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08 Gennaio 2026 - 23:13
Atlantico ad alta tensione: come gli Stati Uniti hanno catturato la “Marinera”, simbolo della flotta ombra
Un’operazione rapida tra Islanda e Scozia, al termine di due settimane di inseguimento. Nomi cambiati, bandiere ridipinte, registrazioni d’urgenza e una controversia sul diritto del mare che ora rischia di pesare sui rapporti tra Washington, Londra e Mosca.
La vernice è ancora fresca. Sulla fiancata, la bandiera tricolore della Federazione Russa è stata tracciata a pennellate larghe, con un lavoro visibilmente recente. A prua, il nuovo nome, Marinera, copre quello precedente, Bella 1. In mare aperto, però, i travestimenti durano poco. Quando gli elicotteri statunitensi si sono avvicinati allo scafo nell’Atlantico settentrionale, tra Islanda e Scozia, l’inseguimento era già concluso. Dopo due settimane di monitoraggio continuo, la petroliera è stata sequestrata. A bordo non c’era greggio. A terra, invece, si è aperto un caso diplomatico di ampia portata.
All’inizio di gennaio 2026, la Marina degli Stati Uniti ha abbordato la Marinera, con quello che il Regno Unito ha definito un “supporto abilitante”, eseguendo un mandato emesso da un tribunale federale statunitense. Secondo le autorità americane, la nave sarebbe parte della cosiddetta flotta ombra, una rete di petroliere utilizzate per trasportare o tentare di trasportare greggio soggetto a sanzioni internazionali, in particolare proveniente dal Venezuela e, in passato, dall’Iran. Per eludere i controlli, l’equipaggio avrebbe cambiato nome alla nave, ridipinto la bandiera russa e ottenuto una registrazione d’urgenza a Sochi il 24 dicembre 2025. Mosca parla apertamente di pirateria e di violazione della libertà di navigazione in acque internazionali. Washington replica che l’operazione rientra pienamente nell’applicazione della legge e delle sanzioni.
Two oil tankers under US sanctions sailing through Channel towards Russia
— Pickles U Fat Get (@torysmasher) January 8, 2026
Aria and Tia both south of Britain after US-UK seizure of Marinera, deemed to be part of Moscow’s ‘shadow fleet’https://t.co/Rn2lHhkGOH
Nelle prime ore tra il 7 e l’8 gennaio 2026, la Marinera procede a velocità moderata, con stive vuote. Non trasporta greggio, ma è trattata come un obiettivo di rilievo. L’inseguimento era iniziato a fine dicembre, al largo dei Caraibi, quando la nave avrebbe tentato di avvicinarsi ai terminal venezuelani. Da allora, una sequenza di cambi di rotta, spegnimenti intermittenti del transponder AIS (Automatic Identification System) e modifiche d’identità. I dati visibili sulle piattaforme pubbliche come MarineTraffic sono solo una parte del quadro. Le forze statunitensi e britanniche hanno ricostruito i movimenti con assetti di sorveglianza avanzata: velivoli P-8 Poseidon e Rivet Joint della Royal Air Force, piattaforme U-28A Draco e KC-135 statunitensi, unità navali e mezzi della United States Coast Guard, in particolare la USCGC Munro.
La Marinera non è un’eccezione. È uno dei tasselli di una flotta ombra composta da petroliere spesso datate, talvolta prive di assicurazioni riconosciute, che operano in zone giuridicamente ambigue. Pratiche come lo spoofing dell’AIS, i trasferimenti di carico nave-a-nave di notte e i cambi di bandiera in corsa sono parte di un sistema pensato per immettere sul mercato petrolio soggetto a sanzioni o per aggirare i limiti di prezzo sul greggio russo. La Bella 1, prima di diventare Marinera, era già nota agli analisti per presunti collegamenti con entità finite nelle liste dell’OFAC(Office of Foreign Assets Control) del Dipartimento del Tesoro USA e per segnalazioni risalenti al 2024.
