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20 Gennaio 2026 - 22:42
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La Stampa potrebbe presto cambiare editore. Il gruppo Gedi ha informato il direttore e il comitato di redazione del quotidiano torinese di aver avviato una trattativa in esclusiva con il gruppo Sae spa per la cessione della testata. L’operazione, come chiarito in una nota, riguarda non solo il giornale ma anche gli asset collegati e le attività di printing, comprese quindi le rotative. Una mossa che apre una fase decisiva per uno dei quotidiani più antichi e simbolici del panorama informativo italiano, da sempre legato alla storia industriale e culturale di Torino e della famiglia Agnelli.
La decisione di Gedi arriva in un contesto più ampio di riassetto dell’intero gruppo editoriale. La Stampa, infatti, rappresenta un capitolo a sé nel negoziato che coinvolge John Elkann e il gruppo greco Antenna dell’editore Theodore Kyriakou, interessato alle altre attività editoriali di Gedi, tra cui La Repubblica, Radio Deejay, Radio Capital e m2o. Per il quotidiano torinese, invece, la strada scelta porta verso Sae, gruppo guidato da Alberto Leonardis, già protagonista negli ultimi anni di una serie di acquisizioni nel settore della stampa locale.
Secondo fonti vicine a Gedi, la proposta di Sae presenta diversi elementi ritenuti vantaggiosi. Leonardis viene descritto come «un editore di mestiere, con provata esperienza nel settore», e il network del gruppo – che comprende testate come La Provincia Pavese, Il Tirreno, La Nuova Sardegna, Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio e La Nuova Ferrara – consentirebbe a La Stampa di mantenere una dimensione nazionale all’interno di un sistema informativo fortemente radicato sul territorio. A questo si aggiunge l’apertura del gruppo Sae al coinvolgimento di soggetti istituzionali locali, con l’obiettivo dichiarato di dare respiro e stabilità di lungo periodo a un progetto industriale che ora guarda anche al Piemonte. Nei prossimi giorni, secondo quanto trapela, dovrebbero partire contatti con alcune fondazioni bancarie.
Sul piano politico-istituzionale, l’annuncio della trattativa ha raccolto un primo commento favorevole da parte del governo. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Informazione e all’Editoria, Alberto Barachini, ha parlato di «una buona notizia», sottolineando che «la storica testata de La Stampa sia oggetto di interesse da parte di vari gruppi editoriali». Secondo Barachini, «l’apertura di una trattativa in esclusiva per la cessione del quotidiano torinese al Gruppo Sae, che ha già tra i suoi soci soggetti istituzionali locali, rappresenta una iniziativa strategica orientata a promuovere l’identità di un giornale ancorato al territorio». Il sottosegretario ha poi aggiunto che «la scelta da parte di Gedi di privilegiare l’offerta del Gruppo Sae appare connessa ad una proposta da parte del potenziale acquirente di puntare a un piano di sviluppo concreto e ambizioso», ribadendo l’auspicio che Sae «si impegni a tutelare gli asset e dia garanzie occupazionali».

Proprio il tema delle garanzie è però il nodo più delicato e controverso della vicenda. I comitati di redazione del gruppo Gedi, ascoltati in audizione dalla Commissione Cultura della Camera, hanno ribadito con forza la necessità di certezze sull’identità delle testate e sulla tutela dell’occupazione. Dal cdr de La Repubblica è arrivata una presa di posizione particolarmente dura: «I vertici di Gedi ci hanno detto che non era possibile introdurre garanzie nella procedura di vendita, come se noi facessimo un altro mestiere e non conoscessimo l’esistenza di clausole di salvaguardia». Una posizione che, secondo i rappresentanti sindacali, sarebbe cambiata solo in seguito alle pressioni politiche: «Dopo gli interventi del governo e della politica, nell’ultimo contatto avuto con Gedi ci è stato detto che la richiesta di garanzia sarebbe sul tavolo della trattativa, ma per noi sono solo parole. Non abbiamo alcun tipo di documento che lo dimostri».
Nel tentativo di rafforzare il controllo sull’operazione e sul futuro assetto societario, il cdr ha rilanciato anche l’ipotesi di una fondazione che possa svolgere un ruolo di garanzia sulla governance. «È un’idea già vagliata nel 2021 senza seguito. Andremo da un notaio nei prossimi giorni per dar vita a questo strumento», hanno spiegato i rappresentanti dei giornalisti.
Sul fronte politico regionale, la reazione è stata di segno opposto rispetto a quella del governo. La capogruppo di Alleanza Verdi Sinistra in Regione Piemonte, Alice Ravinale, ha definito l’operazione una vera e propria svendita. «Altro che piano di sviluppo, altro che valori non in vendita: Elkann sta svendendo La Stampa come fosse un’auto usata da rottamare per qualche incentivo», ha dichiarato. Secondo Ravinale, «una delle testate più autorevoli del Paese, con una storia centenaria per la sua famiglia e per la città di Torino, viene ceduta senza alcun confronto pubblico con la redazione, senza trasparenza, senza garanzie reali per chi ci lavora».
La critica si estende anche al ruolo delle istituzioni: «E mentre il sottosegretario Barachini e il governo applaudono, noi denunciamo: questa operazione è l’ennesimo colpo al pluralismo dell’informazione e alla dignità del lavoro giornalistico». Ravinale richiama inoltre un precedente che pesa come un’ombra sul profilo del potenziale acquirente: «La Stampa viene svenduta al gruppo Sae, che solo a ottobre scorso ha incassato la condanna da parte del Giudice del Lavoro del Tribunale di Livorno per condotta antisindacale al Tirreno». E conclude con un giudizio netto sull’operato di Gedi: «Il Gruppo Gedi, dopo aver desertificato le redazioni e sacrificato l’autonomia editoriale sull’altare dei bilanci, ora completa l’opera con una cessione che sa di disimpegno e di resa», ribadendo infine la propria vicinanza «alle lavoratrici e ai lavoratori de La Stampa, con chi ogni giorno difende con il proprio lavoro il diritto all’informazione libera e indipendente».

Alice Ravinale, parlamentare AVS
La trattativa è solo all’inizio, ma il confronto è già acceso. In gioco non c’è soltanto il passaggio di proprietà di un giornale, ma il futuro di una testata storica, il destino di decine di lavoratori e il ruolo che La Stampa potrà continuare a svolgere nel sistema democratico e informativo del Paese. I prossimi passaggi negoziali diranno se alle parole su sviluppo, territorio e occupazione seguiranno atti concreti.
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