Cerca

Spettacolo

"Ho il terrore delle donne", Chiambretti torna in Rai e lancia su Rai 3 il programma che promette di far saltare gli equilibri

Chiambretti torna in Rai e riparte dalle donne, su Rai 3 un programma che mescola satira, informazione e autobiografia

"Ho il terrore delle donne"

"Ho il terrore delle donne", Chiambretti torna in Rai e lancia su Rai 3 il programma che promette di far saltare gli equilibri

Il ritorno di Piero Chiambretti in Rai non è un semplice cambio di rete, né un’operazione nostalgia. È piuttosto un ritorno ragionato, costruito con consapevolezza e con una precisa idea di televisione, che prende forma su Rai 3 con un nuovo programma dal titolo programmatico: “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”. Un progetto che affonda le radici in esperienze precedenti, ma che viene ripensato, riscritto e riposizionato per un contesto editoriale completamente diverso, nel quale Chiambretti rivendica una maggiore centralità dell’informazione rispetto all’intrattenimento puro.

Dopo vent’anni di lontananza dalla Rai, il conduttore e autore torinese sceglie proprio la terza rete per rientrare nel servizio pubblico, in un momento che lui stesso definisce delicato per l’azienda. A La Repubblica non nasconde di credere ancora nella funzione di “mamma Rai”, pur riconoscendo le difficoltà del presente. «Ma l’azienda sarà stimolata a trovare valide alternative. Lo deve fare», dice, collocando implicitamente il suo ritorno dentro una sfida più ampia: quella di una televisione che deve reinventarsi senza perdere identità.

“Donne sull’orlo di una crisi di nervi” nasce dalle ceneri de “La Repubblica delle donne”, il programma andato in onda su Rete 4 che, secondo Chiambretti, non aveva esaurito il proprio potenziale. «Il nuovo programma nasce dalle ceneri di quella trasmissione, che non aveva esaurito le potenzialità. L’ho migliorata e riposizionata: un conto è Rete4, un conto Rai 3. È tutto infotainment: qui ci sarà più info che tainment», spiega. Una distinzione netta, che racconta molto della sua visione editoriale: meno spettacolo fine a sé stesso, più contenuti, più contesto, più responsabilità narrativa.

Il titolo, volutamente provocatorio, mette al centro le donne, non come pretesto o categoria astratta, ma come lente attraverso cui osservare il presente. Donne come protagoniste, come voci autorevoli, come soggetti complessi, capaci di tenere insieme ironia, competenza e conflitto. Un’idea che si riflette anche nella struttura del programma e nella scelta degli ospiti, che Chiambretti definisce senza mezzi termini “disturbati”, rivendicando il diritto al dissenso e allo sguardo laterale.

Il parterre annunciato è ampio e trasversale. In collegamento ci saranno i corrispondenti Rai dall’estero, con Giovanna Botteri da Parigi, Paolo Pagliara da New York e Marco Varvello da Londra, chiamati a portare informazione e attualità internazionale dentro un contenitore che rifiuta la separazione rigida dei generi. Accanto a loro, un gruppo di editorialisti e commentatori che spaziano da Francesca Barra a Edoardo Camurri, da Costantino della Gherardesca a Grazia Sambruna, fino alle riflessioni letterarie di Isabella Santacroce e Melanie Moore. Dal mondo dei social arrivano Marina Valdemoro e Penelope Robin, mentre la parte comica è affidata a Francesca Reggiani e Rosalia Porcaro. In prima fila, come presenze simboliche e affettive, anche Giorgio Dell’Arti e Diego Fusaro.

È una squadra che racconta bene il metodo Chiambretti: mescolare linguaggi, piani culturali diversi, voci dissonanti, senza paura dell’eccesso o della frizione. Una televisione che non cerca l’unanimità, ma il confronto. E che trova nelle donne non un tema, ma un punto di partenza.

