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09 Gennaio 2026 - 09:09
Il gelicidio torna a colpire le valli piemontesi: è una trappola pericolosa!
C’è un inverno che non fa rumore, non imbianca i tetti e non regala paesaggi da cartolina, ma che risulta molto più insidioso della neve. È quello che in queste ore sta interessando alcune delle valli più strette del Piemonte nord-occidentale, dove viene segnalato il ritorno del gelicidio, noto anche come pioggia congelantesi, uno dei fenomeni meteorologici più temuti per le conseguenze immediate sulla sicurezza di persone e infrastrutture.
La dinamica in atto è complessa ma ben conosciuta dagli esperti. In prossimità del suolo, soprattutto nei fondovalle chiusi e poco ventilati, persistono sacche di aria fredda e pesante, spesso residue di precedenti irruzioni invernali. Questa aria rimane intrappolata nei bassi strati, con temperature negative o prossime allo zero, mentre in quota la situazione evolve in modo opposto. Nelle ultime ore, infatti, un flusso di aria molto mite proveniente da Ovest-Nordovest ha raggiunto l’arco alpino, subendo un ulteriore riscaldamento per effetto foehn sul versante piemontese.
Il risultato è un marcato gradiente termico verticale: tra i 1.500 e i 2.500 metri le temperature aumentano sensibilmente, mentre al suolo restano gelide. In questo contesto, le precipitazioni che nascono come neve sui crinali di confine iniziano a fondere durante la caduta, trasformandosi in gocce di pioggia prima di raggiungere il fondovalle. Quando queste gocce entrano in contatto con superfici ancora ghiacciate, il congelamento è istantaneo, dando origine a una sottile ma micidiale pellicola di ghiaccio trasparente.
È proprio questa invisibilità a rendere il gelicidio estremamente pericoloso. Strade, marciapiedi, scalinate e piazzali possono apparire semplicemente bagnati, mentre in realtà sono ricoperti da uno strato di ghiaccio compatto. Le segnalazioni più significative arrivano in particolare dalle alte valli di Susa, Lanzo e dal Canavese, territori dove la conformazione orografica favorisce la stagnazione dell’aria fredda e rende più difficile la sua rimozione.
I rischi per l’uomo sono elevati e immediati. Sul piano della mobilità, il gelicidio è una delle principali cause di incidenti stradali multipli, anche a velocità moderate, perché riduce drasticamente l’aderenza degli pneumatici. Camminare diventa altrettanto pericoloso: le cadute accidentali aumentano in modo significativo, con conseguenze particolarmente gravi per anziani e persone fragili. A questi si aggiungono i problemi legati alle linee elettriche e agli alberi, che possono appesantirsi per l’accumulo di ghiaccio, con il rischio di cedimenti improvvisi.

Dal punto di vista meteorologico, il gelicidio rappresenta una sorta di “tempesta silenziosa”: non richiede grandi quantità di precipitazioni, ma solo l’esatta combinazione tra aria mite in quota e gelo persistente al suolo. È per questo che può manifestarsi anche in modo localizzato, colpendo alcune vallate e risparmiandone altre a pochi chilometri di distanza.
Le prospettive per le prossime ore lasciano intravedere un’evoluzione più favorevole. Tra la notte e la mattinata successiva è attesa una diminuzione delle temperature, che dovrebbe riportare la quota neve intorno ai 1.000 metri, con possibilità di fiocchi anche più in basso su Sesia e Ossola. In questo scenario, le nuove precipitazioni in sfondamento da Ovest tenderebbero a cadere direttamente sotto forma di neve, riducendo il rischio di pioggia congelantesi, mentre a quote inferiori non sono esclusi piovaschi o nevischio spinti dal vento.
A seguire, è prevista una marcata intensificazione del foehn, soprattutto dal pomeriggio di venerdì, con raffiche tempestose in quota in grado di estendersi agli sbocchi vallivi e alle aree pedemontane dal Cuneese al Verbano, fino a coinvolgere anche la pianura tra venerdì sera e sabato. Un vento che contribuirà a rimescolare gli strati atmosferici, ma che porterà con sé nuove criticità legate alle raffiche e alla stabilità degli oggetti esposti.
Nel frattempo, resta una sola indicazione valida per tutti: prudenza assoluta. Perché il gelo più pericoloso è spesso quello che non si vede, ma che può trasformare una normale giornata d’inverno in una sequenza di rischi sottovalutati.
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