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09 Gennaio 2026 - 08:59
Il gelo sfonda le Alpi e sorprende il Piemonte: neve fino ai fondovalle e strade trasformate in lastre di ghiaccio
La neve è arrivata dove non era affatto scontato vederla. Nella giornata di venerdì 9 gennaio 2026 una debole ma persistente perturbazione in sfondamento da Ovest-Nordovest ha interessato il Piemonte occidentale, spingendo le precipitazioni fin dentro i fondovalle alpini e, in alcuni casi, oltre le soglie climatiche più consuete per il periodo.
Sul Lago Maggiore, a Verbania, si sono osservati fiocchi misti a pioggia grazie all’intensità delle correnti occidentali, mentre sull’Ossola la neve ha raggiunto il fondovalle con accumuli di qualche centimetro già dai 250-300 metri. A Domodossola, a quota 272 metri, la situazione ha confermato una dinamica ormai chiara: precipitazioni continue e temperature sufficientemente basse da consentire la trasformazione della pioggia in neve anche alle quote più basse.
Il quadro più insidioso, tuttavia, non è stato legato tanto alla neve quanto alla pioggia congelantesi, il cosiddetto gelicidio, segnalato in diversi settori del Piemonte occidentale. Tra Val di Susa e Pinerolese le precipitazioni, cadute sotto forma di pioviggine nella notte, si sono istantaneamente ghiacciate al suolo a causa della persistenza di una massa d’aria fredda nei bassi strati, con temperature prossime o inferiori allo zero.

Un caso emblematico è quello di Torre Pellice, in borgata Chabriols, dove lo sfondamento umido dal versante alpino francese ha trovato condizioni ideali per la formazione di un sottile ma pericoloso strato di ghiaccio su strade e marciapiedi. Una situazione che ha richiesto, e richiede, massima prudenza negli spostamenti, soprattutto nelle ore notturne e mattutine.
Le segnalazioni di fiocchi non si sono limitate alle aree alpine. Episodi di nevischio sono stati osservati anche sui primi tratti di pianura del Canavese e sugli sbocchi vallivi tra Lanzo, Susa, Sangone e Pinerolese, a conferma di un evento marginale ma esteso, capace di spingersi oltre le aree tipicamente più esposte.
Dal punto di vista meteorologico si tratta di una configurazione classica ma sempre delicata: nuclei precipitativi atlantici che riescono a superare la barriera alpina grazie all’orientamento delle correnti, mentre nei bassi strati resiste aria fredda intrappolata nei fondovalle. È proprio questo contrasto a rendere il gelicidio uno dei fenomeni più temuti, spesso più pericoloso della neve stessa.
Le prossime ore saranno decisive per capire se l’aria fredda riuscirà a mantenere il controllo dei bassi strati o se un graduale rialzo termico trasformerà le precipitazioni in pioggia. Intanto il Piemonte fa i conti con un inverno che, almeno per un giorno, ha ricordato quanto possa essere imprevedibile anche a quote insolitamente basse.
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