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Colpo di scena sull’eredità Agnelli, niente patteggiamento e processo di nuovo in bilico

Il gip di Torino blocca l’accordo per Ferrero e riapre l’incertezza sulla posizione di John Elkann

GIANLUCA FERRERO, PRESIDENTE DELLA JUVENTUS

GIANLUCA FERRERO, PRESIDENTE DELLA JUVENTUS

La vicenda giudiziaria sull’eredità Agnelli torna improvvisamente a riaccendersi e lo fa nel modo più destabilizzante: niente patteggiamento per Gianluca Ferrero, storico commercialista della famiglia, e giochi completamente riaperti. A deciderlo è stata la gip Giovanna De Maria, che in tribunale a Torino ha respinto l’accordo proposto per il secondo indagato nel procedimento sulla presunta frode all’erario legata alla residenza di Marella Agnelli, vedova di Gianni Agnelli. Un fascicolo che chiama in causa direttamente anche l’imprenditore John Elkann.

JOHN ELKANN


La scelta arriva al termine di un’udienza in cui erano stati gli stessi difensori di Ferrero a comunicare formalmente la volontà di rinunciare al patteggiamento, presentato mesi fa con il consenso della Procura e che prevedeva una pena convertita nel pagamento di 73 mila euro, senza sanzioni accessorie. I pubblici ministeri si erano opposti al passo indietro, ma la giudice, seppure con motivazioni diverse, ha di fatto accolto la posizione della difesa. Il risultato è un azzeramento del percorso fin qui seguito e un’incertezza totale sugli sviluppi futuri, a partire dall’11 febbraio, data in cui a Palazzo di giustizia dovrebbe essere discussa la richiesta di messa alla prova con cui Elkann punta a uscire dal procedimento.

Fino ai primi di dicembre, il fascicolo sembrava avviato a una conclusione relativamente lineare. Dopo il versamento di 183 milioni di lire all’Agenzia delle Entrate da parte di Elkann, la Procura aveva chiesto l’archiviazione della maggior parte delle posizioni e delle ipotesi di reato. Poi, però, il colpo di scena. Un altro giudice per le indagini preliminari, Antonio Borretta, aveva ordinato ai pubblici ministeri di formulare un capo d’accusa per Elkann e Ferrero per infedeltà nelle dichiarazioni dei redditi relative agli anni 2018 e 2019. È la cosiddetta imputazione coatta, che ha mandato all’aria equilibri, trattative e strategie difensive.

Una svolta che ha spinto i legali di Ferrero a ritirare la richiesta di patteggiamento. «È stato un passo necessario. Si è creata una situazione processuale confusa e balzerina. E la giudice ha sostanzialmente accolto le nostre osservazioni», ha commentato uno dei difensori, l’avvocato Marco Ferrero. Secondo la gip De Maria, infatti, l’accordo non era più «congruo» alla luce della nuova qualificazione giuridica delineata dai pm, ormai superata proprio dall’imputazione coatta.

Il dossier relativo a Ferrero, che riguarda ipotesi di truffa, falso e infedeltà nelle dichiarazioni dei redditi per gli anni 2015, 2016 e 2017, è stato così rinviato in Procura, dove riprenderà il suo iter. «In caso di richiesta di rinvio a giudizio chiederemo la riunione dei due procedimenti», ha annunciato ancora l’avvocato Ferrero, aggiungendo che, a suo giudizio, «l’esito dell’udienza di oggi non dovrebbe influenzare quella dell’11 febbraio».

Ma la storia dell’eredità Agnelli, ormai, insegna che nulla è scontato. Con un patteggiamento saltato, un’imputazione coatta già agli atti e una messa alla prova tutta da valutare, il procedimento che coinvolge John Elkann e Gianluca Ferrero torna in una fase di totale incertezza, dove i colpi di scena sembrano tutt’altro che finiti.

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