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Il bike sharing funziona ma chiude lo stesso: la mobilità sostenibile si ferma per mancanza di fondi

Dal 30 gennaio stop al servizio di e-bike tra Verbania, Omegna e Gravellona: finiti i fondi ministeriali, il progetto resta senza futuro

Il bike sharing funziona ma chiude lo stesso

Il bike sharing funziona ma chiude lo stesso: la mobilità sostenibile si ferma per mancanza di fondi

Dopo appena diciotto mesi di attività, il bike sharing nel Verbano-Cusio-Ossola si ferma. Dal 30 gennaio il servizio di noleggio di biciclette a pedalata assistita non sarà più disponibile nelle città di Verbania, Omegna, Gravellona Toce e Casale Corte Cerro. Una decisione che arriva nonostante i buoni risultati in termini di utilizzo e gradimento, e che viene motivata con una frase ormai fin troppo familiare nella gestione dei servizi pubblici: mancano i fondi.

A comunicarlo è stata l’amministrazione comunale di Omegna, dopo aver ricevuto una nota ufficiale da Vco Trasporti, la società a partecipazione pubblica che si occupa del trasporto pubblico locale e che aveva promosso il progetto insieme a Vaimoo, operatore specializzato nella mobilità condivisa. Il servizio era stato lanciato il 17 luglio 2024 come fase sperimentale, con una flotta di 105 e-bike distribuite su 27 stazioni, in un territorio complesso dal punto di vista orografico ma potenzialmente ideale per forme di mobilità alternativa all’auto privata.

Nella comunicazione inviata agli enti locali, Vco Trasporti chiarisce che «la decisione si rende necessaria poiché la fase di sperimentazione del progetto, avviata grazie ai fondi del ministero delle Infrastrutture e con il supporto della Regione Piemonte e dei comuni, è giunta al termine». Un passaggio che mette nero su bianco la natura temporanea dell’iniziativa, nata grazie a finanziamenti straordinari e mai consolidata in una programmazione strutturale.

Il punto più critico emerge subito dopo. «Nonostante gli ottimi risultati ottenuti in termini di utilizzo e gradimento da parte dei cittadini, il servizio non può proseguire senza tali fondi che, al momento, non sono stati rinnovati o senza un'azione di rimodulazione del fondo trasporti portata avanti dalla Regione e dai Comuni». In altre parole, il progetto ha funzionato, ma non abbastanza da garantirgli un futuro. O meglio: ha funzionato sul piano dell’utenza, ma non su quello politico e finanziario.

La sospensione del bike sharing riapre così una questione più ampia, che va ben oltre le biciclette elettriche. Nel Vco, come in molte aree periferiche e montane, la mobilità sostenibile viene spesso evocata nei documenti programmatici e nei discorsi pubblici, ma fatica a tradursi in servizi continuativi. Il bike sharing rappresentava una rarità positiva: un sistema moderno, diffuso su più comuni, capace di integrare turismo, spostamenti quotidiani e riduzione dell’impatto ambientale.

Le 105 e-bike non erano solo un numero simbolico, ma uno strumento concreto per collegare quartieri, centri urbani e aree periferiche, offrendo un’alternativa all’auto privata in territori dove il trasporto pubblico tradizionale soffre da anni di carenze strutturali. Il fatto che il servizio venga sospeso proprio mentre i dati di utilizzo ne certificano l’efficacia rende la decisione ancora più difficile da digerire per utenti e amministratori locali.

Il nodo resta quello della governance dei fondi. La sperimentazione è stata possibile grazie a risorse del Ministero delle Infrastrutture, con il sostegno della Regione Piemonte e dei comuni coinvolti. Ma una volta terminato il finanziamento iniziale, nessun ente si è fatto carico di trasformare il progetto in un servizio stabile. La mancata rimodulazione del fondo trasporti, evocata nella nota di Vco Trasporti, diventa così l’elemento decisivo che segna lo stop.

Per i comuni coinvolti si apre ora una fase delicata. Da un lato c’è la consapevolezza di aver offerto ai cittadini un servizio apprezzato; dall’altro, l’impossibilità di sostenerlo senza un quadro finanziario chiaro e condiviso. Il rischio è che il bike sharing finisca per essere ricordato come l’ennesima buona idea lasciata a metà, un esperimento riuscito ma abbandonato per mancanza di visione a lungo termine.

Il caso del Vco non è isolato. In molte realtà italiane, soprattutto fuori dalle grandi città, i progetti di mobilità innovativa nascono come sperimentazioni e si spengono allo stesso modo, senza riuscire a superare la soglia della provvisorietà. Una dinamica che alimenta sfiducia e rende sempre più difficile convincere i cittadini ad abbandonare l’auto privata, quando le alternative vengono offerte solo a tempo determinato.

Dal 30 gennaio, dunque, le 27 stazioni resteranno inutilizzate e le e-bike torneranno nei depositi. Resta aperta la domanda su cosa accadrà dopo: se lo stop sarà definitivo o se, come auspicato da Vco Trasporti, Regione e Comuni riusciranno a trovare una soluzione per rilanciare il servizio. Per ora, però, il dato è uno solo: una mobilità più sostenibile c’era, funzionava, ma non è stata sostenuta.

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