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Da Barriera di Milano a Casablanca: Torino esplode per il Marocco in finale di Coppa d’Africa

Rigori fatali alla Nigeria, due parate di Bono e l’attesa per la sfida di domenica col Senegal accendono il quartiere

Da Barriera di Milano a Casablanca: Torino esplode per il Marocco in finale di Coppa d’Africa

Da Barriera di Milano a Casablanca: Torino esplode per il Marocco in finale di Coppa d’Africa

Per una sera, Barriera di Milano ha cambiato latitudine. Non più soltanto un quartiere di Torino, ma una curva a cielo aperto, un frammento di Casablanca trapiantato lungo corso Giulio Cesare, dove clacson, bandiere e fumogeni hanno accompagnato l’urlo liberatorio della comunità marocchina dopo la vittoria della nazionale rossoverde contro la Nigeria, arrivata ai rigori nella semifinale di Coppa d’Africa. Mercoledì 14 gennaio 2026 resterà come una di quelle notti in cui il calcio esce dallo schermo e prende possesso della strada.

La partita si è decisa dal dischetto, e come spesso accade quando la tensione è massima, a fare la differenza è stato un uomo solo. Yassine Bounou, per tutti Bono, ha parato due rigori, diventando il volto della qualificazione alla finale. Ghiaccio nelle vene, riflessi pronti e una calma che ha fatto da argine all’assalto nigeriano. Accanto a lui, ancora una volta, Achraf Hakimi, leader silenzioso e riferimento tecnico di una squadra che ha imparato a soffrire senza perdere identità.

Al fischio finale, la festa si è spostata immediatamente fuori. Decine di tifosi hanno occupato la carreggiata, rallentando il traffico e trasformando la strada in un lungo serpentone rossoverde. Bandiere sventolate dai finestrini, cori intonati a memoria, petardi e fuochi d’artificio a illuminare il cielo sopra i palazzi. Una scena che a Torino non era nuova: il pensiero è tornato subito al Mondiale del Qatar 2022, quando il Marocco diventò la prima nazionale africana a spingersi fino alle semifinali, accendendo celebrazioni simili negli stessi luoghi.

La serata si è svolta sotto l’occhio attento delle pattuglie della polizia di Stato, impegnate a garantire la sicurezza e a tenere in equilibrio entusiasmo e ordine pubblico. Il traffico è rimasto bloccato per diversi minuti, con i mezzi pubblici fermi e gli automobilisti divisi tra l’iniziale fastidio e una partecipazione quasi inevitabile, a colpi di clacson, a quella che era ormai diventata una festa collettiva.

Quella di Barriera di Milano non è stata soltanto un’esultanza sportiva. È stata la conferma di un legame profondo tra una comunità e la propria nazionale, capace di trasformare un risultato calcistico in un momento identitario condiviso. I rigori parati da Bono, la corsa instancabile di Hakimi, la solidità di una squadra che non molla mai: tutto è diventato racconto orale, memoria istantanea, orgoglio esibito senza filtri.

Ora lo sguardo è già rivolto a domenica, quando il Marocco affronterà il Senegal in finale, dopo che i senegalesi hanno superato l’Egitto nell’altra semifinale. Un appuntamento che promette di essere carico di significati sportivi e simbolici, e che a Torino, soprattutto nella zona nord della città, si prepara a essere vissuto ancora una volta come un evento urbano, prima ancora che calcistico.

Se la semifinale ha trasformato corso Giulio Cesare nella linea mediana della festa, la finale rischia di farne l’epicentro. La sciarpa è già pronta, i clacson pure. Perché quando il Marocco arriva fino in fondo, Torino — almeno per una notte — cambia lingua, colori e ritmo. E aspetta, col fiato sospeso, il prossimo fischio d’inizio.

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