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13 Gennaio 2026 - 23:50
Le politiche sui movimenti migratori tornano al centro del confronto in Consiglio regionale, ma con uno sguardo che va oltre l’attualità e si radica nella storia profonda del Piemonte. La Terza Commissione ha infatti esaminato il Documento di economia e finanza regionale (Defr) e il Bilancio di previsione 2026-2028, soffermandosi sulle misure dedicate agli emigrati piemontesi e alle comunità di origine sparse nel mondo. Per l’anno in corso è previsto uno stanziamento di 300mila euro, destinato a sostenere iniziative culturali, museali e associative legate alla memoria e all’identità dell’emigrazione.
A illustrare le linee guida dell’intervento è stato l’assessore regionale Maurizio Marrone, che ha chiarito come l’obiettivo non sia quello di affrontare l’immigrazione in senso emergenziale, ma di rafforzare il legame tra il Piemonte e i suoi figli lontani, mantenendo vivi rapporti che attraversano generazioni e continenti. Un patrimonio umano e culturale che, secondo la Regione, merita di essere tutelato e valorizzato.
L’emigrazione piemontese è un fenomeno antico e strutturale. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, decine di migliaia di uomini e donne lasciarono le valli, le colline e le città della regione per cercare fortuna altrove. L’Argentina fu una delle principali destinazioni, ma non l’unica: flussi significativi interessarono anche altri Paesi del Sud America, l’Europa e, più tardi, il Nord America. Un esodo che ha contribuito a costruire comunità solide, spesso ancora legate alle tradizioni, alla lingua e ai cognomi delle terre d’origine.
È su questa eredità che si innestano le politiche regionali oggi in discussione. Il programma prevede il sostegno al Museo regionale dell’emigrazione dei Piemontesi nel mondo di Frossasco, nel Torinese, e al Museo regionale dell’emigrazione vigezzina di Villa Antonia a Santa Maria Maggiore, nel Verbano-Cusio-Ossola. Due luoghi simbolo, che raccontano storie di partenze, sacrifici e integrazione, ma anche di ritorni e di legami mai spezzati. Accanto ai musei, è confermato il supporto alle associazioni piemontesi all’estero, che rappresentano spesso il primo punto di riferimento per chi vuole mantenere un rapporto con la terra d’origine.

Il museo dello spazzacamino
Secondo le stime, sono circa sei milioni le persone di origine piemontese nel mondo. Un numero che non ha solo un valore simbolico, ma che viene letto anche come una risorsa concreta. In questo senso si inserisce il tema del turismo delle radici, un filone in crescita che guarda soprattutto ai giovani discendenti degli emigrati, interessati a riscoprire i luoghi, le storie familiari e le tradizioni dei nonni e dei bisnonni. Un turismo meno mordi e fuggi e più identitario, capace di creare un rapporto duraturo con i territori.
Tra le iniziative sostenute spicca il festival “Radici”, promosso dalla Fondazione Circolo dei Lettori, che si propone come spazio di confronto sui temi dell’identità, dell’appartenenza e della convivenza tra comunità migranti. Un progetto culturale che intreccia passato e presente, mettendo in dialogo le storie dell’emigrazione piemontese con le dinamiche migratorie contemporanee.
C’è poi il fronte educativo, con il “Viaggio del ricordo” rivolto alle scuole superiori, un percorso che approfondisce l’esodo istriano e l’arrivo dei profughi in Piemonte nel secondo dopoguerra. Un’iniziativa che amplia lo sguardo, inserendo l’esperienza piemontese in una storia nazionale ed europea più ampia, segnata da confini mobili, traumi e ricostruzioni.
Nel complesso, l’impianto delle misure discusse in Commissione disegna una politica che punta meno sulla gestione dell’emergenza e più sulla memoria, sull’identità e sulla responsabilità storica. Un approccio che considera l’emigrazione non come una pagina chiusa, ma come un elemento ancora vivo, capace di parlare al presente e di offrire chiavi di lettura utili anche per le sfide future.
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