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Italia travolta dal picco influenzale, ospedali al collasso

Dal 118 ai reparti pieni, i pazienti restano bloccati in pronto soccorso

Pronto soccorso saturi, l’influenza manda in crisi gli ospedali

Pronto soccorso saturi, l’influenza manda in crisi gli ospedali - Foto di repertorio

L’ondata influenzale entra nella fase più critica e il sistema sanitario torna sotto pressione, con i pronto soccorso di tutta Italia in forte difficoltà. I giorni del picco stagionale stanno mettendo a dura prova ospedali e servizi di emergenza, da Nord a Sud, con un aumento significativo degli accessi, pazienti costretti a sostare per ore – se non giorni – sulle barelle in attesa di un posto letto e un carico di lavoro sempre più pesante per il 118. Il quadro che emerge è quello di una sanità affaticata, chiamata a fronteggiare soprattutto le esigenze dei pazienti più fragili, in particolare gli anziani.

Sul fronte clinico si registra un dato chiaro: crescono un po’ ovunque i casi di polmonite, mentre diminuiscono le bronchioliti da virus sinciziale, soprattutto nei bambini, grazie all’effetto delle campagne di vaccinazione. Ma la riduzione di una parte dei ricoveri pediatrici non basta a compensare l’impatto complessivo dell’influenza sul sistema territoriale, che fatica a filtrare e gestire l’aumento delle richieste di cura.

A lanciare l’allarme è Mario Balzanelli, presidente della Società italiana del sistema 118, che descrive una situazione di forte stress operativo: «Stiamo riscontrando un aumento rilevantissimo della richiesta di interventi da parte dei cittadini alle centrali operative del 118. La crisi del filtro territoriale sta determinando un'impennata, soprattutto nel periodo che va da Natale ai primi dell'anno, delle richieste di soccorso per qualsiasi tipo di situazione acuta, per cui i cittadini stanno inondando di richieste le centrali operative, mettendo in serio “distress”, quindi in una condizione di estremo carico prestazionale, i sistemi 118 che pure hanno l'obbligo di rispondere in tempi rapidissimi, soprattutto per le emergenze e urgenze». L’appello è chiaro: chiamare i soccorsi solo in presenza di sintomi gravi, come le difficoltà respiratorie, per evitare il collasso delle centrali operative.

MARIO BALZANELLI - PRESIDENTE NAZIONALE SIS 118

Nei pronto soccorso il fenomeno più critico resta quello del boarding, lo stazionamento in barella dei pazienti che necessitano di ricovero ma per i quali non è disponibile un posto letto. A spiegarne l’impatto è Alessandro Riccardi, presidente nazionale della Società italiana della medicina di emergenza urgenza (Simeu): «I pronto soccorso di tutta Italia stanno registrando un aumento importante di accessi, soprattutto di pazienti fragili, con un peggioramento del fenomeno del boarding». Alla base del problema, chiarisce Riccardi, «c'è un rallentamento delle dimissioni da parte delle degenze legato a malati che sono più difficili, più fragili. Ogni malato in boarding rallenta di 19 minuti il tempo di accesso di pazienti in pronto soccorso e se questi sono 20, significa più di tre ore di attesa».

ALESSANDRO RICCARDI, PRESIDENTE SIMEU

In alcune regioni la situazione ha assunto contorni di vera emergenza. In Sicilia, nelle ultime due settimane, l’impennata delle sindromi influenzali ha messo in grave sofferenza l’intero sistema ospedaliero. Nei pronto soccorso si registrano sacche di sovraffollamento estremo, con punte che in alcuni ospedali di Palermo superano il 350%, a causa dei pazienti che restano bloccati nelle strutture di emergenza in attesa di un ricovero nei reparti.

Scenario simile anche in Sardegna, una delle regioni più colpite dall’influenza. Qui l’aumento degli accessi si somma a una carenza cronica di posti letto, con numerosi pazienti costretti a rimanere in barella per tempi prolungati prima di essere trasferiti nei reparti.

Dal punto di vista pediatrico, al Santobono di Napoli si è arrivati a punte di 350 accessi al giorno, con 7-8 bambini su 10 che presentano sintomi influenzali, spesso associati a disturbi respiratori. Il dato più rilevante, però, è la diminuzione delle bronchioliti rispetto a qualche anno fa. Una tendenza confermata anche al Meyer di Firenze, dove si sono superati i 100 accessi giornalieri, ma con un netto miglioramento sul fronte del virus sinciziale. In Toscana, infatti, i ricoveri per bronchiolite si sono dimezzati rispetto al 2024 grazie alla campagna di immunizzazione regionale, che ha raggiunto una adesione del 90% dei soggetti interessati.

L’aumento degli accessi ai pronto soccorso viene segnalato anche in Veneto, Lombardia e Liguria, dove il livello di affollamento ha raggiunto il massimo in 7 strutture su 13. Giornate di superlavoro sono state registrate infine anche in Friuli Venezia Giulia, confermando un quadro nazionale segnato da criticità diffuse e difficili da assorbire nel breve periodo.

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