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Cronaca
21 Gennaio 2026 - 14:32
Eredità Agnelli, il patteggiamento salta e il fascicolo torna alla procura: peggiora anche la posizione di John Elkann?
Un nuovo colpo di scena riscrive tempi e perimetro del procedimento penale che, a Torino, ruota indirettamente attorno all’eredità Agnelli e alla residenza negli ultimi anni di vita di Marella Agnelli, vedova di Gianni Agnelli, scomparsa nel 2019. Il gip Giovanna Di Maria ha infatti rigettato il patteggiamento proposto per Gianluca Ferrero, storico commercialista della famiglia, disponendo la restituzione degli atti alla Procura di Torino. Una decisione maturata al termine di un’udienza celebrata a porte chiuse e destinata ad avere ricadute rilevanti anche sulle strategie processuali degli altri indagati.
All’inizio dell’udienza, cominciata alle 11, la difesa di Ferrero ha depositato una memoria con cui ha revocato la richiesta di patteggiamento, che prevedeva una pena di un anno, convertita in sanzione pecuniaria da circa 73–75 mila euro, per le ipotesi di truffa ai danni dello Stato, falso e infedeltà nelle dichiarazioni dei redditi. Una mossa che ha ribaltato l’assetto del procedimento proprio mentre la procura spingeva per la definizione anticipata del fronte processuale.
Secondo quanto trapelato a margine dell’udienza, il gip Di Maria non ha ritenuto congrua la qualificazione giuridica operata dalla procura, scegliendo di non accettare il patteggiamento e di rinviare l’intero fascicolo ai pubblici ministeri per nuove valutazioni. Il nodo centrale è legato all’imputazione coatta disposta lo scorso dicembre da un altro giudice, il gip Antonio Borretta, che aveva parzialmente respinto una richiesta di archiviazione della procura su altri due capi d’accusa analoghi, ordinando di procedere per le annualità 2018 e 2019. Annualità rimaste fuori dall’accordo di patteggiamento perché, in origine, i pm avevano chiesto l’archiviazione.
A carico di Ferrero si procede per ipotesi di truffa, falso e infedeltà in dichiarazione dei redditi relative agli anni 2015, 2016 e 2017, contestazioni che si intrecciano con la questione della residenza fiscale di Marella Agnelli. Il mutamento del quadro accusatorio, determinato dall’imputazione coatta su ulteriori annualità, ha reso però instabile l’impianto dell’accordo, portando la difesa a fare un passo indietro.
La posizione dell’accusa è rimasta ferma. I pubblici ministeri avevano espresso parere contrario alla revoca e al rigetto del patteggiamento, coerentemente con la loro precedente linea che puntava a chiudere il procedimento con un accordo, almeno per una parte delle contestazioni. Una strategia ora superata dalla scelta del giudice e dall’effetto combinato delle decisioni dei due gip.
La vicenda non riguarda solo Gianluca Ferrero. La restituzione degli atti alla procura dovrà infatti attendere l’11 febbraio, data in cui lo stesso gip Di Maria si pronuncerà sulla messa alla prova chiesta da John Elkann, che prevede lo svolgimento di lavori socialmente utili. Alla precedente udienza, la decisione era stata rinviata proprio per valutare gli effetti dell’ordinanza del gip Borretta, che aveva respinto l’archiviazione su alcuni capi contestati in concorso a Ferrero ed Elkann, imponendo l’imputazione coatta per entrambi.
Il rigetto del patteggiamento non rappresenta soltanto un passaggio tecnico, ma segna la volontà del giudice di evitare soluzioni parziali in un contesto processuale profondamente mutato. La prospettiva ora è quella di un nuovo avviso di conclusione delle indagini, potenzialmente più ampio e onnicomprensivo, almeno per la posizione di Ferrero, con la conseguente ridefinizione delle scelte difensive.
Come ha spiegato il legale di Ferrero, l’avvocato Marco Ferrero, «sono state accolte le nostre osservazioni: questo stralcio aveva creato una situazione processuale non consona. Si ritorna indietro e si rivaluterà tutta la vicenda nel complesso. Potremmo anche riproporre un patteggiamento, ma più avanti». Una valutazione che lascia aperti diversi scenari, ma che allunga inevitabilmente i tempi del procedimento.
Il fascicolo sull’eredità di Marella Caracciolo entra così in una nuova fase, più complessa e articolata. Il perimetro dell’indagine viene ricomposto, le strategie processuali rimescolate e le posizioni dei singoli indagati tornano a essere valutate alla luce di un quadro accusatorio che dovrà essere ridefinito dalla procura. Una partita giudiziaria delicata, destinata a restare al centro dell’attenzione ancora a lungo.

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