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09 Gennaio 2026 - 15:03
Influenza al picco e pronto soccorso in affanno, l’allarme dei medici: ospedali saturi, accessi in aumento (foto di repertorio)
L’influenza stagionale ha raggiunto il suo picco e, come accade puntualmente ogni inverno, il sistema sanitario nazionale si trova a fare i conti con un’ondata di accessi che mette in seria difficoltà i pronto soccorso. In molte realtà italiane gli ingressi in emergenza registrano aumenti fino al 30 per cento, con reparti saturi, barelle nei corridoi, pazienti in attesa di ricovero e tempi di presa in carico che si allungano pericolosamente. Un quadro che non viene più descritto come emergenziale, ma strutturale.
A lanciare l’allarme sono AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), AISC_NEWS e il Movimento Internazionale Uniti per Unire, che analizzano la fase più acuta dell’ondata influenzale evidenziando come la pressione sugli ospedali sia la spia di una debolezza profonda dell’assistenza territoriale. A intervenire a nome delle associazioni è il presidente Prof. Foad Aodi, medico fisiatra ed esperto di salute globale, che da anni richiama l’attenzione su criticità mai realmente risolte.
Il primo nodo è quello del boarding, il fenomeno dei pazienti che necessitano di ricovero ma restano per ore, se non giorni, all’interno dei pronto soccorso in attesa di un posto letto. Una condizione che, con il picco influenzale, diventa sistemica. Ogni paziente bloccato in barella rallenta i flussi, riduce la capacità di risposta alle nuove emergenze e aumenta il rischio clinico, soprattutto per i casi tempo-dipendenti come ictus, infarti o traumi gravi.
In parallelo cresce il carico sul 118, sempre più spesso chiamato anche per situazioni che potrebbero essere gestite a livello territoriale. Secondo le associazioni mediche, questo dato conferma l’assenza di un filtro efficace tra medicina generale, servizi territoriali e ospedale. Nei momenti di massimo stress stagionale, il pronto soccorso diventa l’unico punto di accesso percepito dai cittadini, con un impatto diretto sulla qualità e sulla tempestività dell’assistenza.

Il Prof. Foad Aodi respinge l’idea di un’emergenza imprevedibile. «Non possiamo continuare a parlare di emergenza, perché siamo davanti a una crisi prevedibile che si ripete ogni inverno. Il virus influenzale è un fattore scatenante, ma la vera criticità è un sistema territoriale che non è stato ancora messo in condizione di assorbire la domanda di assistenza prima che arrivi in pronto soccorso», afferma. Una posizione netta, che sposta il focus dal virus all’organizzazione della sanità.
Secondo Aodi, i dati parlano chiaro. «L’aumento delle polmoniti negli anziani, il boarding cronico e il sovraccarico del 118 sono indicatori di un modello che non funziona», osserva, sottolineando come l’invecchiamento della popolazione renda queste criticità ancora più evidenti. Allo stesso tempo, il presidente di AMSI richiama un’esperienza positiva: «L’esperienza delle vaccinazioni pediatriche dimostra che investire in prevenzione e programmazione produce risultati misurabili. Questo approccio va esteso anche agli adulti fragili e agli anziani».
La situazione, spiegano le associazioni, è diffusa ma disomogenea. In alcune Regioni del Sud si registrano livelli di affollamento eccezionali, aggravati dalla carenza cronica di posti letto e di personale. Nel Nord, invece, molti pronto soccorso operano stabilmente oltre la soglia di sicurezza, con reparti che non riescono più a smaltire i flussi nemmeno nei periodi ordinari. A pagare il prezzo più alto è il personale sanitario, già provato da anni di sotto-organico, turni prolungati e condizioni di lavoro sempre più complesse.
Sul fronte pediatrico il quadro è più articolato. Gli accessi per sindromi influenzali e respiratorie restano numerosi, ma emerge un dato incoraggiante: il calo netto delle bronchioliti grazie alle campagne di vaccinazione e immunizzazione contro il virus sinciziale. Un risultato che, secondo AMSI e UMEM, dimostra in modo concreto come una prevenzione strutturata possa alleggerire la pressione sugli ospedali.
Da qui le richieste rivolte alle istituzioni. Il Prof. Aodi sollecita un potenziamento degli ambulatori dedicati ai codici bianchi, ricordando che «l’esperienza maturata negli anni precedenti all’interno dei pronto soccorso pubblici ha dimostrato che questi strumenti consentono di alleggerire in modo concreto il carico sulle emergenze». Accanto agli strumenti organizzativi, Aodi richiama anche un cambiamento culturale: «È necessario cambiare la mentalità e la cultura del ricorso al pronto soccorso per qualsiasi motivo. Le condizioni non urgenti devono essere indirizzate prima al medico di famiglia e alla guardia medica».
Le associazioni sottolineano inoltre l’urgenza di rafforzare gli ambulatori specialistici territoriali e la presenza di medici sul territorio, per evitare che il pronto soccorso venga percepito come l’unica porta di accesso al sistema sanitario. Aodi avverte che il problema non è solo italiano: «La situazione è critica non solo in Italia ma a livello europeo e mondiale», con un aumento dei casi influenzali e la circolazione di nuove varianti che rendono indispensabile un investimento strutturale sulla sanità territoriale.
La conclusione è affidata a un appello diretto. «Serve un rafforzamento reale della medicina territoriale, dell’assistenza domiciliare e della continuità assistenziale, insieme a un piano strutturale per i posti letto e per il personale sanitario», afferma Aodi. «Senza scelte coraggiose, ogni picco stagionale continuerà a trasformarsi in un’emergenza, con un costo umano e professionale sempre più alto. È una responsabilità che riguarda le istituzioni, ma anche la capacità di ascolto verso chi ogni giorno lavora sul campo».
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