Dopo un primo tentativo di contatto respinto vicino alle acque venezuelane, la nave cambia identità. La registrazione russa del 24 dicembre 2025, con porto a Sochi, è al centro della disputa. Nel diritto del mare, la nazionalità di una nave determina la giurisdizione applicabile. Una nave senza bandiera valida può essere abbordata ai sensi dell’articolo 110 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS, United Nations Convention on the Law of the Sea). Una nave regolarmente registrata, invece, è protetta dallo Stato di bandiera. Mosca sostiene che la Marinerafosse pienamente registrata al momento dell’abbordaggio. Washington contesta la validità e la tempistica di quella registrazione, richiamando le false rappresentazioni di identità e le violazioni sanzionatorie documentate durante il tracciamento.
Secondo il Comando europeo degli Stati Uniti (USEUCOM, United States European Command), il sequestro è avvenuto in acque internazionali, a circa 200 chilometri dall’Islanda, in esecuzione di un mandato federale. Il Ministero della Difesa britannico ha confermato il supporto all’operazione senza fornire dettagli operativi. L’abbordaggio, riferiscono fonti americane, è avvenuto senza resistenza significativa. Nelle stesse ore, negli ambienti della sicurezza marittima si parlava anche dell’intercettazione di un’altra petroliera, la M/T Sophia, nei Caraibi, segnale di una strategia più ampia contro le rotte del greggio sanzionato.
La risposta russa è stata immediata. Il Ministero dei Trasporti ha denunciato un atto di pirateria e una violazione della libertà di navigazione garantita dall’UNCLOS del 1982. Gli Stati Uniti ribadiscono che le sanzioni sul petrolio venezuelano vietano il trasporto e la compravendita tramite entità designate e che la giurisdizione americana può attivarsi quando entrano in gioco pagamenti, assicurazioni o intermediari legati al sistema finanziario USA. È questo intreccio tra diritto del mare e diritto sanzionatorio a rendere il caso complesso e potenzialmente esplosivo.
La flotta ombra conta perché crea una geografia parallela del petrolio, con rischi ambientali elevati e coperture assicurative spesso insufficienti. Indebolisce l’efficacia delle sanzioni e coinvolge una catena di responsabilità che va dagli Stati di bandiera ai porti, dalle società di classificazione agli istituti finanziari. Il sequestro della Marinera segnala la disponibilità degli Stati Uniti e dei loro alleati a intervenire anche lontano dai teatri tradizionali, accettando il rischio di attriti diplomatici.
Il ruolo del Regno Unito resta delicato. Il supporto fornito, probabilmente anche attraverso basi e assetti di sorveglianza come i P-8 Poseidon, solleva interrogativi politici interni, in un contesto già segnato dalla guerra in Ucraina e da rapporti tesi con Mosca. Il fatto che la nave fosse vuota al momento dell’abbordaggio non modifica la sostanza del caso. Per le autorità americane contano i tentativi di elusione, la partecipazione a un circuito sanzionato e l’opacità della proprietà e della gestione.
Sul piano militare, l’operazione mostra un alto livello di interoperabilità tra US Navy, US Coast Guard, US Air Forcee Royal Air Force. Un mandato giudiziario è stato tradotto in un’azione coordinata in mare aperto. È un segnale che va oltre la singola petroliera e tocca il tema della deterrenza e dei confini tra attività di law enforcement e confronto tra Stati.
Ora si aprono due percorsi. Quello giudiziario negli Stati Uniti, dove il sequestro potrebbe portare a una confisca o a un procedimento penale. E quello diplomatico, con la Federazione Russa pronta a sollevare il caso nelle sedi internazionali. La Marinera potrebbe essere scortata verso un porto sotto controllo americano o alleato per ulteriori ispezioni. L’equipaggio, la cui nazionalità non è stata resa pubblica in modo completo, sarà ascoltato dagli investigatori.
Questa vicenda riguarda anche chi non naviga. Mostra come bandiere, registri e assicurazioni non siano più solo burocrazia, ma strumenti di potere. Le sanzioni, spesso percepite come astratte, si traducono in operazioni concrete sull’Atlantico e in tensioni tra sovranità diverse: quella giudiziaria degli Stati Uniti, quella marittima della Russia, quella operativa del Regno Unito. La bandiera dipinta sulla fiancata della Marinera diventa così il segno visibile di un ordine internazionale in rapido cambiamento.
Fonti
United States European Command (USEUCOM)
United States Coast Guard (USCG)
Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti – Office of Foreign Assets Control (OFAC)
Ministero della Difesa del Regno Unito
Ministero dei Trasporti della Federazione Russa
Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS)
MarineTraffic
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