Cerca

Esteri

Guerra vera, video finti: l’invasione dei filmati AI sul Medio Oriente. “Mai viste così tante bufale” (VIDEO)

Dai bombardamenti inventati alle foto satellitari manipolate: centinaia di milioni di visualizzazioni per contenuti falsi. L’allarme del giornalista BBC: “I fact-checker non sono mai stati così impegnati”

La guerra nel Medio Oriente oggi non si combatte soltanto con missili e bombardamenti. Si combatte anche con un’arma molto più silenziosa ma altrettanto potente: i video generati dall’intelligenza artificiale. E sui social il risultato è un vero e proprio tsunami di immagini e filmati falsi che stanno trasformando il conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele in uno spettacolo virale da milioni di visualizzazioni.

Secondo le analisi riportate dalla BBC, la quantità di contenuti falsi circolati online dall’inizio del conflitto avrebbe già raggiunto livelli senza precedenti. Video realistici, clip brevissime e immagini satellitari manipolate stanno invadendo X, TikTok, Instagram e altre piattaforme, rendendo sempre più difficile distinguere ciò che è reale da ciò che è completamente inventato.

Il fenomeno ha una spiegazione semplice e brutale: la guerra è uno dei contenuti più virali che esistano online. E quindi anche uno dei più redditizi per chi riesce a intercettare milioni di visualizzazioni.

Molti di questi video, generati con strumenti di intelligenza artificiale, durano circa dieci secondi, la durata tipica dei filmati prodotti da molti modelli generativi. Alcuni mostrano bombardamenti spettacolari, altri città distrutte o missili che cadono sulle metropoli. Tutto incredibilmente realistico. Tutto falso.

Uno dei contenuti più diffusi, per esempio, mostra un presunto bombardamento su Tel Aviv, con decine di testate che cadono sulla città. Il video, di appena dieci secondi, è stato condiviso su numerosi social e solo su X ha superato 4 milioni di visualizzazioni, accumulando decine di migliaia di “like”.

Un altro caso diventato virale riguarda il Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo con i suoi 828 metri di altezza, mostrato in fiamme dopo un presunto bombardamento. Nel filmato si vedono persone correre nelle strade… ma in modo piuttosto curioso verso lo stesso grattacielo in fiamme. Un dettaglio che non ha impedito al video di diventare virale.


Secondo la BBC, proprio quel video avrebbe raccolto decine di milioni di visualizzazioni. Solo uno dei post che lo ha condiviso — pubblicato da un imprenditore e influencer con oltre un milione di follower e badge dorato su X — avrebbe superato due milioni di visualizzazioni.

A rendere ancora più confusa la situazione c’è il fatto che alcuni video sono sì reali, ma girati in contesti completamente diversi e riproposti online come se fossero immagini della guerra in corso. Il risultato è un gigantesco cortocircuito informativo in cui realtà e finzione si mescolano continuamente.

Dietro questa valanga di contenuti non sempre ci sarebbe propaganda politica. In molti casi la motivazione sarebbe molto più semplice: fare soldi.

Secondo Nikita Bier, head of product di X, nel 99% dei casi chi pubblica questi contenuti non lo farebbe per sostenere una parte del conflitto ma semplicemente per monetizzare la viralità.

«Nel 99% dei casi», ha spiegato Bier, si tratterebbe di utenti che «cercano di monetizzare in modo scorretto».

I social network pagano infatti i creator che generano traffico e visualizzazioni. E in uno scenario come quello di una guerra, i contenuti più estremi — anche se falsi — diventano facilmente virali.

Di fronte all’esplosione del fenomeno, X ha annunciato un giro di vite. Gli utenti che pubblicheranno video generati con l’intelligenza artificiale relativi a conflitti armati senza dichiararlo verranno sospesi per 90 giorni dal programma Creator Revenue Sharing. In caso di violazioni ripetute, la sospensione diventerà definitiva.

Ma i video non sono l’unico fronte della disinformazione. Anche le immagini satellitari stanno diventando uno strumento per diffondere notizie false.

Un esempio riguarda un post pubblicato dall’account Tehran Times su X, che mostrava due immagini satellitari per dimostrare la presunta distruzione di un radar americano in Qatar. In realtà, secondo le verifiche, le foto non raffiguravano un radar in Qatar ma una base navale americana in Bahrain.

Inoltre, secondo Google Synth ID, uno strumento che individua le tracce digitali delle immagini modificate con l’AI, la fotografia che mostrerebbe il bombardamento sarebbe stata modificata proprio con strumenti di intelligenza artificiale.

Anche un controllo più semplice rivela incongruenze. Le immagini satellitari utilizzate nel confronto risalgono a febbraio 2025, e nella seconda fotografia tutti gli oggetti risultano esattamente nella stessa posizione della precedente. Persino tre auto parcheggiate sulla strada, che sembrano non essersi mosse per oltre un anno.

A lanciare l’allarme è anche Shayan Sardarizadeh, giornalista di BBC Verify, il servizio dell’emittente britannica specializzato nella verifica di immagini e video online.

Scrive su X: «Faccio questo lavoro da oltre un decennio e ho seguito diversi conflitti, ma non ricordo un periodo in cui gli investigatori open source e i fact-checker siano stati così impegnati».

Secondo il giornalista, la combinazione tra la portata del conflitto e la diffusione della disinformazione sui social ha creato una situazione senza precedenti.

«La portata di questa guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, il volume di gravi incidenti quotidiani che si verificano in tutto il Medio Oriente e che devono essere indagati, e la diffusione dilagante di disinformazione sui social media vanno oltre la capacità di copertura di una sola persona».

Il giorno successivo Sardarizadeh ha aggiunto un’altra considerazione inquietante: questa guerra potrebbe aver già stabilito il record per il maggior numero di video e immagini generati con l’intelligenza artificiale diventati virali durante un conflitto.

Un fenomeno che, secondo lui, segna l’inizio di una nuova fase della comunicazione digitale: «Benvenuti nel nostro nuovo mondo della disinformazione generata dall'intelligenza artificiale».

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori