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08 Gennaio 2026 - 17:55
Ivrea–Chivasso, stop ai treni per due mesi: pendolari ancora una volta ostaggi dei cantieri
La notizia che nessun pendolare canavesano avrebbe voluto leggere è ormai ufficiale: tra la fine di febbraio e la fine di aprile la linea ferroviaria Ivrea–Chivasso sarà completamente interrotta. Un nuovo stop che si aggiunge a un quadro già fortemente compromesso dalla chiusura della Ivrea–Aosta, dove da oltre un anno i treni sono stati sostituiti dagli autobus, con tempi di percorrenza ben più lunghi e disagi quotidiani ormai cronici.
Questa volta a fermarsi è il collegamento verso Chivasso, snodo fondamentale per studenti e lavoratori diretti a Ivrea, Torino e nell’area metropolitana. Secondo le prime indicazioni fornite da Trenitalia, la sospensione dovrebbe scattare da lunedì 23 febbraio e protrarsi fino a domenica 26 aprile, per un totale di circa nove settimane. Un periodo non breve, che imporrà una riorganizzazione completa della mobilità su ferro e gomma.
La chiusura è legata all’apertura di cantieri nelle stazioni di Strambino e Montanaro, dove sono previsti interventi strutturali definiti ormai non più rinviabili. Opere già annunciate lo scorso anno e poi posticipate, che oggi devono necessariamente partire anche per rispettare le tempistiche del Pnrr, che finanzia l’intervento con 13 milioni di euro e impone la conclusione dei lavori entro il 2026.
Per chi viaggia ogni giorno, però, il dato più concreto è un altro: i tempi di spostamento si allungheranno ulteriormente. Le prime simulazioni parlano di almeno 15 minuti in più rispetto agli attuali 25 di percorrenza tra Ivrea e Chivasso. E questo senza considerare eventuali ritardi, coincidenze saltate o sovraffollamenti.

In queste settimane Trenitalia, Rfi e l’Agenzia della Mobilità Piemontese stanno lavorando alla definizione dei servizi sostitutivi. La situazione non è semplice: da Chivasso transitano sia i treni diretti verso la Valle d’Aosta, utilizzati dalla maggior parte dei pendolari, sia i regionali diretti a Novara che servono le fermate intermedie di Strambino, Mercenasco, Candia, Caluso, Rodallo e Montanaro. Per evitare un ulteriore aggravio dei tempi, sarà necessario prevedere almeno due tipologie di autobus: uno diretto e uno dedicato alle fermate locali. Nelle ore di punta, inoltre, serviranno più mezzi per reggere l’impatto dei flussi.
Resta poi aperta – e tutt’altro che secondaria – la questione della logistica a Ivrea, un tema che da mesi alimenta polemiche, malumori e domande rimaste senza risposta. Oggi i bus sostitutivi da e per la Valle d’Aosta fermano davanti alla ex stazione, lato corso Nigra, un’area già congestionata, stretta, poco funzionale e spesso caotica. Una scelta che continua a lasciare perplessi pendolari e cittadini e che, soprattutto, non ha mai avuto una spiegazione pubblica chiara.
Eppure Ivrea dispone di una struttura nata esattamente per questo: il Movicentro, lato Zac. Un’infrastruttura progettata e realizzata come punto di interscambio ferro-gomma, con spazi ampi, percorsi più razionali, maggiore sicurezza e una gestione dei flussi decisamente più ordinata. Un capolinea naturale per gli autobus, almeno sulla carta. Nella pratica, invece, resta inspiegabilmente sottoutilizzato proprio nel momento in cui servirebbe di più.
Negli ultimi mesi, anche sulle pagine de La Voce, si sono moltiplicate segnalazioni e critiche all’indirizzo del sindaco Matteo Chiantore e degli assessori Massimo Fresc e Francesco Comotto: perché costringere decine di autobus a concentrarsi davanti al piccolo piazzale di una stazione dismessa, creando ingorghi, disagi e confusione, quando esiste un hub moderno pensato per svolgere esattamente quella funzione? Una domanda che si ripropone ora con ancora più forza, considerando che alla già complessa situazione dei bus per la Valle d’Aosta si aggiungeranno quelli sostitutivi della tratta Ivrea–Chivasso.
Il rischio è evidente: un ulteriore sovraccarico su un’area che già oggi fatica a reggere l’impatto del traffico e dei flussi di pendolari. Il Movicentro, al contrario, potrebbe assorbire senza difficoltà un numero maggiore di mezzi, garantendo ordine, sicurezza e una gestione finalmente razionale dei flussi.
Nel dettaglio, i lavori previsti a Strambino e Montanaro comprendono la realizzazione di nuovi sottopassi pedonali e l’installazione di ascensori, interventi che richiedono necessariamente la chiusura temporanea della linea. L’obiettivo è migliorare sicurezza ed efficienza, evitando che i treni debbano attendere l’attraversamento dei binari da parte dei passeggeri prima di ripartire. Sono inoltre previsti l’innalzamento delle banchine agli standard europei, la riqualificazione degli spazi interni ed esterni delle stazioni e, nel caso di Strambino, il recupero del giardino storico, destinato a diventare un’area pedonale pubblica collegata ai nuovi marciapiedi. I lavori sono stati affidati alla D’Auditorio Costruzioni di Montorio al Vomano, in provincia di Teramo.
Intanto, sul fronte del maxi intervento di elettrificazione della Ivrea–Aosta, arrivano segnali incoraggianti: i lavori avrebbero raggiunto il 60% di completamento. È quanto emerso durante un sopralluogo effettuato dall’assessore regionale ai Trasporti Luigi Bertschy insieme ai tecnici di Rfi. «L’obiettivo della Regione è monitorare l’avanzamento di un cantiere che non governiamo direttamente, ma che dobbiamo controllare affinché rispetti i tempi», ha spiegato l’assessore. La riapertura della linea è al momento prevista per gennaio 2027. «I lavori procedono regolarmente e non si registrano criticità», assicurano da Rfi.
Insomma, tra cantieri necessari e promesse di miglioramento futuro, il presente resta fatto di autobus, attese più lunghe e pazienza forzata. Ancora una volta, a pagare il prezzo più alto sono i pendolari canavesani.
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