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Trasporti
09 Gennaio 2026 - 09:15
E anche stamattina i treni arrivano domani: il freddo cala, i disagi restano e l’ironia dei pendolari diventa amara
Anche questa mattina il trasporto ferroviario piemontese ha mostrato tutte le sue fragilità. Sulla linea che collega Torino con il Canavese e il Chivassese si sono registrati ritardi diffusi e corse cancellate, replicando uno scenario già visto nelle ore precedenti e che sta alimentando il malcontento di chi utilizza il treno ogni giorno per lavoro o studio.
Già nella mattinata di ieri non erano mancati i problemi. In quel caso Trenitalia aveva motivato i disagi con un comunicato ufficiale, attribuendo i guasti alle temperature particolarmente rigide, scese nella notte fino a -8 gradi. Una spiegazione che, almeno sul piano meteorologico, appariva coerente con quanto stava accadendo: gelo intenso, infrastrutture sollecitate e sistemi ferroviari messi sotto stress da condizioni estreme.
La situazione di oggi, però, racconta una storia diversa. Le temperature sono sensibilmente risalite e alle 8.30 del mattino a Chivasso si registrava -1 grado, un valore tipicamente invernale ma ben lontano dalle punte di freddo estremo della notte precedente. Eppure i disagi si sono ripresentati, puntuali. Tra le cancellazioni segnalate figurano il treno per Chivasso delle 8.18 e quello delle 9.18, mentre il convoglio diretto a Chieri accumulava cinque minuti di ritardo già nelle prime ore della giornata.
Un quadro che ha inevitabilmente riacceso il dibattito tra i pendolari. Sulla pagina Facebook “Pendolari Settimo” alcuni utenti hanno commentato con ironia e sarcasmo, chiedendosi se anche oggi la responsabilità fosse da attribuire al freddo, nonostante il termometro racconti un’altra realtà. Una reazione che va oltre la battuta: è il segnale di una fiducia che si incrina, di fronte a spiegazioni percepite come ripetitive e sempre meno convincenti.

Il contesto meteorologico resta comunque complesso. Il Piemonte è reduce da giorni caratterizzati da forti sbalzi termici, con aria molto fredda intrappolata nei bassi strati e correnti più miti in quota, oltre a episodi di gelicidio che hanno reso insidiosi strade e marciapiedi. Anche le infrastrutture ferroviarie possono risentire di queste condizioni, soprattutto quando al gelo notturno segue un rapido rialzo termico che favorisce dilatazioni, microguasti e problemi agli scambi. Ma è proprio qui che nasce il cortocircuito comunicativo: se il freddo estremo non c’è più, la giustificazione automatica perde forza.
Per chi viaggia ogni giorno, il problema non è soltanto il singolo ritardo o la corsa cancellata, ma la continuità dei disservizi. Il Canavese e il Chivassese sono aree fortemente pendolari, dove il treno rappresenta spesso l’unica alternativa praticabile all’auto privata. Ogni cancellazione comporta coincidenze saltate, ingressi posticipati sul lavoro, permessi da giustificare, in un effetto domino che pesa sulla vita quotidiana di centinaia di persone.
Il gelo, in questi giorni, ha certamente avuto un ruolo. Ma la sensazione diffusa è che non possa essere sempre l’unico imputato. Le infrastrutture ferroviarie, soprattutto su linee molto utilizzate, sono chiamate a funzionare anche in inverno, quando temperature sotto lo zero non rappresentano un’eccezione ma una normalità stagionale. È su questo punto che si concentra la critica implicita dei pendolari: non tanto contro il freddo, quanto contro un sistema che sembra andare in crisi appena le condizioni diventano appena più difficili.
In attesa di ulteriori chiarimenti da parte di Trenitalia, resta una mattinata segnata da attese sui marciapiedi, tabelloni che cambiano e annunci di cancellazioni, mentre il termometro risale e il gelo, almeno quello meteorologico, allenta la presa. A rimanere, però, è un altro tipo di freddo: quello nei rapporti tra chi gestisce il servizio e chi, ogni giorno, lo subisce.
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