziative e cortei

Askatasuna non è più "bene comune": Torino apre una nuova fase dopo sgombero e mobilitazioni

Askatasuna non è più "bene comune": Torino apre una nuova fase dopo sgombero e mobilitazioni

La Città di Torino ha formalizzato la cancellazione dell’immobile di corso Regina Margherita 47 dall’elenco dei beni comuni, segnando un passaggio che rilegge in chiave amministrativa e politica il destino dell’area un tempo occupata dal centro sociale Askatasuna. La delibera, firmata dalla vicesindaca con delega al Patrimonio, Michela Favaro, e approvata dalla Giunta comunale, prende atto della decadenza del patto di collaborazione intervenuta il 18 dicembre scorso, giorno in cui l’immobile fu sgomberato e i suoi accessi murati a seguito di un’operazione di polizia giudiziaria. È un cambio di pagina non solo per lo stabile, ma per il dibattito cittadino su partecipazione, spazi condivisi e funzioni di interesse pubblico.

Il provvedimento richiama i principi del regolamento sui beni comuni, che prevedono criteri di accessibilità reale, cura condivisa e partecipazione ai processi decisionali per il riconoscimento di un bene come “comune”. Secondo il testo della delibera, le condizioni che avevano consentito l’uso condiviso dell’immobile di proprietà comunale non sussistono più dopo lo sgombero: la cessazione del patto e le modifiche delle condizioni operative hanno determinato la rimozione dell’edificio dalla lista di quelli gestiti come beni comuni. La Giunta afferma che ogni decisione sulla “concreta destinazione del bene” dovrà essere oggetto di “successive valutazioni dell’amministrazione” e dovrà essere definita nell’ambito di funzioni di rilevanza pubblica e di interesse del territorio.

La partita ora si sposta sulla destinazione futura dell’immobile, con il sindaco Stefano Lo Russo che ha ribadito più volte l’importanza di individuare una “finalità sociale” per il quartiere e la città, tema che funge da cornice alla scelta amministrativa. In base al regolamento comunale, i criteri di apertura, corresponsabilità e partecipazione che giustificavano il riconoscimento come bene comune devono essere nuovamente soddisfatti per riconsegnare alla collettività uno spazio significativo. Il dossier Askatasuna ha assunto così un ruolo simbolico: la sua rimozione dall’elenco non è semplicemente l’effetto di un evento di ordine pubblico, ma l’esito formale di una verifica sui requisiti che definiscono un bene comune.

A destra: il sindaco Lo Russo

Il contesto di questa decisione è segnato da una serie di recenti sviluppi di cronaca e mobilitazione collegati alla vicenda di Askatasuna, e alle tensioni sociali della città. Dopo oltre trent’anni di occupazione autogestita dello stabile di corso Regina Margherita 47, il centro sociale è stato sgomberato il 18 dicembre 2025 nel corso di una vasta operazione di polizia giudiziaria partita prima dell’alba. L’intervento ha visto la perquisizione dello stabile e di abitazioni di alcuni attivisti, disposto nell’ambito delle indagini sugli assalti ai locali delle Ogr, alla sede di Leonardo e alla redazione del quotidiano La Stampa avvenuti durante manifestazioni pro Palestina nei mesi precedenti. All’interno dell’edificio occupato dal 1996 erano presenti alcuni militanti che sono stati fatti uscire e l’area è stata resa inaccessibile, con i sigilli posti dalla Digos e dai reparti intervenuti.

Le tensioni non si sono limitate all’azione di polizia. In seguito allo sgombero si sono verificate manifestazioni di protesta, alcune delle quali caratterizzate da scontri con le forze dell’ordine e l’uso di idranti per disperdere i cortei, con strade chiuse e scuole temporaneamente isolate nella zona di Vanchiglia.

Sul versante politico e sociale, gli attivisti legati all’esperienza di Askatasuna non sono rimasti inerti. Nelle scorse settimane, nel Campus Luigi Einaudi dell’Università di Torino, si sono svolte assemblee nazionali molto partecipate, con delegazioni provenienti da diverse città italiane e con la presentazione di iniziative da realizzare nei prossimi giorni, tra cui un corteo nazionale annunciato per il 31 gennaio con più punti di partenza in città e locandine firmate da nomi noti del mondo della cultura e della comunicazione.

L’assemblea ha ribadito la volontà di trasformare lo sgombero in un momento di rilancio e di consolidare una rete di movimenti e collettivi nazionali, richiamando i partecipanti a “organizzarsi per rispondere all’attacco che il governo porta contro i giovani e i movimenti sociali” e annunciando un coinvolgimento capillare della città nel corteo.

In questo quadro complesso, il Comune di Torino ha affidato a una delibera formale una decisione che chiude una fase e ne apre un’altra. Quartiere, associazioni e forze politiche attendono ora segnali concreti sull’utilizzo futuro dell’ex Askatasuna, mentre l’amministrazione prepara successive valutazioni che dovranno conciliare esigenze di sicurezza e legalità con la valorizzazione di uno spazio urbano significativo nel rispetto dell’interesse collettivo.

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