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18 Gennaio 2026 - 13:29
Quando la realtà supera i meme: da Memissima nasce lo sciopero nazionale
Uno sciopero nazionale dei meme è stato annunciato per mercoledì 21 gennaio, come forma di protesta contro «una realtà che ha superato i meme». L’iniziativa nasce al termine dell’edizione 2026 di Memissima, che si è chiusa con una scelta netta e simbolica: non assegnare l’Oscar per il personaggio più memato dell’anno, proprio perché, secondo gli organizzatori, la realtà contemporanea ha ormai reso superfluo persino lo sguardo ironico della cultura memetica.
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La decisione è maturata durante i Meme Awards, ospitati alla Scuola Holden, momento conclusivo di due giorni di festival che hanno visto una partecipazione numerosa e diffusa. Memissima ha confermato anche quest’anno la sua struttura urbana, attraversando tre luoghi simbolo del tessuto culturale torinese: il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, la Scuola Holden e il Circolo dei lettori e delle lettrici di Torino. Talk, performance e incontri hanno animato il programma, fino al gesto finale che ha trasformato una cerimonia ironica in un atto dichiaratamente politico.
Lo sciopero dei meme, proposto pubblicamente durante l’evento, viene presentato come una presa di posizione collettiva contro un presente che non ha più bisogno di essere rielaborato, esagerato o deformato dalla satira digitale. Un cortocircuito culturale che ha portato gli organizzatori a sospendere il riconoscimento più atteso del festival, ritenuto ormai privo di senso in un contesto in cui ogni fatto sembra già concepito per diventare virale.
A spiegare il senso della scelta è Max Magaldi, ideatore e direttore artistico di Memissima, che definisce il festival qualcosa di più di un semplice evento dedicato all’umorismo online: «Memissima si conferma così non solo festival, ma dispositivo critico sul presente: quando la realtà nasce già memata». Una riflessione che sposta il baricentro del progetto, trasformando il meme da strumento di commento a oggetto di crisi, messo in discussione dalla stessa velocità e assurdità della contemporaneità.
La giornata del 21 gennaio diventa così una data simbolica per una protesta senza precedenti nel panorama digitale italiano, che usa il linguaggio dell’ironia per dichiarare uno stop. Non un rifiuto del meme in sé, ma la denuncia di un presente che sembra averne assorbito completamente le logiche, svuotandolo della sua funzione originaria di critica e distacco.
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