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08 Gennaio 2026 - 11:11
Il Canavese apre castelli e abbazie e rimette la cultura nelle mani di tutti
Domenica 4 gennaio la cultura torna a essere davvero di tutti. Con l’iniziativa #domenicalmuseo, promossa dal ministero della Cultura, musei, monumenti, aree archeologiche e complessi monumentali statali aprono gratuitamente le loro porte, rinnovando un appuntamento che negli anni si è trasformato in molto più di una semplice occasione di visita. È diventato un gesto simbolico, una dichiarazione di principio: il patrimonio culturale non è un lusso, ma un bene comune, un diritto collettivo, un racconto che appartiene a chiunque voglia ascoltarlo.
Anche il Canavese entra a pieno titolo in questa mappa della cultura accessibile, con due luoghi che incarnano identità, memoria e stratificazione storica: il complesso monumentale del Castello ducale di Agliè, con il suo giardino e il grande parco, e l’Abbazia di Fruttuaria a San Benigno Canavese. Due siti diversi per epoca, funzione e linguaggio architettonico, ma uniti da un filo comune: raccontano secoli di storia e testimoniano quanto il territorio sia stato, nel tempo, crocevia di potere, spiritualità, arte e trasformazioni profonde.
Il Castello di Agliè è una delle residenze sabaude più rappresentative del Piemonte e non a caso è inserito nel patrimonio Unesco. La sua storia affonda le radici nel XII secolo, quando la famiglia dei San Martino consolidò il proprio potere nel Canavese, dando origine a un fortilizio medievale destinato a mutare volto più volte. Nel corso dei secoli, la struttura si è trasformata progressivamente in una residenza aristocratica, seguendo l’evoluzione del gusto, delle esigenze politiche e del ruolo simbolico che questi luoghi erano chiamati a svolgere.

Il passaggio decisivo avviene nel 1763, quando il castello viene acquistato dai Savoia come appannaggio di Benedetto Maria Maurizio, duca del Chiablese e figlio di Carlo Emanuele III. È da quel momento che Agliè diventa un vero e proprio progetto di rappresentanza dinastica. Il rinnovamento, affidato all’architetto Ignazio Birago di Borgaro, non riguarda solo l’edificio, ma investe l’intero borgo, secondo una visione unitaria e ambiziosa. Architettura, decorazione, arredi e spazi verdi vengono ripensati per restituire l’immagine di una residenza di corte raffinata, capace di competere con i grandi palazzi europei.
Artisti attivi alla corte torinese, come i fratelli Collino e lo stuccatore Giuseppe Bolina, contribuiscono a definire l’identità del complesso. Le sale di rappresentanza, gli appartamenti privati, gli ambienti di servizio raccontano ancora oggi quella stagione di splendore, fatta di equilibrio tra funzione e bellezza, tra potere e messa in scena. Visitare il Castello di Agliè significa entrare in un racconto stratificato, dove ogni stanza conserva tracce di vite, scelte politiche e trasformazioni sociali.
Fondamentale, nell’esperienza di visita, è il parco, che oggi si estende su 34 ettari. Nato secondo una rigorosa impostazione geometrica, viene profondamente trasformato nell’Ottocento, seguendo il gusto romantico dell’epoca. Boschi, radure, collinette artificiali e scorci pittoreschi sostituiscono la simmetria formale, offrendo un paesaggio pensato per stupire, ma anche per suggerire introspezione e contatto con la natura. Dopo la dominazione napoleonica e le alterne vicende storiche, il castello viene venduto allo Stato nel 1939, segnando l’inizio di una nuova fase di tutela e valorizzazione pubblica. Domenica il complesso sarà visitabile dalle 9 alle 18, offrendo una giornata intera per immergersi nella storia.
Di epoca molto più antica, ma altrettanto densa di significato, è l’Abbazia di Fruttuaria, nel cuore di San Benigno Canavese. Fondata all’inizio dell’XI secolo da Guglielmo da Volpiano, monaco e riformatore di statura europea, Fruttuaria rappresenta uno dei più importanti esempi di architettura romanica in Piemonte. Per secoli è stata un centro religioso, culturale e spirituale di primo piano, capace di irradiare influenza ben oltre i confini locali.
Il tempo, però, non è stato clemente. Nel Settecento gran parte delle strutture medievali viene distrutta per fare spazio alla nuova parrocchiale, e l’antica abbazia sembra destinata a scomparire. È solo alla fine del Novecento, a partire dal 1979, che una serie di campagne di scavo restituisce visibilità a ciò che era rimasto sepolto. Oggi il sito offre un percorso archeologico di grande suggestione, che consente di scendere nella chiesa inferiore e di leggere l’impianto originario con le navate, il transetto, le cappelle absidate e i resti degli affreschi.
Il vero gioiello di Fruttuaria è il tappeto musivo dell’XI-XII secolo, considerato uno dei più importanti dell’Italia settentrionale. I mosaici, con motivi geometrici, animali simbolici, grifoni e l’albero della vita, compongono un racconto figurativo complesso, dove arte e spiritualità si fondono. Ogni elemento rimanda a un significato, a una visione del mondo in cui il sacro permeava ogni aspetto dell’esistenza. L’Abbazia di Fruttuaria sarà visitabile dalle 15 alle 17, in un tempo concentrato ma intenso, capace di lasciare un segno profondo.
Le aperture gratuite di domenica non sono solo un’opportunità pratica. Sono un invito a riscoprire il patrimonio come bene comune, a guardare con occhi nuovi luoghi che spesso si danno per scontati o si relegano ai margini dei grandi circuiti turistici. In un’epoca in cui la cultura è chiamata a dialogare sempre di più con le comunità e i territori, iniziative come #domenicalmuseo rafforzano il senso di appartenenza e la consapevolezza del valore condiviso dei beni culturali.
Per il Canavese, questa giornata rappresenta anche una vetrina importante, capace di raccontare una storia fatta di residenze ducali, abbazie millenarie, paesaggi e identità forti. Una storia che non chiede biglietti, ma attenzione. E che, almeno per una domenica, si offre a tutti come un patrimonio vivo, da attraversare, comprendere e sentire proprio.
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