Paradossalmente, Chiambretti ammette di temere le donne. «Ho il terrore delle donne, ho imparato a correre conoscendole», confessa, con quella miscela di ironia e sincerità che da sempre caratterizza il suo stile. E aggiunge che, potendo tornare indietro, forse avrebbe dovuto conservare alcuni programmi invece di cambiarli continuamente. «Nell’era Guglielmi si cambiava sempre, non ho mai amministrato la creatività». Una frase che suona come un’autocritica tardiva, ma anche come una rivendicazione di libertà.

Il ritorno in Rai arriva dopo quindici anni a Mediaset, un addio che Chiambretti racconta come tutt’altro che traumatico. Anzi, lo definisce un distacco sereno, segnato da riconoscenza. «Con Pier Silvio Berlusconi ci siamo lasciati benissimo», racconta, aggiungendo un gesto che ha fatto discutere: «Ho comprato la pagina di un quotidiano per ringraziarlo per i 15 anni fantastici a Mediaset. Mi ha sempre lasciato carta bianca». Un saluto pubblico, raro nel mondo televisivo, che testimonia un rapporto professionale improntato al rispetto reciproco.

Di Silvio Berlusconi, Chiambretti dice di averlo visto solo due volte, sottolineando quanto padre e figlio siano diversi. «L’approccio alla vita è molto diverso: Pier Silvio è riservatissimo». Anche qui, nessuna polemica, nessun rancore, ma una lucidità che riflette un percorso professionale ormai maturo.

Accanto al Chiambretti televisivo, il nuovo programma porta inevitabilmente con sé anche il Chiambretti uomo, la sua storia personale, che negli ultimi anni è emersa con maggiore forza. In una lunga intervista pubblicata da Vanity Fair, il conduttore ha messo a nudo pezzi importanti della propria vita, offrendo chiavi di lettura utili anche per comprendere il suo rapporto con le donne, con la libertà e con il linguaggio televisivo.

«Non lo faccia diventare il solito pezzo sugli artisti sfigati nella vita e ricompensati nel lavoro, perché non è così. Nella vita mi è andata bene, non perché fossi disgraziato ma perché sono bravo», avverte Chiambretti nell’intervista, rivendicando il proprio talento come frutto di capacità e non di rivalsa. E quando parla del talento, lo definisce così: «Scrivere cose che piacciono a me e che posso interpretare io. Non sono bravo a fare nient’altro».

La sua infanzia, segnata da un’assenza paterna mai colmata, emerge come un elemento fondativo. «Negli anni della mia infanzia il fatto di non essere riconosciuto da un padre è stato un vero e proprio buco nero», racconta, ricordando come inventasse storie per giustificare quell’assenza. Una ferita che si intreccia con la figura centrale della madre Felicita, scomparsa durante il Covid. «La vita di mia madre ha condizionato la mia», dice, fino a condensare tutto in una frase che ha il peso di un manifesto emotivo: «Le mamme non dovrebbero morire mai».

È anche da qui che nasce il suo sguardo sulle donne, lontano dalla retorica e vicino all’esperienza. Quando parla di lavoro femminile, non fa sconti. «Gli stipendi non sono ancora gli stessi, e questo comporta che non tutti hanno la stessa indipendenza. Faccia lei», dice, lasciando sospesa una constatazione che pesa più di mille analisi.

Il nuovo programma su Rai 3 si inserisce in questo quadro umano e professionale. Non è solo un contenitore televisivo, ma una sintesi di percorso. Una trasmissione che riflette l’idea di una tv che deve tornare a interrogare, a disturbare, a non accontentarsi. Anche la sua storia personale con la malattia, il lungo isolamento da bambino per il reumatismo articolare, contribuisce a spiegare la sua attitudine alla ribellione creativa. «La ribellione sta nell’arte», afferma, collegando il desiderio di rompere le regole a quell’anno passato chiuso in casa, davanti alla televisione.

“Donne sull’orlo di una crisi di nervi” arriva dunque come un progetto stratificato, che unisce satira, informazione, racconto personale e osservazione del presente. Un programma che non promette consolazione, ma sguardi obliqui. E che segna il ritorno di Chiambretti in un luogo simbolico, la Rai, con la consapevolezza di chi non ha più nulla da dimostrare, ma ancora molto da dire.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori