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Gli Stati Uniti comprarono un arcipelago con 25 milioni d’oro: come e perché la Danimarca vendette le sue isole ai Caraibi

Sicurezza del Canale di Panama, paura della Germania e un patto che toccò anche la Groenlandia: nel 1917 Saint Thomas, Saint John e Saint Croix diventarono territorio americano

Gli Stati Uniti comprarono un arcipelago con 25 milioni d’oro: come e perché la Danimarca vendette le sue isole ai Caraibi

Gli Stati Uniti comprarono un arcipelago con 25 milioni d’oro: come e perché la Danimarca vendette le sue isole ai Caraibi

Nell’inverno del 1917, in una sala del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, venne posato su un tavolo un mandato del Tesoro degli Stati Uniti pagabile “in monete d’oro”. L’importo era di 25 milioni di dollari. Era il prezzo fissato per una cessione territoriale che avrebbe modificato in modo stabile la geografia politica dei Caraibi e rafforzato la presenza strategica americana nell’Atlantico: Saint Thomas, Saint John e Saint Croix, insieme a decine di isolotti e scogli, passavano dalla Danimarca agli Stati Uniti d’America.

Il trasferimento formale avvenne il 31 marzo 1917, passato alla storia come Transfer Day. A Charlotte Amalie la bandiera danese venne ammainata e quella statunitense issata. Dietro quella cerimonia, tutt’altro che improvvisata, c’era una trattativa durata decenni, accelerata da un contesto internazionale segnato dalla Prima guerra mondiale, dall’apertura del Canale di Panama e da un nuovo equilibrio tra potenze atlantiche e artiche.

isole

Il dossier sulla vendita delle allora Indie Occidentali danesi non nacque nel 1917. Già nella seconda metà dell’Ottocento Washington aveva tentato di acquistare Saint Thomas e Saint John per 7,5 milioni di dollari, ma l’operazione era fallita tra calamità naturali, resistenze politiche interne e la crisi della presidenza di Andrew Johnson. Un nuovo accordo, raggiunto nel 1902, venne bocciato per pochi voti dal Landsting, la Camera alta danese, nonostante l’approvazione del Folketing.

La questione rimase congelata fino a quando il contesto internazionale mutò rapidamente. L’apertura del Canale di Panama nel 1914 rese strategico il controllo dei Caraibi orientali. Con la guerra in corso, negli Stati Uniti crebbe il timore che la Germania potesse occupare le isole e trasformarle in basi navali per i sommergibili. Per l’amministrazione americana, garantire la sicurezza delle rotte verso il canale divenne una priorità non negoziabile.

Dal lato danese, le motivazioni erano meno militari ma altrettanto concrete. L’economia coloniale delle isole, fondata per decenni sulla produzione di zucchero, era entrata in crisi. La concorrenza della barbabietola europea e dei produttori di canna in Brasile e Asia aveva ridotto drasticamente la redditività. Mantenere il controllo delle isole comportava costi crescenti e benefici sempre più limitati. In questo quadro, i 25 milioni di dollari in oro rappresentavano una via d’uscita pragmatica, utile anche a rafforzare la neutralità della Danimarca in un’Europa in guerra.

Il trattato di cessione venne firmato il 4 agosto 1916 a New York dal ministro danese Constantin Brun e dal Segretario di Stato degli Stati Uniti Robert Lansing. Il Senato degli Stati Uniti lo approvò il 7 settembre 1916. In Danimarca si scelse di consultare gli elettori: il 14 dicembre 1916, nel referendum consultivo, i voti favorevoli alla vendita furono 283.670, contro 158.157 contrari. Il Parlamento danese ratificò l’accordo il 22 dicembre 1916.

Negli Stati Uniti la ratifica presidenziale arrivò il 16 gennaio 1917 con la firma del presidente Woodrow Wilson. Lo scambio degli strumenti di ratifica avvenne il giorno successivo a Washington, completando il percorso giuridico. Da quel momento scattò il termine previsto dal trattato: 90 giorni per il pagamento dell’intera somma in oro. Il Dipartimento di Stato scrisse alla legazione danese il 22 marzo 1917 per definire le modalità. Il pagamento venne effettuato il 31 marzo, lo stesso giorno delle cerimonie ufficiali nelle isole.

Accanto al trattato, venne rilasciata una dichiarazione unilaterale statunitense passata alla storia come Lansing Declaration. In quel documento, gli Stati Uniti dichiararono che non si sarebbero opposti all’estensione degli interessi politici ed economici danesi sull’intera Groenlandia. Il testo non era un dettaglio marginale: chiariva lo scambio politico alla base dell’accordo. Washington consolidava la propria presenza nei Caraibi, mentre Copenaghen otteneva un riconoscimento di fatto del proprio spazio nell’Artico. La dichiarazione venne richiamata anche nella proclamazione presidenziale del 25 gennaio 1917, che rese pubblico il trattato.

Il 31 marzo 1917, nelle isole, il passaggio di sovranità si svolse secondo un protocollo preciso. A Saint Thomas si fronteggiarono i picchetti d’onore danesi e statunitensi, accompagnati da musiche militari e salve di cannone. Mentre nelle piazze l’arcipelago cambiava bandiera, a Washington Constantin Brun ricevette da Robert Lansing il mandato in oro. Da allora il Transfer Day è rimasto una ricorrenza civile nelle Isole Vergini degli Stati Uniti.

L’accordo riguardava non solo le tre isole principali, ma anche “le isole adiacenti e gli scogli”, un insieme di circa cinquanta o sessanta lembi di terra. Alcuni, come Little Saint James, sono diventati noti solo molti decenni dopo. Al tempo, ciò che contava erano i porti naturali profondi, le rotte navali e la possibilità di integrare l’economia locale nel sistema commerciale statunitense.

Se rapportati ai valori attuali, i 25 milioni di dollari del 1917 equivalgono a circa 614 milioni di dollari nel 2024, calcolati sulla base del Consumer Price Index (Indice dei Prezzi al Consumo). La stima non è assoluta, ma restituisce l’ordine di grandezza di un investimento che gli Stati Uniti considerarono giustificato dalle esigenze di sicurezza legate al Canale di Panama e alla competizione globale dell’epoca.

Con il nuovo assetto, l’arcipelago assunse il nome di United States Virgin Islands (Isole Vergini degli Stati Uniti). Il cambiamento amministrativo fu graduale. La cittadinanza statunitense venne riconosciuta alla maggior parte dei residenti solo nel 1927 e l’integrazione nelle strutture federali avvenne per fasi successive. La data del 31 marzo rimase però un riferimento simbolico, celebrato ogni anno.

La trattativa del 1916-1917 mostra con chiarezza come si costruisce un accordo di cessione territoriale. I negoziati vennero condotti con riservatezza per non compromettere la neutralità danese. Le contropartite andarono oltre il prezzo in oro, come dimostra il passaggio sulla Groenlandia. Le scadenze furono rispettate con precisione, dal termine dei 90 giorni al pagamento finale, senza margini di ambiguità.

A oltre un secolo di distanza, l’accordo non appartiene solo ai manuali di storia. Viene richiamato ogni volta che si discute di sovranità, Artico e sicurezza nel Nord Atlantico. Nel 1917 gli Stati Uniti cercavano profondità difensiva per il Canale di Panama, mentre la Danimarca consolidava la propria posizione in Groenlandia. Oggi i temi sono diversi, ma la logica strategica resta riconoscibile.

Tra gli isolotti inclusi nella cessione c’era anche Little Saint James, che all’epoca non aveva alcuna rilevanza internazionale. Nel 1998 venne acquistato privatamente da Jeffrey Epstein, diventando noto per vicende giudiziarie emerse molti anni dopo. Si tratta di una storia distinta dal trattato del 1917, ma utile a ricordare come decisioni geopolitiche possano incrociare, nel tempo, percorsi imprevisti.

L’operazione del 1917 non fu una semplice compravendita territoriale. Rafforzò la presenza americana nei Caraibi, fissò un quadro giuridico solido attraverso ratifiche e proclamazioni ufficiali e rappresentò, per la Danimarca, una scelta di realismo economico e strategico. Un compromesso che continua a influenzare il modo in cui vengono lette le mappe del Nord Atlantico e del Caribe.


Fonti
Trattato tra Danimarca e Stati Uniti del 4 agosto 1916
Proclamazioni presidenziali di Woodrow Wilson (1917)
Documenti del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti
Archivi del Parlamento danese (Folketing e Landsting)
National Archives and Records Administration (NARA)
U.S. Department of State – Office of the Historian

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