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Dalla messa multietnica all’arte dei Vaticani: l’Epifania di Repole tra fede e bellezza

Tredici comunità riunite al Santo Volto e la visita alla Madonna delle ciliegie alle Gallerie d’Italia di Torino

Cardinale Roberto Repole

Cardinale Roberto Repole

La chiesa del Santo Volto si è trasformata nel cuore di una celebrazione corale che ha riunito tutte le comunità etniche cattoliche della diocesi di Torino in una giornata segnata dalla fraternità e dalla condivisione. La messa dell’Epifania è stata presieduta dal cardinale Roberto Repole, affiancato dai pastori delle diverse cappellanie, sacerdoti e missionari provenienti da ogni parte del mondo. In chiesa, bandiere, costumi tradizionali, lingue e canti hanno restituito l’immagine concreta di una Chiesa plurale, capace di riconoscersi in un’unica celebrazione.

Alla giornata hanno preso parte tredici grandi comunità: lusofona, brasiliana, africana anglofona, filippina, latinoamericana, cinese, africana francofona, africana ecumenica, ucraina, albanese, romena, srilankese e indiana. Dopo la liturgia, la festa è proseguita con il pranzo condiviso, preparato con piatti tipici delle diverse tradizioni, in un clima di partecipazione e orgoglio identitario.

La celebrazione ha assunto anche un forte valore simbolico, richiamando l’Epifania evangelica con i Magi guidati dalla stella verso Betlemme. Dal palco, il cardinale Roberto Repole ha affidato il senso più profondo della giornata a parole nette e inclusive: «Siamo un unico popolo: non importano le nostre origini, ci unisce il fatto che tutti ci inginocchiamo davanti al bambino del Vangelo, come i Magi deponiamo qui i doni della nostra umanità». Lingue diverse, musiche e ritmi si sono così fusi in un’unica preghiera, rivolta in particolare alla pace, nel ricordo dei popoli colpiti da guerra, violenza e perdita della libertà.

La giornata del cardinale Repole è proseguita poi nel segno dell’arte. In mattinata l’arcivescovo di Torino ha visitato le Gallerie d’Italia in piazza San Carlo, soffermandosi su un ospite d’eccezione proveniente dai Musei Vaticani: la Madonna delle ciliegie di Federico Barocci, esposta a Torino fino all’11 gennaio. L’opera è considerata uno dei capolavori del tardo Rinascimento italiano, celebre per le velature trasparenti e per la raffinata armonia cromatica, in cui il rosso della veste di Maria dialoga con il blu del manto, simbolo di purezza, mentre tocchi di giallo e rosa completano l’equilibrio dei panneggi.

Barocci, La Madonna delle ciliegie

Il soggetto trae origine da un episodio del Vangelo apocrifo dello Pseudo-Matteo (XX, 1-2), nel quale il piccolo Gesù piega una palma per coglierne i frutti e fa scaturire acqua dalle radici. Barocci rielabora liberamente il racconto, sostituendo la palma con un albero di ciliegie e trasformando il miracolo in una scena di intima dolcezza familiare. Commissionata da Simonetto Anastagi nel 1570 e spedita a Perugia nel 1573, la tela passò in seguito ai Gesuiti, quindi al Palazzo del Quirinale dopo la soppressione dell’ordine nel 1773, per approdare infine alla Pinacoteca Vaticana, da cui è giunta temporaneamente a Torino.

Una stessa giornata, due luoghi simbolici e un filo comune: la pluralità dei popoli riuniti attorno alla fede e la bellezza dell’arte sacra come linguaggio universale, capaci di parlare alla città e di raccontare un’Epifania che unisce culture, storia e spiritualità.

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